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Un incontro segreto, convocato a metà maggio 2025 da Xi Jinping, ha scosso le fondamenta del potere cinese. Secondo quanto confermato da fonti dei servizi segreti francesi, il presidente ha riunito un gruppo ristretto di ex membri di alto rango del Comitato Permanente del Politburo, un evento senza precedenti che segna l’inizio di una transizione di leadership. Xi, indebolito da speculazioni sulla sua salute e da crescenti pressioni interne, ha aperto un dibattito sulla sua successione, un tema tabù nella Cina comunista moderna. Al centro di questa manovra emerge una figura chiave: Wang Yang, ex presidente della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPCC), il cui nome circola come possibile fulcro di un nuovo equilibrio di potere. In un intreccio di intrighi e pragmatismo, Pechino si prepara a un futuro incerto, dove la continuità del Partito Comunista si scontra con le ambizioni di una nuova élite.

Un summit nell’ombra

L’incontro di maggio, tenutosi lontano dagli occhi dei media e della pubblica opinione, non è stato un semplice ritrovo di veterani. Xi Jinping, descritto da fonti come fisicamente fragile e politicamente sotto pressione, ha rotto con la tradizione convocando gli “anziani” del Partito Comunista Cinese (PCC) per discutere della sua eredità. Questo gesto, tanto audace quanto disperato, riflette una realtà scomoda: il leader che ha consolidato il potere come nessuno dai tempi di Mao Zedong si trova ora a dover negoziare la sua exit strategy. Le speculazioni su problemi di salute si intrecciano con il malcontento interno per la gestione economica e le tensioni geopolitiche, in particolare con gli Stati Uniti (Intelligence Online, 18 giugno 2025).

L’obiettivo del summit era chiaro: garantire una transizione ordinata che preservi la stabilità del PCC. Ma dietro le quinte, il processo è tutt’altro che armonioso. La scelta di coinvolgere figure come Wang Yang, un politico di lungo corso noto per il suo approccio riformista e moderato, suggerisce un tentativo di bilanciare le fazioni interne al Partito. Wang, che ha guidato la CPPCC fino al 2023, è una figura rispettata ma non minacciosa, capace di mediare tra i falchi fedeli a Xi e i tecnocrati che spingono per una modernizzazione economica. La sua presenza al centro della scena, come ipotizzato da alcuni analisti su X, lo rende un candidato ideale per un ruolo di vertice, forse come presidente o figura di transizione, in un sistema che potrebbe evolversi verso una leadership collegiale.

Wang Yang: l’erede pragmatico?

Wang Yang non è un novizio della politica cinese. Ex membro del Comitato Permanente del Politburo, ha costruito la sua carriera su un mix di lealtà al PCC e pragmatismo economico. Durante il suo mandato come vicepremier e presidente della CPPCC, si è distinto per la gestione di dossier delicati, come la missione di Michelle Bachelet in Xinjiang nel 2022, un’operazione diplomatica che ha messo alla prova la sua abilità di navigare tra propaganda interna e pressioni internazionali (Intelligence Online, 31 maggio 2022). La sua immagine di “riformatore moderato” lo rende una figura appetibile per chi, all’interno del Partito, teme che la concentrazione di potere di Xi abbia alienato élite economiche e partner stranieri.

Alcuni post su X, pur non verificati, ipotizzano un triumvirato emergente: Wang Yang come presidente, Zhang Youxia a capo delle forze armate e Hu Chunhua come premier. Questa configurazione, se vera, segnerebbe un ritorno a una governance più collettiva, lontana dal culto della personalità di Xi. Wang, in particolare, viene paragonato a Deng Xiaoping, un leader capace di traghettare la Cina verso una nuova era senza strappi rivoluzionari (X posts, giugno 2025). Tuttavia, la sua ascesa non è scontata. La fedeltà al PCC e la necessità di non alienare i sostenitori di Xi impongono a Wang un delicato gioco di equilibri, in cui ogni passo falso potrebbe costargli caro.

Le crepe del potere di Xi

Xi Jinping non è un leader che lascia il potere volontariamente. La sua abolizione dei limiti di mandato nel 2018 e la purga di rivali politici hanno cementato un dominio quasi assoluto. Eppure, il 2025 sembra segnare un punto di svolta. L’economia cinese, nonostante gli stimoli annunciati alle “Due Sessioni” di marzo, fatica a riprendersi, con una deflazione persistente e una crisi immobiliare che erode la fiducia dei cittadini (The Guardian, 10 marzo 2025). Sul piano internazionale, le tensioni con gli Stati Uniti, esacerbate dalle tariffe di Trump, e le ambizioni di Pechino su Taiwan mettono Xi sotto pressione. La sua retorica di “lotta prolungata” per la sicurezza politica, espressa nel gennaio 2025 su Qiushi, tradisce un’ossessione per la stabilità che ora sembra scivolargli tra le dita (TIME, 5 marzo 2025).

L’incontro di maggio, quindi, non è solo un atto di pianificazione, ma un’ammissione di vulnerabilità. Xi sa che il suo mito di leader invincibile è incrinato. La rimozione fisica di Hu Jintao dal Congresso del Partito nel 2022 aveva già mostrato la sua spietatezza, ma ora è lui a rischiare di essere messo all’angolo. Le voci di un “colpo di Stato interno”, circolate su X, sono probabilmente esagerate, ma riflettono un sentimento reale: il PCC, per sopravvivere, potrebbe sacrificare il suo leader per preservare il sistema (X posts, 17 giugno 2025).

Un futuro in bilico

La successione di Xi Jinping non sarà un processo lineare. Wang Yang, se confermato come figura centrale, dovrà affrontare una Cina frammentata: un’economia in rallentamento, una popolazione disillusa e un Partito diviso tra fedelissimi di Xi e riformisti. La sua capacità di attrarre investimenti stranieri, come dimostrato dal suo ruolo nella CPPCC, e di ricostruire ponti con l’Occidente sarà cruciale. Ma il rischio di un contraccolpo interno rimane alto, soprattutto se i falchi militari, come Zhang Youxia, decidessero di opporsi a una leadership percepita come troppo morbida.

Il summit segreto di maggio 2025 è solo l’inizio. Le “Due Sessioni” del 2026 e il prossimo Plenum del Partito saranno i veri banchi di prova per questa transizione. Per ora, Pechino resta avvolta in un silenzio inquietante, mentre le élite del PCC giocano una partita a scacchi dove ogni mossa potrebbe cambiare il destino della Cina. Wang Yang, con il suo profilo discreto ma influente, è pronto a prendere il centro della scacchiera, ma il prezzo della corona potrebbe essere più alto di quanto immagini.

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