Cina-Brasile: se Lula imbocca con Xi la Nuova Via della Seta…

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Era uno dei leader invitati a prender parte al vertice dei Brics in Russia ma per colpa di un “grave” incidente domestico ha dovuto rinunciare alla trasferta istituzionale in quel di Kazan. Luiz Inacio Lula da Silva ha annullato il suo attesissimo viaggio a causa di una lieve emorragia cerebrale nella parte posteriore della testa riportata dopo una caduta in bagno. Lula riesce comunque ad interagire con i suoi colleghi in videoconferenza, anche se non è ovviamente come farlo di persona. Già, perché all’evento organizzato per l’occasione da Vladimir Putin, il capo di Stato brasiliano avrebbe avuto il suo bel da fare. Sulla sua agenda erano previsti incontri bilaterali e discussioni con gli altri invitati su temi scottanti, riguardanti tanto la diplomazia globale quanto l’economia.

Era lecito aspettarsi, per esempio, un approfondito faccia a faccia tra Lula e il presidente cinese Xi Jinping, dopo che in estate lo stesso leader brasiliano aveva rivelato che il suo Governo stava lavorando ad una proposta per aderire alla Belt and Road Initiative.

Il flirt tra Cina e Brasile

Già, la Nuova Via della Seta: tanto dimenticata in Occidente quanto ancora viva e vegeta nel cosiddetto Global South e tra i Paesi in via di sviluppo. Il Brasile è al momento uno dei soli tre Paesi sudamericani a non aver ancora preso parte al progetto di Pechino, insieme a Colombia e Paraguay, ma potrebbe presto cambiare idea nel caso in cui l’eventuale fumata bianca porterà risultati tangibili a Brasilia.

Ci sono almeno due dossier strategici che potrebbero avvicinare i due giganti: l’agroalimentare e le infrastrutture. Per quanto riguarda il primo punto, il Dragone ha bisogno di soia, carne e mais, e il Brasile riesce a soddisfare tutte queste esigenze, tanto che nel primo semestre del 2024 le esportazioni brasiliane oltre la Muraglia sono cresciute del 5,4% a 61,8 miliardi di dollari. Sul secondo fronte, quello delle infrastrutture, il gigante latinoamericano è carente e avrebbe bisogno di investimenti freschi – nonché di know how – per collegare in maniera ancora più efficiente le principali megalopoli del Paese.

Qualora il Brasile decidesse di aderire alla Bri, Lula otterrà da Xi il supporto necessario per la costruzione delle citate infrastrutture, per l’ammodernamento industriale e per lo sviluppo tecnologico. Per il presidente brasiliano, un accordo del genere coinciderebbe con una vittoria politica in un momento cruciale, a due anni dalle elezioni previste nel 2026; per Xi, invece, significherebbe un rilancio della Bri oltre che l’arruolamento tra le propria file di un partner strategico.

Xi chiama, Lula risponde?

Anche il calendario gioca in favore dell’avvicinamento tra Pechino e Brasilia. Xi effettuerà una visita di Stato in Brasile a novembre, per la conferenza del G20 a Rio de Janeiro, e in quello stesso mese, insieme a Lula parteciperà al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) in Perù. Non solo: nel 2024 ricorre il 50esimo anniversario delle relazioni diplomatiche sino-brasiliane, e i funzionari del Dragone vorrebbero celebrarlo in bellezza.

C’è da capire come si risolverà il mezzo braccio di ferro in corso tra Lula, ben felice di promuovere le relazioni con il Global South, e il ministero degli Esteri, che invece è preoccupato di smarcarsi troppo dal blocco occidentale.

I numeri, tuttavia, sono emblematici. La Cina è il principale partner commerciale del Brasile dal 2009 e circa l’80% delle esportazioni brasiliane verso la Città Proibita consiste in soli tre prodotti: petrolio, minerale di ferro e soia.

Nel 2023, durante  la sua visita a Pechino, Lula ha firmato 15 accordi, tra cui quelli sulla tecnologia spaziale, le energie rinnovabili, la cooperazione sul clima, la mobilità elettrica e la finanza verde. Last but not least, un rapporto della Banca Mondiale evidenzia il deficit brasiliano negli investimenti infrastrutturali e suggerisce che il Paese deve stanziare 778 miliardi di dollari per centrare, entro il 2030, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. La Cina, forse, potrà aiutare Lula e i suoi successori…