C’è aria di svolta nelle relazioni tra Israele e Cina. I prodromi dello spostamento dello Stato ebraico verso oriente non sono certo mancati, visto che nei mesi scorsi i due paesi hanno stretto accordi commerciali di varia natura. Se fino a pochi anni fa Israele era un sicurissimo baluardo americano in Medio Oriente, ora gli Stati Uniti iniziano ad avere qualche dubbio su un partner che si sta pericolosamente invischiando in trattative economiche con il Dragone, quello che a Washington viene considerato il nemico strategico numero uno.
Molte delle trattative citate riguardano tematiche sensibili, tra cui particolari tecnologie teoricamente utilizzabili anche in ambito militare e la costruzione di infrastrutture limitrofe a siti militari americani. La Casa Bianca teme che la consolidata presenza cinese in terra israeliana possa favorire la fuga di dati riservati, segreti e altro ancora. Gli Stati Uniti hanno avvisato Israele, consigliando all’alleato di desistere dallo stringere patti con il governo cinese. Il consiglio americano, a giudicare dalle ultime novità, non è stato recepito a dovere.
Gli ultimi accordi
Israele ha firmato ben 14 accordi con la provincia orientale cinese dello Jangsu per rafforzare la cooperazione reciproca nel settore dell’alta tecnologia. A riferirlo è l’agenzia di stampa cinese Xinhua, che ha inoltre spiegato come questi accordi coinvolgano ambiti diversi. Si va dai settori inerenti alle scienze della vita ai dispositivi medici fino alla produzione intelligente. La fumata bianca è arrivata domenica scorsa in occasione di un incontro sulla cooperazione e sull’innovazione del Jangsu svoltosi a Tel Aviv. L’iniziativa è stata benedetta dal presidente della Camera di commercio Israele-Asia, Matan Vilnai, già ex ambasciatore israeliano in Cina: “Sia Israele che la provincia dello Jangsu hanno compreso il significato della costruzione di relazioni solide oltre all’importanza di condurre una cooperazione tra le parti”. Le sorprese non sono finite qui, perché Xinhua conferma che tra pochi giorni sarà inaugurato un centro di innovazione congiunto in quel di Tel Aviv. L’Israel Bar Ilan University (Biu) istituirà il centro di eccellenza per le nanotecnologie in collaborazione con l’Accademia cinese delle scienze (Cas); questo includerà un laboratorio di ricerca sulla nanomedicina ma anche sull’ingegneria dei materiali bidimensionali.
Convenienza reciproca
L’obiettivo di Cina e Israele è costruire un ponte capace di collegare le estremità dei due paesi. D’altronde la convenienza è reciproca. La Cina ha investito centinaia di milioni di dollari nella ricerca tecnologica al fine di creare un sistema di sorveglianza dotato di uno standard elevato ed è ben disposta nel fornire il supporto del caso a un alleato americano che potrebbe staccarsi dagli Usa. Israele, che pure è una potenza nel settore hi-tech, non ha motivo di non cogliere al volo l’occasione di potenziare i propri sistemi di difesa, anche a costo di danneggiare le relazioni con Washington. La convenienza viene prima di tutto il resto, e questo ha portato Jangsu e Israele, nel 2008, ad attuare il piano di cooperazione industriale in R&S. E questo potrebbe essere solo l’inizio di un idillio geopoliticamente rilevante, che potrebbe avere ripercussioni anche in ambiti sensibili, tra cui quello militare e delle nuove tecnologie.