La Cina torna a usare il pugno duro contro la religione cristiana. Come ricostruito da Asianews, il governo cinese negli ultimi mesi ha soppresso sette chiese appartenenti alla diocesi di Qiqihar. Il vescovo di zona, Giuseppe Wei Jingy, era stato riconosciuto dalla Santa Sede ma non da Pechino. Ed è questo il problema principale a cui dovrà trovare rimedio il Vaticano: ottenere un accordo stabile e duraturo con il Partito.
Soppressione e arresti
Ma torniamo alla notizia, perché arrivano dettagli ben precisi sull’accaduto. La polizia, i rappresentanti dell’Ufficio Affari Religiosi e alcuni membri del Fronte Unito sarebbero entrati nelle chiese durante la celebrazione della messa, subito interrotta. I fedeli sarebbero stati minacciati e allontanati, prima di chiudere definitivamente le comunità. I sacerdoti hanno invece dovuto abbandonare la Cina, pensa l’espulsione forzata e immediata. C’è da dire che le sette comunità represse fanno tutte parte della cosiddetta Chiesa sotterranea, ossia non riconosciuta dal governo cinese.
Due forme di cattolicesimo
In Cina, infatti, esistono due forme di cattolicesimo. La prima è l’Associazione patriottica cattolica cinese, che non ammette il primato del Papa ed è riconosciuta da Pechino. C’è poi la Chiesa in comunione con Roma, che tuttavia per la legge cinese non esiste e opera in clandestinità. I suoi membri, fedeli al Papa, sono considerati sovversivi. Il governo chiede infatti ai cattolici di anteporre il primato dello Stato a ogni confessione religiosa. L’autorità papale, dunque, non conta niente in confronto alle direttive di Pechino.
Il perché della nuova repressione
L’improvvisa repressione è figlia dei nuovi regolamenti per le attività religiose, varati nel febbraio 2018. L’obiettivo di Pechino è eliminare la Chiesa sotterranea, salvo trovare un accordo con il Vaticano. In effetti sono avvenuti contatti tra le parti, e forse è proprio per questo che le autorità cinesi hanno utilizzato il pungo duro. Alcuni, ipotizzano, proprio per lanciare un segnale di sfida verso il Vaticano.
I precedenti
Oltre alla soppressione delle sette chiese ci sono altri episodi da segnalare avvenuti in parrocchie distinte, in più parti del Paese. Nella contea di Zhangzhou due chiese sono state dichiarate inagibili perché senza licenza governativa per le attività religiose. I fedeli hanno dovuto celebrare l’ultimo Natale davanti la chiesa, al freddo. A Feng funzionari locali hanno più volte interrotto le cerimonie e cambiato serratura alla porta della chiesa. Altri sacerdoti sono finiti nel mirino delle autorità, come padre Shen considerato “influenzato da potenze straniere”. Più che mai serve un accordo tra Cina e Vaticano per porre fine a un simile supplizio.
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