La Cina vuole prendersi l’Europa. E per farlo, ha iniziato dalla sua parte più debole: i Balcani e l’Europa orientale. Gli investimenti cinesi nella regione sudorientale del Vecchio Continente, che sta entrando faticosamente all’interno dell’Unione europea, sono il simbolo della volontà di Pechino di inserirsi nel contesto europeo partendo proprio dai Paesi dove è più semplice il processo di penetrazione.

Sono Paesi tendenzialmente poveri e con forti deficit infrastrutturali in cui Pechino può arrivare offrendo due cose: capitali e investimenti nella rete portuale, viaria e ferroviaria. “Un’offerta che non si può rifiutare” ma che rende questi Paesi sempre più legati, anche politicamente, al governo cinese. E adesso, la sfida fra superpotenze per avere una quota d’Europa si arricchisce anche del coinvolgimento della Cina. Che però sta attuando quella che già è stata descritta come la trappola del debito, che caratterizza la Nuova Via della Seta.

L’esempio del Montenegro

Uno degli ultimi esempi arriva dal Montenegro e lo riporta la testata spagnola El Confidencial. Nel Paese balcanico, la Cina ha forti interessi nella costruzione di una nuova autostrada di 165 chilometri che collegherà l’Adriatico alla Serbia. Un’autostrada in cui Pechino ha da subito colto le opportunità per la propria strategia europea mentre il governo di Podgorica ha voluto investire ingenti quantità di denaro per sopperire alle carenze infrastrutturali ma anche come volano di crescita in un Paese già molto fragile.

Il problema è che quest’autostrada pesa (e molto) sulle casse del governo montenegrino. Il primo ministro Dusko Markovic ha detto che il progetto deve essere realizzato a ogni costo. Ma i costi potrebbero essere decisamente esagerati per l’economia del Montenegro, visto che solo per l’85% del primo tratto di 41 chilometri ha già costretto Podgorica a indebitarsi per 810 milioni di euro. Cifre enormi e che sembrano essere solo una piccola parte, dal momento che le stime del Fondo monetario internazionale parlano di almeno un altro miliardo di euro.

Il sito Eastwest riporta le dichiarazioni dell’agenzia di rating Moody’s che affermava: “I costi totali del progetto sono stimati a oltre il 23% del Pil del 2014; nel 2018 il debito salirà quasi all’80% del Pil”. L’autostrada più cara d’Europa sta quindi strangolando il Montenegro. 

E chi può garantire finanziariamente la costruzione di quest’opera ingegneristica? Gli stessi che la stanno costruendo: i cinesi. Perché se la China Road and Bridge Corporation (Crbc) è l’azienda che ha avuto l’appalto, l’unica banca che è disposta a prestare altri soldi è la Exim Bank of China, istituzione finanziaria statale cinese subordinata al Consiglio di Stato. Questa capacità di finanziamento, unita al fatto che le aziende cinesi hanno ricevuto offerte molto vantaggiose sotto il profilo fiscale per lavorare in Montenegro, rende chiaro il tipo di accordo che intercorre fra Pechino e Podgorica.

Europa orientale nel mirino

Gli Stati Uniti hanno da sempre considerato l’Europa orientale come l’oggetto della sfida prima verso l’Unione sovietica e ora verso la Russia. Con la caduta dell’Urss e l’espansione di Nato e Unione europea a Est, l’Occidente sembrava destinato a inglobare quest’area. Ma se la Russia si è vista circondare da questa avanzata, la Cina sta mettendo in serio pericolo le aspirazioni di Washington. Nessun accordo militare, ma solo accordi come quello con il Montenegro. Ma sono patti molto più profondi di quanto si possa immaginare.

La Cina ha investito oltre sei miliardi di euro nei Balcani occidentali. E in questa politica di investimenti, l’assenza dell’Europa ha avuto un ruolo fondamentale. La Cina è riuscita a inserirsi in un contesto dove tutti si aspettavano la mano di Bruxelles. Ma la crisi finanziaria che ha colpito gli Stati europei e lo stallo politico del blocco continentale, ha reso possibile alla Cina l’inserimento in quel fragile contesto balcanico. Non solo nei Paesi extra Ue, ma anche in quelli già all’interno del sistema comunitario.

Uno dei progetti-chiave per comprendere questa politica cinese è quello di una ferrovia di 350 chilometri che collegherà Belgrado e Budapest. Anche in questo caso, il costo è molto elevato: tre miliardi di euro. E questo progetto è particolarmente interessante perché la Cina lo considera parte della Nuova Via della Seta.

Ma un altro simbolo della penetrazione cinese da Est è senza dubbio l’acquisizione del porto del Pireo, in Grecia. La compagnia statale cinese Cosco ha già investito 600 milioni di euro per la modernizzazione del porto. Un’opportunità storica per la Grecia, che in piena crisi del debito e con la Troika che imponeva manovre di lacrime e sangue, si è vista arrivare centinaia di milioni di euro in cassa e progetti infrastrutturali che Atene non avrebbe mai potuto realizzare. Il problema è che adesso il più grande porto greco è a tutti gli effetti cinese.

Una sfida politica da parte della Cina

Ma sarebbe superficiale credere che siano solo accordi economici. Questi contratti siglati fra aziende pubbliche cinesi e Stati dell’Europa orientale e sud-orientale sono a tutti gli effetti accordi politici che stanno spostando l’asse della politica di questi Paesi, non più legata alle logiche occidentali. Sono Paesi dentro l’Unione europea o in procinto di entrarvi che però hanno forti interessi politici legati a Pechino. E questo può essere particolarmente interessante per capire le mosse dell’Ue con la Cina.

Esemplari in questo senso le posizioni di Grecia e Ungheria in alcune dichiarazioni dell’Unione europea sulle violazioni dei dritti umani in Cina, ma anche sulla politica di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. In entrambe le occasioni, Atene e Budapest hanno fatto fronte comune per bloccare le dichiarazioni o depennare le parti più pericolose per il governo di Xi Jinping. Un segnale chiaro di come gli investimenti stessero fruttando anche sotto il profilo politico.

Ed è proprio per questo motivo che l’Unione europea sta assistendo con sempre maggiore preoccupazione al consolidamento del formato del 16+1 fra i Paesi dell’Europa centro-orientale e la Cina (quest’anno il summit si è tenuto a Sofia). Come scrivemmo su questa testata, il governo cinese ebbe modo di rassicurare Bruxelles che questo formato di cooperazione non aveva nulla contro l’Unione europea. In quell’occasione, il vice ministro degli Esteri Wang Chao disse che “Una Unione europea unita, prospera e stabile è in linea con gli interessi di base della Cina”. Ma se Bruxelles ha voluto rassicurazioni su questo modello di cooperazione, un motivi ci sarà. Così come è evidente che non è un caso che Xi Jinping stia implementando questa forma di accordi partendo proprio dall’Europa orientale.