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La Nuova Via dell Seta, hanno sempre ribadito da Pechino, non è un club esclusivo ed è aperto a chiunque voglia farne parte. La Cina fa affari con tutti, sia con Stati in via di sviluppo che con grandi potenze affermate; lo dimostra la complessa mappa che fin qui ricostruisce il piano economico e infrastrutturale voluto da Xi Jinping. Il Presidente cinese, recentemente ospite di Putin in Russia, ha spesso utilizzato l’arma della diplomazia per incontrare capi di Stato e governi, stringere accordi con loro e includerli come nuovi membri nella Belt and Road Initiative (BRI).

Tutte le strade portano a Pechino

In questi giorni Xi visiterà Kirghizistan e Tajikistan, due Paesi situati in Asia centrale e strategici per gli interessi della Cina. Le infrastrutture che partono Urumqi, nello Xinjiang, estremo occidente cinese, si diramano in tutto il resto del continente snodandosi in tre percorsi diversi tra loro. Uno attraversa Astana, in Kazakistan, prima di connettersi a Ekaterinburg, in Russia; l’altro passa sempre dal Kazakistan ma lo fa per vie centrali, collegando Uzen all’Iran via Mar Caspio. L’ultimo tragitto, invece, unisce la città kazaka Almaty all’uzbeka Tashkent tramite Bishkek, capitale del Kirghizistan; da qui devia infine su Dushanbe, in Tajikistan, per poi continuare in Iran.

Una visita strategica

Proprio quest’ultimo percorso è quello che riguarda da vicino Kirghizistan e Tajikistan. I governi di questi Stati sono ben favorevoli di assegnare appalti ad aziende controllate da Pechino, a loro volta desiderose di investire in loco per prolungare i tentacoli della piovra cinese. Come sempre, ci tiene a sottolineare il gigante asiatico, il rapporto tra la Cina e i suoi partner è win-win, cioè ci guadagnano tutti e non vi è alcuno sfruttamento. Nella realtà non tutto fila liscio come da narrazione. Ci sono situazioni in cui i membri della BRI sono diventate vittime della cosiddetta trappola del debito, senza poi considerare gli altri ostacoli di natura sociale che talvolta si sono venuti a creare, come ad esempio le proteste dei lavoratori autoctoni.

L’obiettivo di Xi

Il quadro è complesso ma Xi sa che le élite politiche ed economiche di numerosi Paesi vedono di buon occhio il progetto cinese, e Kirghizistan e Tajikistan non fanno eccezione; quest’ultimo, in particolare, è molto povero e accoglie qualsiasi investimento cinese senza batter ciglio. Il Presidente kirghiso Sooronbay Jeenbekov e l’omologo tajiko Emomali Rahmon affronteranno in separata sede riunioni e incontri di cooperazione con il collega venuto da Pechino. Fra i temi trattati ci sarà spazio per discutere riguardo le nuove misure per promuovere la sicurezza regionale, ma soprattutto per collegare questo tema alla Nuova Via della Seta. La Cina vorrebbe rafforzare la fiducia strategica con Bishkek e Dushanbe e rendere tranquilla un’area a tiro del terrorismo islamico. L’obiettivo di Xi è duplice: da una parte fare passi avanti sulla BRI, dall’altra avvicinare Kirghizistan e Tajikistan alla sfera di influenza cinese, allontanandoli di conseguenza da quella americana e russa.