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Il miliardario fondatore del colosso tecnologico Foxconn, Terry Gou, ha annunciato la sua discesa in campo in vista delle elezioni presidenziali di Taiwan come candidato indipendente, impegnandosi a sistemare le relazioni tra le due sponde dello Stretto e a rilanciare l’economia di Taiwan.

Quello del 72enne è un nome noto, non solo a Taipei e dintorni ma anche nel resto del mondo, per via dell’azienda produttrice di Iphone e altri dispositivi elettronici. Gou ha subito attaccato il Partito democratico progressista (Dpp) di Tsai Ing Wen, presidente dell’isola, denunciando come, con questo partito al potere, l’isola rischi di diventare “la prossima Ucraina“.

Il riferimento del tycoon è ovviamente alle tensioni tra la Cina e Taiwan. Ricordiamo che Pechino considera Taipei una provincia da riannettere de facto alla madrepatria, mentre il governo taiwanese si considera indipendente. Scendendo nei dettagli della politica interna taiwanese, il Dpp di Tsai è ancorato su posizioni pro indipendenza, senza se e senza ma. Al contrario, Gou, con un passato nel Kuomintang, sembrerebbe voler adottare un approccio più pragmatico.

Interpellato sui rapporti con il governo cinese, lo stesso Gou ha rassicurato l’opinione pubblica dell’isola con parole emblematiche: “Non sono mai stato sotto il controllo” del Partito comunista cinese.



La variabile Gou

Gou dovrà raccogliere almeno 290mila firme per potersi presentare formalmente come candidato indipendente alle prossime elezioni taiwanesi. Il suo annuncio, ha sottolineato la Cna, è arrivato settimane dopo la proposta di un’alleanza tra i partiti di opposizione nel tentativo di battere il Dpp alle urne.

Al voto del 13 gennaio 2024 è attesa una sfida tra il vice presidente William Lai (Lai Ching-te) del Dpp, il sindaco di Nuova Taipei, Hou Yu-ih del Kuomintang, e il leader del Taiwan’s People Party (Tpp), Ko Wen-je. Lai è considerato il favorito. I candidati potranno registrarsi tra il 20 e il 24 novembre prossimi.

Secondo la stampa giapponese, la decisione di Gou potrebbe andare a favore di Lai perché la discesa in campo del fondatore di Foxconn potrebbe frammentare ulteriormente il voto. Il Kuomintang, intanto, ha già bollato come “profondamente deplorevole” la decisione dell’imprenditore che, secondo il partito, rinnegherebbe così la promessa di aiutare Hou a vincere nel 2024. La Cina osserva con attenzione.

L’identikit del tycoon

Dopo il mancato tentativo del 2020, Gou ha ritentato senza successo di strappare la nomination e il sostegno del principale partito di opposizione, il Kuomintang, tradizionalmente su posizioni più concilianti verso la Cina. Nella conferenza stampa sull’annuncio della candidatura, il fondatore di Foxconn ha detto di volersi spendere “per la pace tra le due sponde dello Stretto di Taiwan”, facendo leva sulle ottime relazioni vantate con Pechino. Il suo gruppo gestisce numerosi impianti in Cina che danno lavoro a oltre un milione di persone.

I nazionalisti del Kmt, malgrado il corteggiamento del patron di Foxconn, hanno deciso di puntare su Hou Yu-ih, un ex capo della polizia e attuale sindaco di New Taipei City, che secondo gli ultimi sondaggi avrebbe un sostegno popolare intorno al 26%. A guidare il favore dei pronostici, come detto, è con il 45% circa l’attuale vicepresidente taiwanese William Lai, in forza al Dpp.

Nel frattempo, le autorità di Taiwan hanno denunciato, nelle ultime 24 ore, l’avvistamento di 20 apparecchi dell’aviazione militare cinese all’interno della zona di identificazione di difesa aerea. Tra questi, ha segnalato il ministero della Difesa, alcuni inediti droni da combattimento e spionaggio individuati in volo lungo la costa orientale dell’isola. Oltre a un drone da combattimento TB-001, noto in Cina come lo “scorpione a doppia coda”, e a un drone di sorveglianza BZK-005, il ministero ha denunciato la presenza di aerei da combattimento J-10 e Su-30, oltre ad aerei da combattimento, aerei antisommergibili e da ricognizione.

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