All’orizzonte c’è una nuova alleanza destinata a cambiare gli equilibri mondiali. Russia e Cina hanno stretto un patto d’acciaio, basato in origine su accordi commerciali ma ben presto estesosi anche sul lato politico e militare. Per capire i motivi del nuovo partenariato russo-cinese bisogna per forza di cose includere nella discussione anche gli Stati Uniti, perché Washington completa quello che è stato definito dall’Economist “triangolo amoroso della politica globale”. Nella storia uno dei tre attori si è sempre ritrovato contro gli altri due; oggi le contingenze hanno fatto corrispondere le esigenze di Vladimir Putin a quelle di Xi Jinping. Gli Stati Uniti sono il rivale numero uno della Cina, che sta sì crescendo a dismisura ma che non è ancora in grado, da sola, di dare la spallata decisiva agli americani; ecco che il supporto russo è ideale per creare un fronte comune da opporre allo strapotere a stelle e strisce.

Come Mosca dipende da Pechino

L’alleanza tra Russia e Cina è nettamente sbilanciata in favore della seconda, che non solo detta l’agenda del tandem ma domina ogni aspetto della coalizione. D’altronde sono i numeri che parlano: a parità d’acquisto l’economia di Pechino è sei volte più grande rispetto a quella di Mosca, e mentre il potere cinese aumenta globalmente, l’influenza russa è confinata sempre di più in un alveo regionale. Per Putin la situazione è complessa, perché voltare le spalle all’Occidente e abbracciare il Dragone può essere vitale ma altrettanto pericoloso; Xi è un alleato, è vero, ma sta usando la Russia per fini personali e lo Zar deve tenerlo ben impresso in mente. Il rischio più grande è che Mosca diventi una sorta di affluente cinese, e in parte questo sta già accadendo. Certo, la Russia ha sfoggiato i muscoli nel conflitto siriano ma è unita economicamente a doppia mandata con Pechino; la compagnia petrolifera nazionale russa Rosneft dipende dai finanziamenti cinesi e vende petrolio alla Cina in cambio di vitale denaro, mente la rete di telecomunicazione sarà sempre più legata a Huawei.

Un’alleanza politica ed economica

Fin qui l’economia, ma alla base del convergere di Pechino verso la Russia c’è anche un’importante causa politica. La Cina proverà a usare l’alleanza con Mosca per penetrare ulteriormente l’Occidente visto che Xi Jinping concorda quasi del tutto con il manifesto antiliberale dettato da Putin al Financial Times; anche in questione di diritti umani e concezione della democrazia ci sono chiare convergenze tra questi due attori, così come la rivalità nei confronti degli Stati Uniti. Insomma, l’alleanza pende in favore della Cina perché la Russia più si avvicina al governo cinese e più cade in contraddizione: come può la Russia affermare di ripristinare la propria grandezza nel mondo se nei fatti è costretta a dipendere dal governo cinese?

Il significato geopolitico del partenariato

Ma Cina e Russia sono accomunate anche dalla Nuova Via della Seta, e qui torniamo a parlare di economia. Il progetto infrastrutturale di Pechino si snoda lungo l’Asia Centrale e quest’area deve essere funzionale agli interessi cinesi; il che significa niente guerre, niente destabilizzazioni e niente rischi per gli investitori. Il Tagikistan è un esempio per raccontare la crescente espansione cinese in Asia Centrale; qui Pechino ha costruito scuole, tunnel, strade, prestato al paese 1,3 miliardi di dollari, le telecamere a circuito chiuso per monitorare il traffico oltre che varie risorse naturali. Il fatto è che più la Cina estende i suoi tentacoli nell’area, più la Russia perde peso in quello che fino a pochi decenni fa era il classico cortile di casa di Mosca. Putin lo sa bene ma non può confrontarsi con Xi perché dipende da lui. Dall’altra parte il presidente cinese e ben soddisfatto di aver trovato nello Zar la giusta sponda per fare scacco matto all’ordine occidentale.

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