Il protagonista della notte di Sigonella

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Era la notte compresa tra il 10 e l’11 ottobre 1985: Abu Abbas si trovava all’interno di un aereo egiziano da poco atterrato nella base siciliana di Sigonella, nel cui perimetro ha sede anche una zona usata dall’esercito statunitense. In quelle ore frenetiche si stava consumando lo strappo più importante tra il governo italiano e quello americano dal secondo dopoguerra. Assieme ad Abbas in quell’aereo vi erano quattro terroristi del Fplp protagonisti pochi giorni prima del dirottamento della nave da crociera Achille Lauro, avvenuto nelle vicinanze del porto di Port Said. Abbas era stato chiamato a mediare dal leader palestinese Yasser Arafat ed era volato in Egitto con un visto diplomatico tunisino. Per l’Italia dunque era un mediatore e doveva essere trattato come tale, per gli Usa invece ci sarebbe lui dietro l’azione del commando palestinese. Mentre lui aspettava di conoscere il suo destino da quell’aereo parcheggiato a Sigonella, Roma e Washington arrivavano quasi allo scontro, con militari di entrambe le parti schierati proprio attorno al mezzo egiziano. Da allora la storia personale di Abbas si legherà in modo inscindibile a quella buia notte d’autunno dove la vita della politica internazionale, alla vigilia della caduta del muro di Berlino, stava per cambiare per sempre da una pista situata nel cuore della campagna siciliana.

L’adesione al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp)

Ma prima di arrivare a quella notte, la vita di Abbas si è snodata lungo i meandri dell’impegno politico e della sua adesione a gruppi paramilitari ritenuti in seguito responsabili di gravi attentati terroristici. Il suo vero nome era Muhammad Zaydan, solo in seguito verrà chiamato con il nome di battaglia di Abu Abbas. Nato ad Al Tira nel dicembre del 1948, dunque nell’anno della formazione dello Stato israeliano, già da giovane si era distinto all’interno di alcuni gruppi palestinesi. Nel 1968 viene segnalato all’interno del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), di cui in seguito ne diventa uno dei principali rappresentanti. Il gruppo aderiva all’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina il cui leader era Yasser Arafat.

La notte di Sigonella

E qui si arriva dunque all’episodio del 10 ottobre 1985. Quando pochi giorni prima la nave da crociera italiana Achille Lauro è stata sequestrata da alcuni dirottatori dopo la partenza dal porto egiziano di Port Said, la tensione nel Mediterraneo era già alle stelle. Il commando entrano in azione era composto da quattro palestinesi, i quali avevano dichiarato di far parte dell’Olp. Arafat si è subito detto estraneo a questa operazione terroristica, specificando che i componenti del gruppo in realtà erano appartenenti al Fplp. Da Tunisi, dove in quel momento aveva il suo quartier generale, ha dunque chiamato a raccolta due mediatori da inviare in Egitto per risolvere il caso: tra di essi vi era anche Abu Abbas. Proprio lui, dalla torretta del porto di Port Said, ha condotto la mediazione con il commando e il 9 ottobre è riuscito a persuadere i quattro palestinesi a far tornare indietro la nave e liberare i passeggeri. Per gli autori del sequestro era già pronto un salvacondotto dell’Italia se a bordo della crociera non avessero commesso reati. Si è invece scoperto, dopo il rientro a Port Said della nave, che il commando aveva ucciso un cittadino ebreo americano: Leon Klinghoffer. Il governo egiziano intanto nella serata del 10 ottobre ha fatto salire a bordo di un aereo i quattro terroristi, assieme ai due mediatori.

