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Da alcuni anni, la Cina ha messo gli occhi sul Venezuela. Un avvicinamento graduale, prima come supporto politico, poi economico. E che adesso, con la crisi che avvolge il governo di Nicolas Maduro, è diventato anche sostegno umanitario. Proprio in queste ore, una nave ospedale cinese è arrivata non lontano da Caracas per portare i primi aiuti alla popolazione, stremata dalla tragica spirale economica che avvolge il Paese sudamericano.

Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino ha salutato l’arrivo della nave cinese affermando che “è così che si intraprende la diplomazia nel mondo, con azioni concrete di cooperazione e non alimentando le false voci di coloro che battono il tamburo di guerra”. 

Un annuncio che va chiaramente messo in correlazione con le ultime notizie su un presunto piano militare degli Stati Uniti nei confronti del governo venezuelano. Piano di cui si è parlato anche in sede sudamericana e di cui si continua a discutere ai piani alti di Washington. Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, ha detto chiaramente che “per quanto riguarda l’intervento militare per rovesciare Nicolás Maduro, non dovremmo escludere alcuna opzione”.

E di questo piano si è sicuramente discusso nell’incontro tra Maduro e Xi Jinping, avvenuto pochi giorni fa a Pechino. E dove il presidente venezuelano ha manifestato tutto il suo apprezzamento nei confronti del governo cinese.

Xi non si fida eccessivamente di Maduro. La Cina non ha intenzione di mostrarsi del tutto affine al governo del Venezuela: ma Caracas serve a Pechino per due ragioni. La prima è un motivo strategico di confronto con gli Stati Uniti, il secondo di natura economica e, in particolare energetica. Ed è il petrolio.

L’interesse strategico per sfidare gli Stati Uniti

La Cina ha ovviamente un interesse contrapposto a quello degli Stati Uniti. Ed è per questo che sta facendo di tutto per sostenere Maduro e la sopravvivenza del governo venezuelano. La sfida non è solo politica, ma anche economica e strategica. Per Pechino è fondamentale avere rapporti positivi con il Sudamerica, dove può lentamente erodere l’influenza degli Stati Uniti, che in questi anni si è già ampiamente affievolita rispetto al secolo scorso, dove l’America latina era considerata a tutti gli effetti il “cortile di casa”. Prova ne sono i recenti rapporti nati fra il gigante asiatico e l’Argentina, dove il governo cinese ha installato anche una base radar che preoccupa da tempo il Pentagono.

Come spiega Limes, “dal 2005 a oggi, la Cina ha fornito ai Paesi dell’America Latina prestiti per 150 miliardi di dollari e ha consolidato i rapporti politici ed economici anche con Brasile, Argentina, Cile, Cuba, Ecuador, Bolivia. Pechino ha inoltre esteso al subcontinente i progetti infrastrutturali delle Nuove Vie della Seta, iniziativa a guida cinese che originariamente riguardava solo l’Eurasia. Uruguay, Panama, Costa Rica e Trinidad e Tobago hanno già preso accordi con la Repubblica Popolare per diventare snodi della rotta marittima e il Venezuela ha espresso più volte la volontà di partecipare all’iniziativa”. E a cui va aggiunto anche l’interesse di Pechino con El Salvador.

Una scelta dettata anche per lanciare una sfida al governo americano che sta accerchiando Pechino costruendo una vera e propria cintura di fuoco intorno al territorio e ai mari che la circondano. Come gli Stati Uniti hanno basi in Giappone e Corea del Sud e hanno navi che costellano il Mar Cinese Meridionale, così Pechino vuole avere modo di mettere pressione politica e strategica in uno dei mari vicino all’America settentrionale.

Il petrolio venezuelano e il denaro cinese

La Cina userà per il Venezuela una strategia già sfruttata a suo tempo dal governo di Pechino per altri Paesi dell’America latina e dell’Africa. I soldi cinesi andranno a riempire il baratro del debito pubblico venezuelano, mentre il Venezuela, in cambio, fornirà petrolio alla Cina.

Maduro ha già dichiarato che nella sua visita in Cina ha concluso accordi che prevedono “impegni di finanziamento” per l’aumento della produzione di petrolio, sceso a al so livello più basso dagli ultimi trent’anni. “Ci sono impegni finanziari per la crescita della produzione petrolifera, la crescita della produzione di oro e gli investimenti in più di 500 progetti di sviluppo in Venezuela”, ha detto Maduro alla tv venezuelana Vtv.

E, come ricorda sempre Limes, “tra i 28 accordi economici siglati da Pechino e Caracas durante il vertice si evidenzia la vendita a una non specificata azienda cinese del 9.9% della compagnia petrolifera sino-venezuelana Sinovensa, di cui la China national petroleum corporation possiede già il 40%”. Un impegno che, unito all’accordo sulla trivellazione da parte cinese del giacimento di Ayacucho e ai 184 milioni di dollari da versare nella joint-venture petrolifera Petrozumano, dimostra come Pechino stia andando a prendersi del tutto il Paese sudamericano. 

 

 

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