La guerra dei dazi fra gli Stati Uniti e la Cina può rivelarsi un boomerang per Donald Trump. Pechino infatti ha minacciato una dura risposta ai dazi voluti da Washington. Il ministero del Commercio cinese ha pubblicato una nota in cui si legge: “Gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra commerciale che viola le leggi del mercato, non è in linea con l’attuale trend di sviluppo mondiale danneggia gli interessi del popolo e delle imprese dei due Paesi e danneggia gli interessi mondiali”. Infine, si legge nel comunicato, la Cina “salvaguarderà gli interessi della nazione e difenderà il sistema di libero scambio”.

Colpire le importazioni di petrolio americano

Tra le contromisure cinesi, una potrebbe colpire uno dei settori più importanti dell’economia degli Stati Uniti: il petrolio.  Come riporta l’agenzia Reuters, la minaccia cinese di imporre dazi sulle importazioni di petrolio americano potrebbe avere un impatto devastante sull’economia Usa. Anche perché il mercato dell’import-export di petrolio tra Stati e Cina muove un volume d’affari annuo di un miliardo di dollari.

Gli investitori temono che la tariffe doganali possano avere ripercussioni gravissime. Molti esperti di mercato, come scrive l’agenzia anglo-canadese, si aspettano che il valore delle azioni di ExxonMobil e Chevron si abbassino dell’1/2%. Mentre i prezzi del petrolio greggio prodotto negli Stati Uniti è già diminuito di circa il 5%.

“Questa escalation della guerra commerciale è pericolosa per i prezzi del petrolio”, ha detto Stephen Innes, responsabile del trading per l’Asia-Pacifico presso l’intermediario di futures Oanda. “Speriamo che prevalgano le menti più fredde, ma non sono eccessivamente ottimista”, ha aggiunto.

La sfida sul petrolio e il vertice Opec

La minaccia di tariffe doganali sulle importazioni di petrolio arriva in un momento cruciale per l’industria petrolifera mondiale. E il mondo osserva con molto interesse alle scelte di Washington e Pechino alla luce del prossimo vertice di Vienna del cartello del petrolio, cui parteciperanno anche gli Stati non membri.

Arabia Saudita e Russia hanno deciso di aumentare la produzione dopo che per anni l’Opec e Mosca hanno mantenuto il taglio dell’estrazione per far aumentare i prezzi. Una decisione che ha fortissime ripercussioni politiche, visto anche il rapporto con le sanzioni americane sull’Iran, altro Paese produttore.

La Cina sostituirà gli Usa con l’Iran?

La fine delle esportazioni petrolifere dagli Stati Uniti in Cina andrebbe a vantaggio di altri produttori. I Paesi Opec e la Russia non possono che essere interessati in maniera positiva. La Cina è un Paese con una forte necessità di petrolio e, nonostante il suo territorio immenso, ne è povero. 

Un taglio negli acquisti di petrolio dagli Stati Uniti andrebbe a vantaggio di altri produttori. E molti si aspettano che il Paese prescelto per fare affari sia proprio l’Iran, il Paese più avversato dagli Stati Uniti. “I cinesi potrebbero semplicemente sostituire parte del petrolio americano con il greggio iraniano”, come ha affermato John Driscoll, direttore della società di consulenza JTD Energy Services.

La Cina non è intimidita dalla minaccia delle sanzioni statunitensi. Non lo sono stati neanche in passato. Quindi, potrebbero semplicemente sostituire il greggio degli Stati Uniti con il petrolio iraniano. Ciò ovviamente farebbe infuriare Trump “.

Una scelta che avrebbe un duplice sapore, non solo economico ma anche politico. In questo modo, Xi Jinping non solo darebbe un doppio schiaffo alla scelta di Trump sull’imposizione dei dazi ai beni cinesi, ma costruirebbe un asse ancora più soldi con Teheran scavalcando le stesse sanzioni americane sull’Iran. La costruzione di un blocco orientale passa anche dal consolidamento dell’interscambio energetico fra le potenze asiatiche e la Russia.