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La crisi della penisola coreana ha avuto come conseguenza quella di inasprire le già difficili relazioni fra Cina e Corea del Sud . Ospitando migliaia di soldati Usa dai tempi della Guerra di Corea e ferrea nemica dello pseudo-alleato cinese rappresentato dalla Corea del Nord, la Corea del Sud non è mai riuscita in questi anni a sviluppare rapporti positivi con la Cina, anche perché considerata un rivale fondamentale nei mercati asiatici e mondiali. Detto questo, è anche vero che, nel mondo globalizzato, un rivale è anche automaticamente partner e, infatti, né la Corea del Sud né la Cina possono fare a meno l’una dell’altra nello sviluppo delle proprie relazioni commerciali. Questo lo sanno entrambi i governi: la Cina perché non ha assolutamente necessità di avere un nemico davanti alle sue coste per di più riempito di armamenti e soldati Usa; la Corea del Sud perché sa perfettamente che non può fare a meno di un partner economico come la Cina né può continuare a portare avanti questa tensione controproducente.

Se la crisi coreana aveva elevato questa tensione, e il posizionamento del Thaad Usa aveva alimentato questa escalation, le ultime settimane sembrano invece aver cambiato qualcosa nell’approccio fra i due Paesi. Pechino e Seul non sembrano più così tanto distanti come potevano apparire pochi mesi fa, al contrario, complice anche il vertice Apec in Vietnam c’è aria di tiepidi segnali di distensione. Xi Jinping e Moon Jae-in terranno un incontro bilaterale proprio durante il meeting internazionale vietnamita. Una nota del ministero degli Esteri della Corea del Sud rende esplicita la volontà dei due governi di raggiungere il prima possibile un accordo-quadro che garantisca stabilità e consolidamento delle relazioni bilaterali. “Le parti danno grande importanza alle relazioni Corea del Sud-Cina e hanno deciso di spingere ulteriormente in avanti per l’ulteriore sviluppo della partnership cooperativa e strategica.”- si legge nella nota – “Le parti hanno condiviso la visione che il rafforzamento di scambi e cooperazione è nel loro comune interesse, convenendo di procedere spediti verso il ritorno dei rapporti in tutte le aree alla normalità”.

L’incontro arriva in un momento particolare. La visita di Trump in Asia ha mostrato un lato diverso delle relazioni sino-americane, che hanno dimostrato di essere meno bellicose di quanto si potesse credere alla vigilia dell’arrivo del presidente Usa a Pechino. La possibilità che s’instaurino relazioni di cooperazione più solida fra Usa e Cina, scioglie di fatto le briglie a Seul per poter intraprendere una trattativa più rapida e decisa con Pechino- Prova ne è che un editoriale del Global Times, organo ufficiale cinese in lingua inglese, ha definito questo momento come “opportuno per aggiustare le relazioni tra Cina e Corea del Sud”. E del resto, segnali che indicavano questa direzione c’erano già stati. Il 30 ottobre, i due Paesi hanno raggiunto un accordo che prevedeva da parte della Corea del Sud la mancata approvazione di un nuovo dispiegamento di Thaad nel Paese, l’esclusione di un’alleanza tripartita Usa-Giappone-Corea del Sud e la mancata approvazione di un sistema di difesa missilistico di fabbricazione americana.

La posizione dei “tre no” accolta dal ministro degli Esteri sudcoreano, Kang Kyung-wha, apre la strada a questo meeting tra i due leader che potrebbe essere davvero interessante per comprendere il futuro della crisi della penisola coreana, ma anche il futuro della stessa East-Asia. Di fatto, la logica cinese è chiara: allontanare, nel lungo termine, le forze americane dal Pacifico occidentale. Per farlo, deve inevitabilmente cercare di far scivolare via, in modo graduale, Seul dalla sfera d’influenza Usa. Finché Kim continuerà nelle provocazioni, sarà impossibile. Ma non è detto la Corea del Sud abbia interesse a rimanere ancorata all’alleanza Usa, finora vista più come necessaria che come voluta. Di fatto i coreani iniziano a capire di essere terreno di scontro di una guerra più grande di loro e questo potrebbe portare a un riequilibrio dei blocchi anche alla luce dell’elezione di Moon, persona che non aveva mai considerato plausibile la possibilità di una militarizzazione della Corea e di un’escalation di tensione.

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