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L’Argentina è tornata a un passo dal baratro. L’economia del Paese è a picco, agonizzante, in continua contrazione. Il Presidente Mauricio Macri fa sempre più fatica a ripagare i tanti debiti che Buenos Aires deve saldare (ha ricevuto dal Fondo Monetario Internazionale oltre 56 miliardi di dollari solo pochi mesi fa), e per farlo ricorre sempre più spesso a drastici tagli della spesa pubblica con effetti devastanti per la popolazione. Gli Stati Uniti sono amici di vecchia data ma negli ultimi anni si fa sempre più spazio l’idea di accettare anche la collaborazione della Cina.

Buenos Aires da incubo

Lo scenario è devastante e bastano pochi dati per capire la gravità della situazione. L’inflazione galoppa intorno al 54% e una persona su tre è in povertà, il default, l’ennesimo, è a un passo. I consumi sono in caduta libera: rispetto al 2018 le vendite nei supermercati registrano un desolante -14,5%, nei negozi addirittura -16%. Tutti i settori sono stati colpiti da una crisi durissima: il commercio è quello che più c’ha rimesso con un -14,6%, l’industria segue con -13%, le costruzioni -7% e persino elettricità, gas e acqua hanno un segno meno, -6,1%. Si salva giusto il settore agricolo, con un +10,1%.

L’occasione di Pechino

La Cina ha un posto privilegiato nell’universo diplomatico dell’Argentina. Pechino è considerato un alleato strategico, un legame nato ai tempi della presidenza di Cristina Kirchner e ancora oggi vivo e vegeto. Il Dragone ha fiutato un’occasione unica che potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici in America Latina; l’Argentina è un Paese in difficoltà e ha bisogno di aiuti materiali, mentre dall’altra parte la Cina è attenta nei suoi ragionamenti politici e commerciali. Aiutare Buenos Aires vuol dire mettere il timbro in uno Stato tendenzialmente in orbita statunitense e a pochi passi dagli Stati Uniti. Ecco perché Xi Jinping non si lascerà scappare questa ghiotta opportunità.

Relazioni diplomatiche necessarie

Era il 2015 quando Cina e Argentina stipularono diversi trattati, fra cui uno riguardante la costruzione di due impianti nucleari. Dopo quattro anni di stallo è il momento di avviare nuove relazioni diplomatiche. Nell’ultimo G20 di Buenos Aires, Macri e Xi Jinping approvarono un piano d’azione quinquennale riguardante la realizzazione di varie infrastrutture in Argentina. Successivamente Macri ha siglato una lettera d’intenti per l’energia con Pechino in cambio di un prestito da dieci miliardi di dollari proveniente dalla Banca Cinese del Commercio e dell’Industria. Circa l’85% della somma verrà usata per costruire l’impianto nucleare Atucha III, pronto per il 2021.

Una rinascita a guida cinese?

Macri ha sempre avuto come suo protettore Trump e l’Argentina in passato ha preso dure posizioni contro la Cina. Ma ora il bisogno è talmente forte che il governo argentino non può permettersi di guardare in faccia nessuno. La Cina è un attore pragmatico, un partner commerciale e non ideologico; è qualcuno con cui dare qualcosa per ricevere altrettanto in un ipotetico rapporto win-win. Pechino, sfruttando il nucleare, tende una mano all’Argentina. Chissà che la rinascita del Paese sudamericano non possa dipendere dal Dragone; se così fosse Xi Jinping avrebbe messo aggiunto alla sfera d’influenza cinese una nuova pedina.

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