Abu Abbas si è quindi trovato a bordo di quell’aereo, scoperto poi dagli Stati Uniti e costretto ad atterrare a Sigonella dalle manovre operate dai caccia americani. In quel momento le divergenti posizioni di italiani e statunitensi hanno portato a uno stallo: Roma intendeva prelevare i quattro terroristi per processarli in Italia avendo compiuto in territorio italiano l’omicidio, Washington invece al contrario voleva prendere in consegna sia i terroristi che i mediatori. Abu Abbas, in particolare, veniva considerato tra i leader del Fplp e dunque tra i mandanti dell’omicidio di Klinghoffer. I quattro del commando, dopo la tensione durante la notte di Sigonella, sono stati arrestati mentre Abu Abbas il governo italiano continuava a considerarlo come un mediatore protetto da un visto diplomatico. Per questo nella notte tra l’11 e il 12 ottobre l’areo egiziano, con ancora a bordo il palestinese, è decollato alla volta di Roma. Qui un caccia Usa ha provato a fermarlo, anche in questo caso però la risposta del governo italiano è stata netta: Abu Abbas non era considerabile colpevole e dunque poteva lasciare l’Italia. Così è stato: quello stesso giorno il mediatore incaricato da Arafat è salito a bordo di un aereo per Belgrado e si è rifugiato in Jugoslavia.

Il caso però non era chiuso: la procura di Genova ha aperto un’inchiesta per il sequestro della Achille Lauro e per l’omicidio di Leon Klinghoffer. In primo e in secondo grado Abu Abbas è stato dichiarato colpevole e condannato all’ergastolo in contumacia. La pena da parte del palestinese non verrà mai scontata. Sia l’Italia che gli Stati Uniti hanno chiesto invano l’estradizione ai Paesi in cui negli anni Abbas ha trovato ospitalità.

Dalla Libia all’Iraq

Sul finire degli anni ’80 Abu Abbas ha vissuto in Libia: il rais Muammar Gheddafi lo ha accolto per almeno cinque anni, dando supporto sia a lui che al gruppo del fronte palestinese. Nel 1990 però, a seguito della scoperta di una serie di complotti orditi a danni dell’Egitto, il leader libico lo ha espulso dal territorio nazionale. Abbas allora ha trovato rifugio in Iraq: qui il rais Saddam Hussein ha garantito al palestinese ospitalità e supporto. Inoltre il governo di Baghdad ha più volte respinto le richieste di estradizione avanzate dall’Italia. Negli anni ’90, durante il suo lungo soggiorno iracheno (in cui più volte è potuto tornare nei territori palestinesi), in più di un’occasione è tornato a parlare pubblicamente dell’episodio che gli ha conferito notorietà a livello internazionale, ossia il sequestro dell’Achille Lauro. Nel 1996 ha posto ufficialmente le sue scuse per quell’operazione e per l’omicidio di Leon Klinghoffer. Tuttavia né il governo Usa e né la famiglia della vittima hanno mai accettato il passo indietro, non considerata dal diretto interessato mai una completa ammissione, di Abu Abbas. Sul fronte politico, l’esponente del fronte palestinese ha auspicato a più riprese una definitivo avvio del dialogo tra israeliani e palestinesi.

La morte in Iraq

La situazione cambia nuovamente quando nel 2003 gli Usa hanno invaso l’Iraq e rovesciato Saddam Hussein. Il 9 aprile del 2003 i carri armati americani sono entrati a Baghdad, ponendo quindi ufficialmente fine all’era del rais, pochi giorni dopo le truppe statunitensi hanno scovato il luogo dove viveva Abu Abbas. L’ex leader del Fplp non avrebbe opposto molte resistenze all’arresto, consegnandosi dunque nelle mani degli americani. A quel punto la situazione, a distanza di 18 anni dall’accaduto, si è ribaltata: questa volta era l’Italia a chiedere l’estradizione di Abu Abbas agli Usa. Tuttavia dopo nemmeno un anno il palestinese è deceduto in circostanze mai del tutto chiare: l’8 marzo 2004 gli americani hanno dichiarato la morte di Abbas per cause naturali. La salma è stata trasferita a Damasco, dopo il divieto delle autorità israeliane di seppellirlo a Ramallah, lì dove ancora oggi si trova la sua tomba. La fine della sua vita ha posto forse la parola fine in modo definitivo anche a quella lunga notte di Sigonella. Notte che fu anche tra le ultime trascorse in Italia, Paese in cui non ha più messo piede né da diplomatico e né da ergastolano.