Chiudere adesso per salvare il Natale è “illusorio”

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Un altro sacrificio. L’ultimo prima dell’arrivo di un vaccino anti Covid e di poter trascorrere un “Natale sereno”. Una settimana fa Giuseppe Conte cercava di convincere gli italiani a ingoiare la medicina di un nuovo Dpcm restrittivo regalando false speranze. Stringete i denti, sopportate il peso di altri provvedimenti e vedrete che a dicembre il peggio sarà solo un lontano ricordo. Era più o meno questa la parafrasi che si poteva fare della conferenza stampa del premier.

Forse, rendendosi conto di aver esagerato con l’ottimismo, Conte ha provato a correggersi strada facendo. “Con questo quadro di misure confidiamo di poter affrontare più distesamente il mese di dicembre. Confidiamo di arrivare al Natale con predisposizione d’animo serena. Non è che a Natale, anche se arriveranno le prime dosi dei vaccini, potremo tutti abbracciarci e fare feste e festicciole. L’importante è arrivarci sereni”, aveva aggiunto il presidente del Consiglio italiano.

Appurato che difficilmente potremo mettere le mani su un medicinale arruolabile nella lotta contro il Sars-CoV-2 entro la fine del 2020, al premier italiano restava il secondo jolly. Quello di far immaginare agli italiani un Natale spensierato a fronte di una seconda stagione di chiusure. Il punto è che anche questa promessa rischia di essere tradita prima del previsto.

Salvare il Natale

Gli esperti hanno fatto notare che la situazione epidemiologica italiana ricalca quella francese. L’unica differenza tra Parigi e Roma è che quest’ultima è “indietro” di un paio di settimane rispetto a quanto sta accadendo all’ombra della Tour Eiffel. Questo significa che la Francia ha attraversato l’attuale scenario italiano con 14 giorni di anticipo, e che il futuro dell’Italia potrebbe ricalcare quanto avvenuto oltralpe. Emmanuel Macron è stato il primo presidente europeo a varare un secondo lockdown nazionale. Seppur diverso rispetto al primo (adesso, ad esempio, le scuole sono aperte), si tratta pur sempre di un pesante blocco economico nazionale, una sorta di extrema ratio per frenare la corsa incontrollata del virus.

Alla fine di settembre, prima che Macron prendesse la sua decisione, due vincitori del premio Nobel per l’Economia 2019, Esther Duflo e Anhijit Banerjee avevano scritto un editoriale su Le Monde in cui ipotizzavano un lockdown di 20 giorni, dal primo al 20 dicembre, pensato appositamente per salvare il Natale dalla possibile recrudescenza della pandemia di coronavirus. Insomma, chiudere prima delle festività natalizie per salvare alcuni tra i più importanti giorni dell’anno. Ebbene, nonostante Parigi abbia optato per il lockdown, i francesi non sono certi – per usare le parole di Conte – di trascorrere un “Natale sereno”.

I dubbi degli scienziati francesi

Intervistato dall’emittente francese Rtl, il professor Arnaud Fontanet, membro del Consiglio Scientifico francese, è stato chiaro: “A Natale la circolazione del virus sarà ancora importante”. “Se il confinamento funziona bene, a seconda delle regioni francesi ci aspettiamo un mese con un calo dal 65 all’80% delle infezioni”, ha aggiunto l’epidemiologo dell’Institut Pasteur. Per passare dall’80 al 90% servirebbero due mesi. Perfino lo stesso ministro della Salute francese, Olivier Véran aveva spiegato che quest’anno “il Natale non sarà una festa normale”.

Ancora più esplicita Vittoria Colizza, specialista in modelli di malattie infettive presso l’Inserm, che in un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Figaro non ha usato mezzi termini: “Quattro settimane di reclusione non saranno sufficienti per trascorrere il Natale come se niente fosse”. “È illusorio pensare che un blocco di quattro settimane ci permetterà di trascorrere il Natale come se nulla fosse accaduto. La durata del confinamento dipenderà dalla sua efficacia, ma in ogni caso sarà necessario optare per un deconfinamento prudente”, ha concluso Colizza. Se questo avvertimento varrà per la Francia – che, come detto, è in anticipo sul virus rispetto all’Italia – a maggior ragione varrà per l’Italia.