La sera del 21 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto ufficialmente le repubbliche di Donetsk e Lugansk. Due entità che dal 2014 de facto governano su circa il 50% dei territori degli omonimi oblast, i più orientali dell’Ucraina e lì dove la maggior parte della popolazione è russofona. Anche se gran parte della comunità internazionale ha condannato questo riconoscimento, considerando quindi i territori di Donetsk e Lugansk ufficialmente organici all’Ucraina, è comunque un fatto che da otto anni, pur in un contesto giudicato illegale da Kiev, esistono le due entità. Le quali hanno propri rappresentanti, proprie istituzioni e proprie dinamiche politiche. Per questo, dopo l’annuncio di Putin, da più parti è emersa la curiosità di saperne di più soprattutto sui due presidenti che attualmente guidano le due repubbliche.
Chi è Denis Pushilin, l’ex pasticcere alla guida di Donetsk
Quando a Kiev piazza Maidan ha iniziato, nel novembre 2013, a riempirsi di manifestanti lui era uno dei tanti giovani in cerca di lavoro. All’epoca Denis Pushilin aveva 32 anni e un piccolo precedente in politica. Nel 2012 infatti ha aderito a un partito nominato “MMM“. É la stessa sigla, acronimo russo della frase “Abbiamo un obiettivo”, della società che negli anni ’90 è stata fondata da Sergei Mavrodi ed è diventata famosa per aver messo in atto finanziamenti con il cosiddetto “Schema Ponzi”. L’MMM è poi finita nel mirino per via di una delle più grandi truffe della storia russa. Cosa c’entra tutto questo con Pushilin e gli inizi della sua carriera politica? Mavrodi nel 2012 ha fondato in Russia il partito con lo stesso nome della sua società. La formazione politica ha poi avuto una “filiale” anche in Ucraina e Pushilin vi ha aderito, candidandosi nel collegio di Donetsk alle elezioni parlamentari del 2013. Con scarsi risultati, visto che ha ricevuto lo 0.08% dei voti. La spinta alla candidatura probabilmente è stata favorita dal fatto che il futuro presidente dell’autoproclamata repubblica separatista nel 2011 ha lavorato per la MMM.
Non si trattava della sua prima esperienza lavorativa. Classe ’81, Denis Pushilin per mantenersi dal 2002 al 2006 ha lavorato nella pasticceria “Dolce Vita” di Donetsk. In quegli anni risulta studente nella facoltà di economia aziendale del capoluogo dell’oblast. La sua famiglia ha sempre abitato in questa regione orientale dell’Ucraina. I suoi genitori lavoravano in una fabbrica metallurgica nella cittadina mineraria di Makiivka, non lontana più di 25 km dal centro di Donetsk. Fabbriche, miniere, capannoni industriali di era sovietica, è questo il paesaggio in cui negli anni si è cementificato il senso di appartenenza al Donbass, cuore industriale dell’Urss a ridosso del mar d’Azov. Un’appartenenza che ha spinto molti giovani in piazza nell’aprile del 2014 dopo l’arrivo al potere a Kiev di una coalizione filo occidentale e dopo che la nuova leadership ha abolito il russo quale lingua ufficiale. Pushilin ha da subito aderito alle manifestazioni. Si è fatto ben notare, tanto che il 7 aprile figurava già tra i leader della rivolta del Donbass. Quando l’esercito ucraino non è riuscito a sedare le rivolte ed è stato costretto ad abbandonare Donetsk, Pushilin si è ritrovato ad essere portavoce del consiglio locale dell’autoproclamata Repubblica. Un incarico che gli ha evidentemente attirato anche nemici, visto che nel giugno 2014 è sopravvissuto a due tentativi di omicidio.
Quella di Donetsk non è infatti una Repubblica molto stabile a livello politico. Faide interne e “ribaltoni” ne hanno caratterizzato soprattutto i primi anni di vita. Il 31 agosto 2018 l’allora presidente dell’autoproclamato Stato separatista, Alexander Zakharchenko, è saltato in aria mentre era seduto in un bar di Donetsk. Pushilin a quel punto è stato nominato presidente ad interim e nelle elezioni successive è arrivata l’investitura definitiva. E oggi si è ritrovato ad essere leader di uno Stato che la Russia ha riconosciuto come tale.
Chi è Leonid Pasechnik, leader di Lugansk
Se si spulciano gli archivi dei media ucraini, è possibile imbattersi in titoli del 3 marzo 2007 in cui Leonid Pasechnik è descritto quasi come un eroe nazionale. Quel giorno infatti l’allora presidente Viktor Yushenko lo ha insignito di una medaglia al valore per il servizio militare. Questo perché, pochi mesi prima, in qualità di capo di un distaccamento anti contrabbando dei servizi di sicurezza ucraini, Pasechnik ha intercettato un grande carico di merce da contrabbando, rifiutando poi una consistente tangente offerta da un gruppo criminale. Una rarità in un Paese dove la corruzione è sempre stata endemica. Epoche e anni ben distanti adesso. Se oggi Pasechnik dovesse mettere piede a Kiev, verrebbe arrestato e condannato all’ergastolo per alto tradimento guidando l’autoproclamata Repubblica di Lugansk. Nato nel 1970 nel Donbass, la sua infanzia e la sua adolescenza si sono però svolte ben lontano da qui. Il padre era impegnato in affari minerari a Magadan, città dell’estremo oriente dell’allora Urss. Tornato nella sua regione di origine, Pasechnik ha studiato all’accademia militare di Donetsk. Poi, con l’indipendenza dell’Ucraina, ha lavorato per l’Sbu, il Servizio di Sicurezza ucraino.
Quando però nel 2014 sono scoppiate le proteste nel Donbass, Pasechnik ha scelto di schierarsi con i filorussi. Per via della sua esperienza militare, è diventato tra i leader più influenti dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk, venendo nominato ministro della Difesa. I primi anni di vita dell’entità separatista, come nel caso di Donetsk, sono stati caratterizzati dall’instabilità. Si era aperta una lotta tra l’allora presidente Igor Plotnitsky e l’allora ministro dell’Interno, Igor Kornet. Nel novembre 2017 delle milizie armate si sono presentate sotto casa di Plotnitsky, rimasto circondato per alcuni giorni. Una crisi risolta con la comunicazione delle dimissioni del presidente per “motivi di salute”. Lo scettro è passato da allora a Pasechnik. Anch’egli, come Denis Pushilin, da lunedì sera è a capo di uno Stato riconosciuto come tale da Mosca. Per il Cremlino entrambi sono alfieri degli interessi dei russofoni minacciati dagli ucraini. E infatti il 6 dicembre scorso sia Pushilin che Pasechnik hanno ricevuto la tessera del partito Russia Unita. Per Washington e gli alleati della Nato invece, i due sono “semplici” marionette in mano a Putin.



