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Politica

Cina, serie e tv internazionali: così funziona la propaganda di Xi

È un momento delicato quello che sta attraversando la Cina. Intanto il Pechino deve evitare gli ostacoli derivanti della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Poco importa se un accordo tra i due Paesi è all’orizzonte, perché l’economia del Dragone...

È un momento delicato quello che sta attraversando la Cina. Intanto il Pechino deve evitare gli ostacoli derivanti della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Poco importa se un accordo tra i due Paesi è all’orizzonte, perché l’economia del Dragone è in flessione e potrebbe continuare su questa tendenza. Meglio quindi tenere gli occhi aperti a eventuali colpi di scena.

Ma il governo cinese deve far fronte anche a un problema interno: evitare disordini sociali garantendo armonia ed equilibrio. Il problema è che se l’economia smette di crescere, il patto fra il Partito comunista e il popolo finisce sul tavolo degli imputati.

Xi e l’arte della narrazione politica

Xi Jinping è il primo Presidente cinese ad aver puntato sulla tecnica politica della narrazione. Il suo “Sogno Cinese” altro non è che una metafora che si basa sul concetto di rinascita. Una rinascita da intendere sia a livello nazionale che individuale. La Cina torna al centro del mondo; i cinesi ad arricchirsi. Per riunire la comunità attorno al capo servono strumenti capaci di plasmare l’”uomo nuovo” cinese del XXI secolo. Un uomo che sposerà il  Make China Great Againdi Xi e ne legittimerà la ragion d’essere.

Tra propaganda e soft power

Ecco perché negli ultimi anni la Cina ha puntato su ogni elemento di propaganda possibile e inimmaginabile. Cinema compreso. Sia chiaro: non c’è niente di male in questo dal momento che ogni Stato punta su un concentrato di propaganda e soft power per forgiare la mentalità dei suoi cittadini. Lo fanno anche gli Stati Uniti con Hollywood, giusto per fare un esempio, e nessuno ha mai puntato il dito contro Washington. Da qualche tempo anche il Dragone ha scoperto l’arma della persuasione mediante l’intrattenimento.

Serie tv come strumento politico

Prendiamo il caso di Story of Yanxi Palace. Si tratta di una delle serie tv più famose della Cina. Un fenomeno che ha generato numeri pazzeschi, dal momento che è stata vista 15 miliardi di volte soltanto sulle piattaforme siniche online. Addirittura lo scorso agosto ci sono state 530 milioni di persone connesse nello stesso giorno per gustarsi la serie.

Il governo non si è certo lasciato sfuggire lo strumento delle serie tv. Queste devono sostenere gli obiettivi politici del partito unico e rimarcare comportamenti virtuosi. Story of Yanxi Palace ha attirato non poche polemiche, visto che narra vicende di corte di epoca imperiale, fra donne e intrighi di palazzo. Gli stessi che gli spettatori potrebbero associare ad alcuni episodi avvenuti nei luoghi del potere odierno. All’opposto è stata incoraggiata In the name of the people, una serie in cui il protagonista combatte contro la corruzione. Il parallelo fra la politica anti corruzione portata avanti da Xi e la trama della fiction era uno strumento politico troppo forte per non essere sfruttato.

Gli Usa puntano il dito sulla tv cinese

Secondo il New York Times la piovra della propaganda cinese si estenderebbe anche al di fuori dei confini nazionali. Il caso americano della Cgtn sarebbe una chiara dimostrazione. La China Global Television Network America è che un canale televisivo controllato dalla Cctv (China Central Television), l’emittente cinese dello Stato con sede a Pechino.

Trasmesso in inglese, la versione americana raggiunge 30 milioni di famiglie statunitensi. Il problema, secondo alcune rivelazioni, è che la Cgtn influenzerebbe l’opinione pubblica internazionale proponendo un’errata rappresentazione della Cina. Il grido d’allarme di Washington appare tuttavia decisamente fuori luogo ed esagerato. Con Xi Jinping la Cina ha imparato a farsi apprezzare anche al di là della Muraglia. Tra film, fiction ed emittenti televisive.





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