Con un ampio sostegno bipartisan al Senato (90 a 8) Mark Esper è stato confermato come nuovo segretario della Difesa degli Stati Uniti, in una nomina arrivata dopo la decisione del presidente Donald Trump di fare dell’ex-segretario all’Esercito il capo del Pentagono. Esper sarà chiamato, quindi, ad andare a ricoprire una carica importante ma rimasta vacante dal 1° gennaio 2019, quando James Mattis si dimise e al suo posto divenne segretario ad interim Patrick Shanahan.

La non riconferma dell’ex-dirigenti di Boeing decisa nel giugno scorso, a seguito del suo coinvolgimento in un caso di presunte violenze domestiche, ha portato prima alla sua sostituzione con lo stesso Esper, che è stato confermato nel ruolo prima da Trump poi dal Senato degli Stati Uniti. La stima per l’ex-segretario all’Esercito del presidente è molta ed è stata confermata dalle dichiarazioni rese dopo il giuramento dello stesso Esper, quando Trump ha sottolineato che “non c’è nessuno più qualificato di lui per guidare il Dipartimento della Difesa e sono fiducioso che sarà uno straordinario segretario”.

Il suo lavoro al vertice dell’Esercito

Per Mark Esper la principale sfida sarà la gestione delle tensioni con l’Iran, ma dovrà anche far fronte a un bilancio stanziato per il Pentagono per l’anno fiscale 2020 minore rispetto alle richieste originarie. Per riuscire a proseguire sui programmi di modernizzazione delle forze armate, oltre che per la gestione ordinaria, Esper probabilmente seguirà il modus operandi già testato con successo per la gestione del bilancio destinato all’Esercito. Al vertice politico della più grande forza armata statunitense, Mark Esper ha istituito una commissione interna per indagare a fondo sui programmi in atto così da verificare se erano sia necessari in base all’ultimo documento di sicurezza nazionale sia allineati alle strategie future dell’Us Army. Un lavoro di successo che ha permesso di individuare programmi considerati non primari dal valore di 30 miliardi di dollari in cinque anni, razionalizzando al meglio il bilancio dell’Esercito sbloccando fondi per ulteriori investimenti. Per quel che riguarda l’Esercito, la commissione interna era formata dallo stesso Esper, dal sottosegretario per l’Esercito, Ryan McCarthy, dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Mark Milley, e dal suo vice, generale James McConville.

Una commissione per razionalizzare le spese?

Ovviamente, al vertice del Pentagono, il lavoro per Esper sarà maggiormente complicato ma dalla sua avrà sia l’esperienza maturata precedentemente sia la possibilità di lavorare nuovamente con Milley e con McConville, dal momento che il primo dovrebbe essere confermato come nuovo capo dello Stato Maggiore congiunto e il secondo gli subentrerà al vertice dell’Esercito. Se Esper dovesse decidere di istituire un pool investigativo interno al Pentagono probabilmente sarà affiancato dal sottosegretario per le acquisizioni Ellen Lord, oltre che dai vertici militari delle diverse forze armate, ovvero: l’ammiraglio John M. Richardson (Us Navy), il generale David L. Goldfein (Usaf), il generale David H. Berger (Usmc) e il generale Joseph L. Lengyel (Ngb). Riuscire a razionalizzare il bilancio della Difesa è una sfida cruciale perché permetterebbe di investire “meglio” i 738 miliardi di dollari previsti per il 2020 e i 740,5 miliardi per il 2021, cifre che seppur elevatissime non soddisfanno appieno le richieste iniziali del Pentagono. Spendere meglio potrebbe dar modo anche di diminuire le richieste al Congresso, riuscendo al tempo stesso a migliorare le capacità delle forze armate statunitensi rendendole perfettamente capaci di rispondere a ogni tipologia di minaccia convenzionale e non.

Da West Point a Raytheon

Dal canto suo Esper proverà a dare a Trump un apporto diverso rispetto a quello dato da Mattis, con il quale l’inquilino della Casa Bianca ha avuto un rapporto complicato e oscillante che sì è concluso con le dimissioni anticipate dell’ex-generale del Corpo dei Marines. Con l’ex-segretario della Difesa Esper condivide la carriera militare, anche se la sua si è conclusa dopo 21 anni con il grado di tenente colonnello, dopo essere stato impiegato con la 101a Divisione aviotrasportata in Kuwait e in Iraq durante la prima guerra del Golfo. Esper è laureato in ingegneria all’Accademia militare di West Point e ha conseguito un master in amministrazione pubblica (Mpa, Master in Public Administration) ad Harvard nel 1995, “completando” i suoi studi con un PhD presso la George Washington University nel 2008. Conclusa la sua esperienza militare Esper ha lavorato per Raytheon arrivando a ricoprire la carica di vice presidente delle relazioni governative per l’azienda che produce radar, sistemi satellitari e missilistici. Un ruolo questo che gli è valso alcune critiche, nel corso del dibattimento per la sua conferma a segretario della Difesa, da parte della senatrice democratica Elizabeth Warren che lo ha attaccato per non aver dato garanzie al riguardo di possibili conflitti di interessi con la sua ex-azienda. Nonostante la critica di quella che è una dei candidati democratici per le elezioni presidenziali del 2020, Mark Esper è stato confermato con maggioranza schiacciante al vertice della Difesa degli Stati Uniti.