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La corsa per il Mar Rosso non conosce interruzioni e si arricchisce di nuovi scenari e di nuovi protagonisti. E la pace fra Eritrea ed Etiopia, per certi versi sottovalutata, può essere indicativa dell’evoluzione della situazione politica e strategica del Corno d’Africa. Un’area fondamentale, tanto che, ad oggi, quasi tutte le potenze internazionali hanno una base o un centro di comando tra Somalia settentrionale, Gibuti ed Eritrea.

A fine agosto, come suggerisce Guido Olimpio per Rivista Italiana Difesa, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov “ha annunciato un’intesa con l’Eritrea per l’apertura di un hub logistico nel Paese africano”. Una notizia importante che dimostra non soltanto la centralità di quell’area per le potenze internazionali, ma anche l’interesse della Russia per l’Africa. Un interesse per molto tempo sottovalutato, ma che l’omicidio dei giornalisti russi in Repubblica centrafricana ha di nuovo messo al centro dell’attenzione dei media internazionali. La Russia in Africa c’è: ed è una potenza che, se non fondamentale, sicuramente riveste un ruolo importante.

Il grande gioco del Corno d’Africa si arricchisce dunque della Russia. Ma per comprendere in maniera esatta questo inserimento di Mosca all’interno dello scacchiere dell’Africa orientale non si può sottovalutare il ruolo che riveste l’asse fra Cina e Russia nell’ambito delle relazioni internazionali. Perché se l’Eritrea ha intessuto, negli anni, rapporti privilegiati con la Russia, con Israele e, in parte, anche con l’Iran, la Cina ha in questi anni assunto un ruolo di fondamentale importanza nella politica etiope. E oggi è impossibile scindere le strategie di Addis Abeba degli interessi di Pechino in Africa orientale.

L’asse geopolitico che si è sviluppato in questi anni fra Cina e Russia sembra quindi riprodursi anche in Africa, declinandosi fra Eritrea ed Etiopia. Entrambe le superpotenze non avevano interesse al proseguimento del conflitto fra i due Stati africani. L’interesse è per la stabilità. E sia Xi Jinping che Vladimir Putin non potevano permettersi una situazione di guerra fra due Stati partner in un’area dove tutti i loro rivali sono già presenti con basi militari per il controllo delle rotte fra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. La porta del Mar Rosso, ovvero Bab el-Mandeb, interessa tutti gli Stati: e il controllo del traffico navale di quello specchio d’acqua è estremamente importante anche per le dinamiche belliche che interessano tutta la regione.

Non c’è infatti soltanto l’accaparramento dei territori africani a interessare Cina e Russia. Quello che interessa è anche monitorare un’area dove passano rotte mercantili di fondamentale importanza e dove si addensano nubi di guerra che minacciano la stabilità globale.

Un esempio è dato in questi giorni dalle esercitazioni aeronavali che gli Stati Uniti stanno tenendo a largo delle coste di Gibuti. A poche miglia dal futuro hub logistico russo, infatti, Washington ha dispiegato non solo le forze anfibie d’assalto, ma anche 4500 uomini e i nuovi caccia F-35B: gli stessi di cui è dotata l’aviazione dello Stato di Israele. Queste esercitazioni sono considerate un evidente messaggio nei confronti dell’Iran, dal momento che da tempo sia Israele che gli Stati Uniti ritengono possibile il blocco navale dello stretto da parte dell’Iran o dei suoi proxy Houthi per colpire il traffico delle petroliere saudite dirette verso il Mediterraneo.

Ma le manovre non hanno soltanto valore per quanto riguarda l’Iran. Il Corno d’Africa è infatti un crocevia di interessi dove Cina e Russia dialogano necessariamente per contrastare tutta una serie di avversari. A Gibuti, nei pressi della base americana di Camp Lemonnier, sono presenti le forze cinesi, da mesi accusate dagli Stati Uniti di testare armi laser che mettono in pericolo l’aeronautica statunitense. E nella stessa area sono presenti una base giapponese, storicamente rivale di Pechino, e di altre potenze occidentali che sono unite a Washington nella sfida al gigante asiatico.

Dall’altro lato, la Russia ha interesse a inserirsi nel contesto del Corno d’Africa anche per monitorare le manovre americane e dei suoi concorrenti nello Yemen e nell’area del cosiddetto Mediterraneo allargato. A poca distanza dall’Eritrea, le forze speciali statunitensi sono attive nell’oscuro conflitto yemenita e nella guerra contro Al Qaeda. Lo stesso obiettivo che per Washington è presente a Idlib, ultima roccaforte jihadista prima della vittoria dell’alleato russo Bashar al Assad in Siria. Un gioco pericoloso che dimostra, ancora una volta, l’importanza della sinergia fra forze russe e cinesi per il controllo delle aree strategicamente fondamentali del mondo.