Theresa May potrebbe essere costretta ad abbandonare il suo incarico da primo ministro del Regno Unito in anticipo rispetto alle tempistiche previste.

Se stasera dovesse ‘andare i sotto’ in aula, come si usa dire in gergo, avrebbe inizio una partita interna. Il premio è rappresentato dalla successione. Ma sulla scacchiera del Partito Conservatore, le pedine hanno iniziato a muoversi da tempo.

Non è da oggi, del resto, che si sta discutendo di due ipotesi: le elezioni anticipate e la formazione di un nuovo governo, retto dalla stessa maggioranza, ma coordinato da una figura differente rispetto alla leadership attuale. Entrambi gli scenari prevedono l’uscita di scena della May e la discesa in campo di un nuovo primus inter pares, cui verrebbe affidato il compito di adempiere agli impegni assunti con il referendum sulla Brexit. In ballo c’è pure la sempre più probabile sfida con Jeremy Corbyn, che sta gongolando in attesa di comprendere l’evoluzione del quadro.

La May è in odore di dimissioni perché la raccolta delle firme è stata promossa da una frangia dei conservatori. Tra questi, c’è chi vorrebbe il partito orientato su posizioni sempre più massimaliste, quindi euroscettiche. Le vie di mezzo dell’attuale premier non stanno piacendo a chi continua a sostenere la cosiddetta “hard Brexit“. Un’uscita senza remore e slegata da qualsivoglia trattativa con le istituzioni sovranazionali. Ma chi sono gli esponenti che potrebbero finire per sedere sullo scranno più alto del governo britannico? 

Boris Johnson è un incompiuto della politica inglese. Se tutto dovesse evolvere nella direzione di un cambio della guardia, l’ex vertice del dicastero degli Esteri costituirebbe di certo la scelta più radicale. Quella più in linea con chi non ha molta voglia di discutere ancora con i burocrati di Bruxelles. Poi c’è Sajid David, che è il volto nuovo in casa dei Tories, ma che è considerato tanto progressista quanto vicino a Theresa May in un’ottica di correntizia. Difficile, insomma, che a prendere il posto dell’ex segretario di Stato sia proprio il suo delfino. 

Poche chances anche per la giovane Amber Rood, che è implicata in tutta una serie di vicende personali e politiche che non le consentono di ben sperare in un esisto a lei favorevole. Qualche possibilità, invece, sembra averla Michael Gove, che da una parte pare propenso a non voler abbandonare la barca della May, dall’altra continua con i suoi proclami sovranisti. Nel caso i Tories decidessero per un piatto buono per tutte le stagioni, Gove dovrebbe farsi trovare pronto. 

Vale la pena citare anche Dominic Raab, così come ha fatto l’Agi, soprattutto perché si è già occupato di Brexit e sembra una figura tecnica in grado di poter gestire questa convulsa fase. Ci sono anche degli outsiders, ma il nome che spicca, come avrete capito, è quello di Boris Johnson. L’ex sindaco di Londra viene associato al ruolo di regista, neppure troppo occulto, di quello che sta per accadere.

Se uno dei suoi principali sponsor non avesse fatto marcia indietro poche ore prima della nomina, del resto, il Primo Ministro del Regno Unito ai tempi della Brexit avrebbe avuto un pronunciato ciuffo biondo.  

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