Dopo il caso degli attacchi sonori a Cuba, potrebbe profilarsi all’orizzonte un nuovo presunto attacco dello stesso tipo al corpo diplomatico degli Stati Uniti: ma questa volta in Cina.

L’ambasciata degli Stati Uniti in Cina ha diffuso nella giornata di oggi un comunicato con cui allerta il personale di un caso sospetto. Un impiegato del governo americano ha riferito di alcuni sintomi che hanno ricordato ai funzionari Usa quelli registrati dai diplomatici della rappresentanza a Cuba.

“Un dipendente del governo degli Stati Uniti in Cina ha recentemente riferito di sensazioni di suono e di pressione sottili e vaghe, ma anormali”. I sintomi con cui sono iniziati i casi nell’isola caraibica. Per ora non si conoscono le cause del malessere. Ma tanto è bastato per mettere in allerta il Dipartimento di Stato, che ha richiamato il funzionario residente a Guangzhou e l’ha portato in territorio statunitense per ulteriori controlli medici. 

Nel messaggio si leggono anche le azioni da intraprendere in caso si avvertano gli stessi sintomi: “Se hai dubbi su eventuali sintomi o problemi medici che si sono sviluppati durante o dopo un soggiorno in Cina, consulta un medico”, questo il primo consiglio. Il secondo: “Mentre sei in Cina, se si verificano fenomeni acustici o sensoriali acuti inusuali accompagnati da suoni insoliti o rumori penetranti, non tentare di localizzarne la fonte. Invece, spostati in una posizione in cui i suoni non sono presenti”.

Le autorità americane e cinesi stanno indagando sul caso. L’ambasciata riferisce che la persona colpita da questi sintomi abbia subito un trauma cranio-cerebrale leggero. Ma è chiaro che l’allerta diramata dagli uffici consolari fa credere che i sospetti siano più radicati.

E il tempismo dell’annuncio, arrivato in un momento molto delicato delle relazioni fra Pechino e Washington in particolare sul dossier coreano, induce a riflettere sul significato di questo presunto attacco.

Un nuovo caso sospetto dopo Cuba

Il caso ricorda molto da vicino il fenomeno dei presunti attacchi sonori contro i diplomatici americani a Cuba. Gli Stati Uniti, nel 2017, hanno confermato che 24 diplomatici e membri delle loro famiglie avevano subito misteriosi “attacchi sonori”. Stessa sorte per 10 diplomatici del Canada.

Parlando del caso del diplomatico americano in Cina, un funzionario dell’ambasciata Usa ha detto a Reuters: “Non possiamo in questo momento collegarlo con ciò che è accaduto a L’Avana, ma stiamo indagando su tutte le possibilità”.

I sintomi, come detto, sono molto simili. E questo preoccupa l’intelligence degli Stati Uniti soprattutto perché ancora oggi, dopo quasi un anno, il mistero cubano, come lo definì la stessa Cia, non trova una soluzione. Il Dipartimento di Stato ha varato una serie di ricerche per capire cosa sia realmente successo ai diplomatici di stanza nei Caraibi. Eppure, nonostante l’impegno anche di università e centri di ricerca, è difficile arrivare a una causa univoca.

Il sospetto è che in quel caso si sia trattato di un’operazione di spionaggio finita male. Ma da parte di chi? Il primo pensiero ricadde sui servizi cubani, ma non c’era motivo di compiere quegli attacchi, nel momento di massima distensione fra i due Paesi. Proprio per questo si pensò a un branca di servizi deviati contrari alla svolta di Raul Castro. Altri hanno lanciato sospetti su servizi cinesi e russi. Altri su quelli della Corea del Nord, Paese con cui Cuba intrattiene ottime relazioni.

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