“L’America non è il Canada. E il Canada non farà mai, mai, parte dell’America in alcun modo, forma o aspetto”. Con queste parole Mark Carney, nuovo primo ministro del Canada dal 14 marzo, ha salutato i militanti del Partito Liberale dopo le dimissioni di Justin Trudeau dalla guida del Paese. Uomo d’affari, banchiere centrale e infine rappresentante delle istituzioni, Carney giunge a tenere le redini del Governo di Ottawa senza aver mai ricoperto una carica elettiva prima d’ora e dopo un’ondata di impopolarità che ha travolto i liberali i quali, per evitare il tracollo alle elezioni generali che si celebreranno in autunno, necessitavano di un cambio della guardia.
Dopo dieci anni di governo, la stella di Trudeau della galassia liberal-progressista nordamericana ha cominciato a brillare meno dopo l’implementazione di una serie di leggi che hanno avuto un impatto negativo sulle classi popolari come la carbon tax. Punto di non ritorno per una rinnovata luna di miele tra Trudeau e la sua gente, secondo diversi analisti, è stato il blocco dei conti correnti dei camionisti scesi in piazza a protestare contro gli obblighi vaccinali, che ha dato l’immagine di un leader disposto a promuovere iniziative molto stridenti con l’idealtipo di democrazia. Date le circostanze, per i liberali Carney può essere un cavallo da corsa più performante per tagliare il traguardo delle elezioni, ma secondo i più scettici il neo premier sarebbe l’incarnazione di istanze ancora più radicali di quelle sposate da Trudeau e che hanno suscitato la reazione populista in Europa e in America.
Dalla finanza alla politica, chi è Mark Carney
Nato a Fort Smith, nei Territori del Nord-Ovest, Mark Carney si è laureato in Economia ad Harvard nel 1988, per poi proseguire gli studi a Oxford, ottenendo un master nel 1993 e un dottorato nel 1995. Il suo percorso professionale ha preso slancio con un’esperienza di oltre dieci anni in Goldman Sachs dove ebbe un ruolo chiave nella gestione della crisi finanziaria russa del 1998, un episodio che suscitò polemiche per il duplice coinvolgimento della banca d’affari come consulente e, al contempo, speculatore sul debito di Mosca.
Nel 2003, Carney ha fatto il suo ingresso nella Banca del Canada come vice governatore e dopo una breve parentesi al ministero delle Finanze è diventato presidente dell’istituzione nel 2008, proprio agli albori della crisi economica da cui gran parte del mondo non si è ancora ripreso. All’epoca Carney assurse agli onori della cronaca per essere il più giovane governatore della Banca centrale di uno dei Paesi del G20. Il suo prestigio internazionale crebbe ulteriormente quando, nel novembre 2012, fu scelto per guidare la Banca d’Inghilterra, diventando il primo governatore non nativo del Regno Unito. Durante il suo mandato si scagliò con veemenza contro la campagna a favore della Brexit.
Dopo l’esperienza britannica, Carney è tornato sulla sponda dell’Atlantico che gli ha dato i natali e qui è diventato prima consigliere per il clima alle Nazioni Unite per poi essere accolto alla corte di Trudeau come possibile sostituto dell’ex ministra delle Finanze Chrystia Freeland, dimessasi in polemica con l’allora premier proprio sulla postura da tenere rispetto alla guerra commerciale che gli Usa si apprestavano a inaugurare. Non sarà diventato ministro, ma Corney è riuscito in qualcosa di meglio espugnando il partito e giurando come 24esimo primo ministro di Carlo III (il Canada è membro del Commonwealth britannico).
Il contraltare a Trump
Il rapporto tra il presidente degli Stati Uniti e il premier canadese non è mai stato idilliaco neanche in passato e non solo ora per via dell’introduzione dei dazi. Nel 2018, un anno dopo l’insediamento di Trump e i primi effetti delle tariffe doganali, Carney dichiarò: “C’è una crescente possibilità che l’incertezza commerciale possa cristallizzare i rischi di lunga data di un brusco ritorno dei tassi di interesse a lungo termine, di una maggiore avversione al rischio e di un generale inasprimento delle condizioni finanziarie globali”.
A generare attrito tra i due non ci sono solo le differenze sui temi economici ma anche altro come le politiche green. Durante un discorso a una conferenza sul clima a Glasgow, Carney affermò che tutte le decisioni finanziarie dovevano essere prese tenendo conto del cambiamento climatico in corso, mentre Trump aveva firmato l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi.
Se poi si parla di cultura woke, i due sono su posizioni del tutto inconciliabili. L’amministrazione Usa sta conducendo una vera e propria crociata contro l’armamentario ideologico e lessicale del politicamente corretto, Carney ha recentemente asserito che il Canada promuoverà sempre le politiche di inclusività a differenza di quanto accade al di là del confine.
Dato il retroterra ideologico di Carney, per i detrattori si tratta di un semplice tecnocrate prestato alla politica che sposa temi cari alle élite neoliberali ma piuttosto impopolari nella popolazione e dunque destinato a fare la stessa fine di Trudeau. Intanto, però, il Partito Liberale con la sua leadership sta risalendo nei sondaggi e accorcia la distanza con il Partito Conservatore che rimane tuttavia il favorito. Il motivo? Le recenti esternazioni di Trump relative all’annessione del Canada come 51esimo Stato della federazione a stelle e strisce sono salite in cima alla classifica delle preoccupazioni dei canadesi e su di esse Carney sta facendo leva per racimolare consenso accusando gli Usa di voler distruggere il loro stile di vita.

