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La Cina conquista la Luna, o meglio, il suo lato “oscuro”. Una prima mondiale che ha suscitato clamore, sorpresa, ma anche una serie di interrogativi. Primo fra tutti, perché Pechino ha intrapreso la corsa allo spazio e punta a diventare una potenza spaziale al pari, se non più importante, di Stati Uniti e Russia.

La missione della sonda Chang’e-4

Il modulo Chang’e-4, che aveva lasciato la Terra l’8 dicembre, è atterrato sulla superficie lunare alle 10.26 ora di Pechino (le 3.26 in Italia) del 3 gennaio. La prima fotografia della superficie lunare è stata inviata dalla sonda al satellite Queqiao, in orbita intorno al corpo celeste.

Nessuna sonda né alcun altro tipo di modulo aveva mai toccato il suolo della parte “nascosta” della Luna, cioè quella parte che non è mai visibile dalla Terrab e che si presenta montuosa e costellata di crateri. “Abbiamo raggiunto un risultato estremamente preciso, l’atterraggio è stato fluido e in una posizione ideale, nel cuore dell’area alla quale miravamo”, ha dichiarato Sun Zezhou, ingegnere capo della missione di Chang’e-4.

Una missione difficilissima, resa ancora più complessa dal fatto che riuscire a comunicare con il robot lunare era difficile in quanto la faccia nascosta è sempre orientata nel senso opposto alla Terra. Pertanto non esistono “linee di mira” dirette per trasmettere i segnali. Tanto che per evitare l’ostacolo, la Cina ha deciso di lanciare lo scorso maggio il satellite Queqiao (‘Il Ponte di gazze) per fare da ponte radio fra il modulo Chang’e-4 e la Terra.

A rendere ancora più difficoltosa la missione, la scelta del luogo di allunaggio, il Bacino di Aitken, una regione del polo sud della Luna, con un terreno estremamente accidentato. Il rover Yutu-2 si è mosso proprio in queste ore sulla superficie del cosiddetto lato oscuro. L’agenzia spaziale cinese ha diffuso le immagini delle prime foto scattate dal rover e ha parlato di “un grande passo per il popolo cinese”.

Obiettivi della sonda: analisi sulle basse frequenze radio, sulle risorse minerarie ed effettuare test sulla coltivazione di pomodori e altre piante. Ma il vero piano cinese è quello di preparare il terreno per l’anno prossimo quando lancerà Chang’e-5, sonda che dovrà raccogliere campioni lunari e riportarli sulla Terra.

I “Palazzi Celesti”

Nell’ottica di Xi Jinping, la Cina deve diventare una potenza dello spazio. Una volontà che nasce da due esigenze: sfida alle altre potenze internazionali e aumento dell’orgoglio nazionale cinese. Il suo governo ha reso la Cina il terzo Paese (dopo Russia e Stati Uniti) a poter lanciare i suoi astronauti nello spazio. E l’obiettivo di Pechino è quello di costruire e soprattutto gestire nuove stazione orbitanti, chiamate con il nome di Tiangong, Palazzo Celeste.

Tiangong-1 è stata utile per testare le capacità cinesi di inviare una stazione orbitale nello spazio, ma è tornata sulla Terra fuori controllo con i rottami finiti nell’oceano. Dopo il primo Palazzo Celeste, è stata attiva Tiangong-2, che viene regolarmente visitata dagli astronauti cinesi, i “tachionauti” come vengono chiamati in Cina. E intanto, Tiangong-3 è già in preparazione.

La sfida a Russia e Stati Uniti

La scelta della Cina di puntare al’esplorazione della Luna è un segnale che riguarda soprattutto gli Stati Uniti e la Russia. Donald Trump non si è mai particolarmente interessato alla Stazione spaziale orbitante (Iss), che anzi, vorrebbe togliere dal finanziamento pubblico nel 2025 per lasciarla in mano ai privati.

Ma ha creato la Space Force come segnale che il suo piano per la Difesa prevede lo spazio come dominio da conquistare. Non c’è quindi un disinteresse verso il cielo, anzi: il Pentagono e la Casa Bianca sono pienamente consapevoli dell’importanza dell’esplorazione spaziale.

E la Cina, in questo momento, è uno dei principali problemi della Difesa statunitense, che teme non solo le capacità di Pechino nell’Oceano Pacifico, ma anche le conseguenze dello sviluppo cinese nello spazio. E l’arrivo della sonda Chang’e-4 sulla Luna è un avvertimento importante, visto che nessuno aveva mai osato mettere piede sul “lato nascosto”.

Del resto, Xi era stato chiaro negli anni scorso sulla volontà di Pechino di conquistare lo spazio. Come scriveva Limes, “il presidente Xi Jinping ha dichiarato che il ‘sogno spaziale è parte del sogno cinese’ e rappresenta il ‘risorgimento della nazione’. Nel libro bianco della Difesa della Repubblica popolare pubblicato nel 2015, che ne descrive la strategia militare, lo spazio è definito come una ‘nuova vetta di rilievo nella competizione strategica internazionale'”.

Una competizione in cui è coinvolta anche la Russia, che se da un lato ha stretto rapporti sempre più solidi con la Cina, dall’altro lato non vuole essere seconda nella corsa allo spazio. E lo ha dimostrato con gli ultimi lanci spaziali e le iniziative della Difesa per unificare le missioni spaziali al programma militare dell’aeronautica.

La questione Elio-3 e le risorse

In molti vedono queste missioni sulla Luna non solo come una sfida per l’esplorazione spaziale, ma anche per sfruttarne le risorse. I minerali e i gas presenti sulla superficie lunare sono non solo rari ma anche estremamente utili. Ed è per questo che non solo Cina, Russia e Stati Uniti, ma anche altri Paesi come India e Israele hanno avviato programmi per la conquista della Luna.

Uno dei motivi potrebbe essere in particolare un isotopo dell’elio: l’Elio-3. Ritenuto importantissimo perché utile come fonte di energia per le centrali nucleari, è presente in grande quantità proprio sulla superficie lunare. Come spiegato dal Fusion Technology Institute della University of Wisconsin-Madison, “l’esistenza dell’elio 3 lunare, da utilizzare come combustibile per i reattori a fusione, è ben documentata; verificate da numerosi campioni delle missioni Apollo e Luna, le analisi attuali indicano che vi sono almeno 1 milione di tonnellate nella superficie lunare”. In un futuro in cui le risorse terrestri diminuiscono e gas e petrolio sono in pericolo per via dei conflitti, la Luna potrebbe essere una miniera preziosa. E non è un caso che le superpotenze mondiale investano fiumi di denaro per l’esplorazione dello spazio.

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