Cina-Usa, prove di distensione

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La regione del Mar Cinese Meridionale e, più in generale, la macroarea dell’Oceano Pacifico occidentale sono depositarie di un’elevatissima importanza per gli equilibri geopolitici planetari. Tra i numerosi attori coinvolti negli equilibri della regione, i due principali interessati sono, naturalmente, la Cina e gli Stati Uniti d’America, intenti a portare avanti una complessa relazione strategica che a tratti ha assunto la fisionomia di un vero e proprio “Grande Gioco”: laddove la tradizionale supremazia militare e strategica della United States Navy inizia a venire insidiata dall’arrembante crescita della People’s Libération Army Navy (PLAN), funzionale alla proiezione a lungo raggio della potenza cinese e alla protezione delle principali rotte commerciali marittime, i piani geopolitici di Washington e Pechino collidono inevitabilmente. Il Mar Cinese Meridionale rappresenta il cuore degli interessi strategici di entrambe le potenze e, in una fase delicata in cui tutti gli Stati con interessi regionali, dalla Corea del Sud a Singapore, stanno puntando a rafforzare le rispettive flotte militari, la Cina è intenzionata a essere in testa alla corsa e ha provveduto a dotare di nuove, moderne unità e nuove basi la PLAN, fiore all’occhiello delle sue forze armate. Gli elementi per un’escalation della tensione tra Cina e Stati Uniti non mancano, ma in un contesto che vede numerosi possibili scenari di crisi, dalle basi di Pechino costruite sulle isole artificiali del Mar Cinese Meridionale alla volontà di Donald Trump di procedere al rollback strategico della Repubblica Popolare, è positivo constatare la recente manifestazione di un’importante segnale di distensione. Nella giornata del 29 maggio, infatti, la United States Navy ha formalmente invitato le unità militari della PLAN a partecipare all’importante esercitazione Rim of the Pacific 2018 (RIMPAC). L’importanza di RIMPAC, esercitazione organizzata dal Dipartimento della Difesa di Washington con cadenza biennale, è data dall’imponenza delle forze coinvolte e dal numero di nazioni partecipanti, che ne fanno la più grande rassegna del suo genere al mondo. Come riportato da Franz-Stefan Gady del The Diplomat:“le esercitazioni RIMPAC dello scorso anno, durate cinque settimane, hanno visto la partecipazione di 45 navi di superficie, 5 sottomarini, oltre 200 aerei e circa 25.000 militari provenienti da 26 diversi Paesi. Le prove del RIMPAC coprono l’intero spettro delle operazioni navali, spaziando dalla risposta ai disastri naturali alle operazioni di sicurezza marittima, passando per il controllo del mare e le simulazioni di combattimenti complessi”.Nel caso in cui la Cina optasse per la partecipazione, sarebbe la terza edizione consecutiva in cui nel quadro della RIMPAC forze statunitensi e cinesi saranno impegnate in operazioni congiunte; tuttavia, l’importanza di RIMPAC 2018, che si svolgerà nell’ampio bacino oceanico compreso tra la California e le Hawaii, è ulteriormente accresciuta dall’evoluzione della situazione strategica nell’Oceano Pacifico avvenuta di recente. Per la prima volta, infatti, la PLAN si unirà a RIMPAC da forza navale destinata a trasformarsi in marina d’alto mare e, di conseguenza, a poter sul lungo termine erodere il predominio navale pressoché incontrastato della flotta a stelle e strisce, ma al tempo stesso le parole del portavoce della Terza Flotta USA Ryan Perry, che hanno confermato l’estensione alla Cina dell’invito all’esercitazione, hanno segnato un’importante novità nel dialogo bilaterale sino-americano sulle questioni dell’Oceano Pacifico. Proprio laddove la faglia tra Pechino e Washington sembrava destinata a diventare più profonda viene lanciato un importante messaggio distensivo: e se non c’è dubbio che RIMPAC 2018 rappresenterà un’utile opportunità per gli Stati Uniti per determinare il livello di crescita e preparazione del potenziale rivale cinese, è al tempo stesso significativo segnalare come gli spazi per una cooperazione e per una risoluzione negoziata delle controversie dell’Oceano Pacifico siano ancora ampiamente sfruttabili.