La morte di Ismail Haniyeh, ucciso nella notte italiana a Teheran, è un duro colpo per Hamas, l’organizzazione che governa la Striscia di Gaza. Il 62enne leader degli islamisti palestinesi era diventato da quasi un ventennio un volto noto del Medio Oriente. La prima vera apparizione internazionale di Haniyeh è datata marzo del 2006. Poche settimane prima, i territori palestinesi hanno conosciuto il più importante terremoto politico dalla fondazione dell’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese. Hamas infatti, contro ogni previsione, ha battuto Al Fatah, fino ad allora considerato unico partito guida, nelle elezioni legislative.
Il presidente dell’Anp, Abu Mazen, dopo intensi colloqui con i leader di Hamas, ha così deciso di affidare la guida del governo proprio ad Haniyeh. Un incarico di breve durata, interrotto dalla guerra civile a Gaza tra Hamas ed Al Fatah scoppiata nel 2007. Ma, da allora, Haniyeh è diventato il principale riferimento politico del movimento islamista palestinese.
Il volto “pragmatico” di Hamas
Nato nel 1962 all’interno di un campo profughi della Striscia, come molti suoi coetanei Haniyeh ha sposato la causa di Hamas durante la prima intifada del 1987. In questa occasione è stato arrestato una prima volta dalle autorità israeliane e, fino al 1993, sarà un andirivieni dalle carceri dello Stato ebraico. Anche per questo il suo nome inizia a circolare tra le varie nascenti sezioni di Hamas a Gaza.
In un primo momento però, il futuro capo politico concentra le sue attenzioni sull’università: si laurea, sempre a Gaza, in lingua e letteratura araba e, sul finire degli anni ’90, diventa anche preside dell’Università islamica della Striscia. La politica però a un certo punto prende il sopravvento. Di lui si parla, negli ambienti vicini ad Hamas, come di un pragmatico, uno di quelli che vuole dare un preciso orientamento politico al movimento e suggerisce di non avere in cima alle priorità la distruzione di Israele.
Ed è forse per questo che, dopo la vittoria elettorale di Hamas nel 2006, lo stesso Abu Mazen ha deciso di puntare su di lui per il governo. L’esperienza di primo ministro finirà già nel 2007, anno della guerra civile a Gaza tra Hamas ed Al Fatah. Ma, da allora, Haniyeh ha sempre rappresentato il riferimento politico principale del movimento.
L’esilio a Doha
Dopo il conflitto tra i due partiti palestinesi, Hamas ha iniziato a governare l’intera Striscia di Gaza. Haniyeh è stato così considerato come una sorta di capo del governo di Gaza, ruolo che gli è valso nel 2016 l’elezione alla guida dell’ufficio politico di Hamas. In quell’occasione, ha preso il posto di Khaled Meshal, altro storico leader della formazione palestinese.
Nel 2019 però, al pari del suo predecessore, ha deciso di lasciare Gaza. Dopo i tanti attriti con l’Anp e i vari conflitti con Israele, Haniyeh ha chiesto e ottenuto asilo politico in Qatar. Qui ha vissuto fino alla sua morte e, dalle stanze degli alberghi di Doha, ha di fatto guidato il movimento dando direttive ai leader di Hamas nella Striscia.
Gli eventi del 7 ottobre e la morte per mano israeliana
Proprio da Doha sono arrivate, nelle prime ore del 7 ottobre 2023, le immagini di Haniyeh in preghiera davanti la televisione. Sugli schermi venivano riproposti gli attacchi compiuti da Hamas quel giorno in territorio israeliano. Una volta scoppiata la guerra, Haniyeh ha dettato la linea politica del movimento nelle trattative con Israele mediate dal Qatar. Nel frattempo però, nell’aprile del 2024 un raid a Gaza ha ucciso tre dei suoi tredici figli: un segnale di come anche lui poteva essere nel mirino degli israeliani.
E non appena Haniyeh ha messo il naso fuori Doha, per assistere a Teheran alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente iraniano, è arrivato il raid da parte delle forze dello Stato ebraico. La sua uccisione, ad oggi, rappresenta il più duro colpo inferto ad Hamas dall’inizio del conflitto.
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