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Le sanzioni proposte dagli Stati Uniti contro la Corea del Nord hanno sempre avuto il consumo di petrolio come obiettivo principale. La riduzione di greggio e petrolio raffinato rappresenta infatti una delle leve con cui Washington vuole piegare il governo di Pyongyang, riducendo contemporaneamente la possibilità che quest’ultimo possa garantire carburante sia alla popolazione civile sia alle truppe terrestri (e quindi, in ultima analisi, anche al programma missilistico). In questa logica sanzionatoria, Pechino e Mosca si sono sempre dimostrare contrarie all’irrigidimento nei confronti della Corea del Nord, in particolare per due ragioni: il rischio di una reazione incontrollata di Kim Jong-un e la sofferenza della popolazione privata di carburante. Malgrado ciò, tuttavia, sia Russia che Cina hanno approvato le sanzioni delle Nazioni Unite sul taglio del petrolio alla Corea del Nord, pur proponendo alcuni correttivi ed evitando il blocco navale proposto dagli Stati Uniti con annessa lista nera dei cargo interessati al commercio con i nordcoreani. L’appoggio della Cina sulle sanzioni resta fondamentale per l’assetto della crisi coreana, dal momento che Pechino rappresenta circa il 90% dell’intero volume di import-export da e per la Corea del Nord. Soltanto il sostegno cinese alle sanzioni può rendere reali gli effetti delle sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le quali, altrimenti, avrebbero un’efficacia sicuramente ridotta. Un supporto cercato e voluto dagli Stati Uniti che, soprattutto con l’amministrazione Trump, accusano il governo cinese di non aver mai fatto abbastanza per piegare la Corea del nord a più miti consigli evitando il progresso nel suo programma missilistico e nucleare.

E proprio sul supporto cinese a queste nuove sanzioni sul petrolio, da Corea del Sud e Stati Uniti arrivano pesanti accuse sul fatto che Pechino stia in realtà eludendo le imposizioni delle Nazioni Unite. Alcune foto scattate da satelliti spia statunitensi e pubblicate dal sito sudcoreano Chosun Ilbo mostrano, infatti, petroliere cinesi che si affiancano a navi cisterna nordcoreane per effettuare il trasbordo di greggio. Il tutto sarebbe avvenuto almeno 30 volte da ottobre, cioè dall’inizio del taglio ufficiale alle esportazioni di petrolio e prima dell’approvazione delle ultime sanzioni di dicembre proposte dagli Stati Uniti e approvate dal Consiglio di Sicurezza. Il mercantile nordcoreano coinvolto nella vicenda e fotografato il 19 ottobre è il “Ryesonggang 1”. Il tutto in violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza numero 2375 adottata dopo il test della prima bomba all’idrogeno del 3 settembre di quest’anno. Il quotidiano sudcoreano che ha pubblicato le immagini ritiene che non ci sia in realtà una vera e propria strategia del governo cinese, ma esista una sorta di placet di Pechino affinché questo contrabbando avvenga. Il tutto sia per accordi con la Corea del Nord, sia per evitare che quest’ultima rimanga effettivamente senza petrolio e incapace di sopravvivere al rigido inverno della regione asiatica. Non va dimenticato, infatti, che la Cina ha effettivamente ridotto drasticamente i traffici commerciali ed economici con il territorio nordcoreano e i dati ufficiali delle dogane cinesi dimostrano come già a novembre non vi sia stato alcun invio di petrolio. Le nuove sanzioni lascano, infatti, la possibilità di un invio di 500mila barili di petrolio.

Pechino si è difesa negando ogni coinvolgimento nella vicenda. Il portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha dichiarato di non essere a conoscenza delle foto satellitari diffuse dal Chosun Ilbo, pubblicate anche dal sito del Tesoro degli Stati Uniti, ma ha anche ricordato che soltanto gli scambi tra le navi esplicitamente elencate nelle sanzioni costituirebbe una violazione delle misure punitive. Alla richiesta di maggiori informazioni sul fatto che navi cinesi fornissero effettivamente petrolio di contrabbando alle navi della Corea del Nord, il portavoce del ministero della Difesa cinese, Ren Guoqiang ha invece ribadito che la Cina sta applicando pienamente le sanzioni volute dalle Nazioni Unite e ha negato qualsiasi traffico fra navi cinesi e nordcoreane. “La situazione che avete menzionato non esiste assolutamente”, ha concluso Ren. Smentite categoriche che tuttavia non contraddicono le immagini satellitari le quali, al contrario, hanno avuto forte eco specialmente in Corea del Sud, che reagito in maniera dura alla pubblicazione delle foto rimarcando il fatto che questo commercio illegale sia sorto immediatamente dopo l’approvazione delle sanzioni.