Nella giornata di ieri il governo presieduto da Dmitrij Medvedev si è dimesso dopo il discorso di Vladimir Putin all’Assemblea federale sulla necessità di cambiamenti, soprattutto a livello costituzionale, e sul fatto che “non tutto è stato fatto” – in riferimento ai numerosi obiettivi che l’ex governo si era proposto di raggiungere.

Il presidente russo ha quindi indicato Mikhail Mishustin, di estrazione e formazione economica, quale candidato al ruolo di primo ministro, lasciando alla Duma l’ultima parola in merito la sua entrata in carica. Mishustin è già stato definito un tecnocrate, un mero esecutore dell’agenda di Putin, ma sarebbe scorretto e sbagliato trarre conclusioni affrettate senza prima conoscere il suo profilo.

Un tecnocrate, sì, ma efficiente

Mishustin è un moscovita doc: nasce, cresce e si forma nella capitale. Classe 1966, nel 1989 si laurea in ingegneria all’università statale di tecnologia Stankin e nel 1992 consegue un dottorato in economia presso la stessa. Sia nell’ambiente universitario che in quello professionale risalta per una qualità: la dedizione all’obiettivo.

Il suo storico lavorativo, infatti, è molto chiaro: inizia, spesso, ricoprendo posizioni di basso rilievo, scalando i vertici in tempi molto rapidi. Dopo un’iniziale permanenza nell’informatica, dove è stato direttore dell’organizzazione pubblica no-profit Club Internazionale dei Computer, nel 1998 entra nell’ufficio di informatizzazione delle tasse e dei pagamenti del Servizio Tributario Federale (STF).

Le sue capacità non passano inosservate e, nell’arco di un anno soltanto, viene chiamato a ricoprire la carica di viceministro con delega a tasse e tributi. Nel 2004 diventa direttore dell’Agenzia federale del catasto, inquadrata all’interno del ministero dello sviluppo economico, e due anni dopo viene nominato direttore dell’Agenzia federale per la gestione delle Zone Economiche Speciali.

Nel 2008 lascia gli incarichi federali per mettersi in proprio e occuparsi di investimenti, dirigendo il gruppo UFG. Tuttavia, il suo nome continua a riecheggiare nelle stanze del Cremlino, ragion per cui viene richiamato: nel 2009 entra a far parte della riserva personale della presidenza, l’anno seguente assume la dirigenza del STF, quell’agenzia in cui aveva iniziato a lavorare come addetto all’informatizzazione poco più di dieci anni prima.

Per quanto il suo nome risulti poco conosciuto all’opinione pubblica, Mishustin è molto popolare nell’imprenditoria e, ciò, è per via delle riforme da lui portate avanti da quando ha iniziato a dirigere il STF. Semplificazione e lotta agli sprechi, queste sono le parole-chiave che hanno caratterizzato il suo operato, consolidando la sua fama di anti-burocrate e riformatore illuminato.

Fra i suoi risultati più significativi figurano lo snellimento del sistema fiscale per cittadini ordinari ed imprenditori, il forte impulso all’utilizzo di servizi e piattaforme di pagamento elettroniche per ridurre spese superflue e corruzione, l’entrata in funzione di un canale di contatto diretto fra STF e cittadini, e la riduzione delle ispezioni fisiche delle aziende in favore di quelle digitali – quest’ultimo evento ha semplificato enormemente il lavoro per il STF e, al tempo stesso, aumentato l’efficienza dei controlli.

Una scelta molto chiara

Medvedev era sempre più impopolare nell’opinione pubblica, identificato nel personalismo e nella corruzione del partito-sistema Russia Unita, un’entità dal quale lo stesso Putin si è smarcato negli anni recenti, e la sua permanenza al potere avrebbe rappresentato un ostacolo all’agenda riformista e lungimirante del presidente.

Mishustin può essere considerato il frutto di una tradizione peculiare del sistema-Russia: il ricorso a specialisti, noti nelle stanze dei bottoni ma sconosciuti a livello di pubblico, per affrontare situazioni di crisi o di particolare bisogno così da garantire l’autoconservazione dell’ordine profondo. Accadde, ad esempio, proprio nel 1999 con la comparsa di Putin, senza il cui intervento il paese sarebbe sprofondato nella guerra civile e imploso su pressioni dei separatismi e del terrorismo nordcaucasico.

Mishustin è stato ritenuto, fino ad oggi, una garanzia di qualità, una persona esperta e capace, la cui scalata professionale è avvenuta per ragioni meritocratiche, e le cui competenze si estendono dalla finanza privata fino alle tasse e alla digitalizzazione. È il tecnocrate di cui Putin aveva bisogno: più interessato all’efficienza che alle questioni politiche, estraneo ed ostile alla corruzione e, soprattutto, fedele al sistema.

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