La Cina può considerarsi la principale rivale degli Stati Uniti nel settore difesa; con oltre 35 miliardi di dollari di spesa per il settore armamenti, ora i sette colossi cinesi sfidano le aziende americane in un campo che ha sempre visto un indiscusso primato a stelle e strisce.
Aviazione, elettronica, tecnologia spaziale e navale: un gruppo di esperti basati a Londra hanno condotto una ricerca per l’International Institute for Strategic Studies, e hanno scoperto – nonostante la natura “opaca” della spesa pubblica e l’amministrazione delle imprese stesse che agiscono sotto il controllo di Pechino – quali sono i colossi che minacciano il primato americano. China Aviation Industry Corporation (Avic), China Electronics Technology Enterprise (Cetc), China North Industries Group Corporation (Norico), China South Industries Group Corporation (Csgc), China State Shipbuilding Corporation (Cssc), China Shipbuilding Industry Corporation (Csic), China Aerospace Science and Technology Corporation (Casc) e China Aerospace Science and Industry Corporation (Csic).
Queste le sette aziende che forniscono l’Esercito Popolare di Liberazione, la sua marina e la sua aeronautica (e altri contraenti in esportazione) per un introito tale da rendere la Cina il secondo maggiore spender in difesa nel mondo. Gli esperti di Londra hanno decretato che le sette aziende cinesi vanno posizionate tra le prime venti società di difesa del mondo, ognuna delle quali ha incassato cinque miliardi di dollari in entrate: una percentuale record che può essere sovrastata solo dai colossi della difesa statunitensi.
Per raggiungere il loro obiettivo, i ricercatori dell’Iiss hanno esaminato le maggiori aziende statali e le principali sussidiarie – escludendo due società che si occupano di energia nucleare – classificandole nelle categorie difesa e civile. Attraverso la differenziazione hanno poi estratto la percentuale del fatturato totale di ciascuna azienda derivata dalle vendite di armamenti e affini. Questa nuova ricerca non ha fatto che confermare l’ascesa nella classifica mondiale della potenza di Pechino, che, secondo un report del 2016 condotto dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, si era già attestata alla quinta posizione nella spesa per la difesa.
Nell’ambito interno la China South Industries Group Corporation (con circa 22 miliardi di dollari di entrate per la difesa) si conferma la più grande azienda cinese nel settore; mentre China Aviation Industry Corporation si dimostra la più “rampante”, palesando lo sforzo cinese nella tecnologia aeronautica. Tra il 2010 e il 2017, le entrate totali per il colosso aeronautico sono aumentate di ragguardevole 93%. Altro settore al centro dell’attenzione è ovviamente quello navale.
“Dato il tasso di produzione di armi per l’Esercito popolare di liberazione e il fatto che le esportazioni di armi cinesi sono in aumento, si potrebbe considerare che queste Soe – imprese di proprietà statale – guadagneranno terreno nella classifica mondiale”, ha dichiarato la ricercatrice Meia Nouwens , esperta di politiche per la Difesa e tecnologia militare. Aggiungendo che tuttavia, c’è ancora della strada da percorrere prima di poter raggiungere i colossi occidentali del settore come Bae Systems, Boeing o Lockheed Martin.
“Il settore della difesa ha subito numerosi cambiamenti negli ultimi decenni” prosegue la Nouwens, dunque è plausibile aspettarsi sorpassi a stretto giro, se non altro nell’ambito settoriale, portando l’attenzione su l’unico fattore che potrebbe avvicinare la Cina alla vetta: quello di potenziali fusioni e acquisizioni che vedrebbero nelle classifiche mondiali colossi come l’azienda che potrebbe nascere dalla fusione tra China Shipbuilding Industry Corporation e China State Shipbuilding Corporation – fusione che porterebbe Pechino a gestire uno dei più grandi costruttori navali del pianeta.
La guerra tra le superpotenze mondiali prosegue dunque, tra soft power, corse agli armamenti, e miliardi di dollari da investire in quelle armi che ogni istituto di ricerca spera non dovranno misurarsi mai, al di fuori dei grafici da analizzare con attenzione.



