Scontro frontale tra Turchia e Cipro per la questione delle trivellazioni nel Mar Mediterraneo e delle zone economiche esclusive contese tra i due Paesi, riflesso del controverso status giuridico dell’isola. La comunità internazionale non riconosce infatti legittimità sostanziale alla repubblica di Cipro Nord, fantoccio controllato da Ankara, e assegna a Nicosia la pertinenza esclusiva della sovranità sull’isola, a cui fanno riferimento le acque territoriali.

La partita energetica del Mediterraneo è in piena evoluzione e la Turchia la gioca con baldanza e spregiudicatezza, come solito fare da parte di Recep Tayyip Erdogan. Ankara, infatti, mira a controllare il petrolio della Tripolitania, a diventare hub per il gas russo attraverso TurkStream e a contrastare la convergenza israelo-greco-cipriota nel Mediterraneo orientale per la creazione di un hub subregionale del gas. In funzione di quest’ultimo obiettivo, la Turchia ha intensificato le trivellazioni nei pozzi dell’offshore egeo e mediterraneo, subendo le furiose reazioni di Atene, Tel Aviv e Nicosia, Paesi strategicamente assimilabili come rivali.

Cipro, in questo contesto, rappresenta il “ventre molle” e la chiave di volta del nuovo asse politico ed energetico, nonchè l’unico teatro su cui Ankara possa esercitare una leva costante ed efficace rilanciando la questione di Cipro Nord e compiendo azioni di disturbo nell’offshore dell’isola di Venere. L’obiettivo della nuova incursione turca nelle acque cipriote è il Blocco 8, concesso in licenza da Cipro alla Total e all’Eni, in cui la nave turca Yavuz ha iniziato, secondo l’annuncio del governo, le attività di ricerca e esplorazione.

Furente la reazione del governo cipriota e dell’ufficio del presidente Nikos Anastasiadis. Come riporta l’Agi, infatti, “il governo di Cipro ha accusato la Turchia di “pirateria” dopo che Ankara ha annunciato nuove esplorazioni di petrolio e gas nella zona marittima dell’isola, nonostante la minaccia di sanzioni da parte dell’Ue. “La Turchia sta diventando uno Stato pirata nel Mediterraneo orientale”, riporta una nota della presidenza. “Ankara insiste, continua lo scritto, “nell’andare avanti sul cammino scelto dell’illegalità internazionale”.

La mossa del governo di Erdogan consegna alla regione un nuovo focolaio di tensione. Il Sultano ha una strategia regionale articolata e aggressiva, e di fronte al convergere delle forze politiche a lui ostili ha deciso di giocare d’anticipo. La palla passa ora ai governi interessati all’hub regionale del gas mediterraneo e agli altri stakeholder, come l’Italia e la Francia, le cui compagnie nazionali sono toccate sul vivo.

Roma, in tal senso, ha recentemente dato un messaggio molto importante. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha recentemente incontrato, a Roma, il suo omologo cipriota, Savvas Angelides, avviando un confronto serrato su tematiche securitarie inerente proprio alla possibile risposta alle mosse di Ankara. Il comune impegno è stato rivolto alla difesa della sicurezza mediterranea. “Continuiamo a lavorare” ha affermato il Ministro Guerini “per rafforzare la cooperazione e le relazioni con un Paese partner in un’area chiave come il Mediterraneo orientale, di interesse strategico per l’Italia”. Parole a cui dovranno seguire azioni concrete. L’Italia, dalle trivelle ai gasdotti, è stato troppo a lungo ignava nella partita dell’energia, ma lo stimolo delle mosse turche deve farci ricordare come, presto o tardi, la necessità di scelte energiche si fa vincolante per difendere gli interessi nazionali in un campo tanto fondamentale. Ankara è un rivale nel settore, e come tale va riconosciuta a livello politico.