Le scelte dei ministri del suo governo  operate dal presidente  Donald Trump  sono state parecchio, ed in realtà continuano ad essere, criticate dall’opposizione democratica e dai media progressisti. Tra queste  c’è stata quella dell’ex amministratore delegato della World Wrestling Entertainment (WWE), Linda McMahon, come capo della Small Business Administration, cioè come ministro per la piccola e media impresa degli Stati Uniti d’America.  L’equivalente del nostro ministero dello Sviluppo Economico.Originaria della Contea irlandese di Galway,  Linda McMahon avevà già provato ad  intraprendere la carriera politica quando nel 2010, durante le elezioni parlamentari, era stata candidata dai repubblicani per il Senato, ma era stata sconfitta dal democratico Blumenthal nello Stato del Connecticut, nonostante avesse speso più di 50 milioni di dollari per la sua campagna elettorale.Trump ha dichiarato subito dopo la nomina:  “Linda ha un incredibile background ed è ampiamente riconosciuta come una delle più importanti executive e consulente d’affari a livello globale”. Il peso di Linda McMahon nella storia WWF/WWE è molto relativo: se a livello dirigenziale, infatti, ha contribuito assieme al marito a far sì che un’azienda inizialmente piccola divenisse nel tempo un colosso dell’economia mondiale, il suo ruolo on screen è stato molto minoritario, poco assiduo e non troppo apprezzato dagli stessi fan di wrestling. Linda McMahon, d’altro canto, è stata utilizzata più per i cosiddetti segmenti del genere comedy che per delle vere e proprie storylines strutturali del prodotto targato WWE. Donald Trump, del resto, è stato importante per la WWE negli anni passati, non tanto per il wrestling in generale quanto per questa specifica compagnia di entertainment: Trump sponsorizzò Wrestlemania, la principale manifestazione sportiva della WWE, nelle edizioni numero 4 e 5 che si disputarono entrambe ad Atlantic City, a pochi passi da uno dei suoi Trump Plaza. prese parte a Wrestlemania 23 dove, mettendo in palio la sua chiacchierata capigliatura, consentì alla compagnia di avere un’ esposizione mediatica tale da realizzare il numero di acquisti in pay-per-view più alto della propria storia,Infine, nel 2009, il suo acquisto simulato della trasmissione serale del lunedì sera, Raw, fece sì, sempre nella finzione, gli investitori della WWE andassero nel panico per diverse ore costringendo la compagnia a “restituire” lo show del lunedì sera (al doppio della cifra “spesa” da Trump per “acquistarlo”) a Vince McMahon, il marito di Linda McMahon, in quella che rimane ancora oggi come una delle puntate più viste della storia del programma. Trump, inoltre, è stato inserito nell’Hall of Fame della WWE nel 2013, l’arca della gloria che contiene le personalità più importanti per il mondo del pro-wrestling e più specificatamente per questa compagnia. Il rapporto tra Donald Trump e Linda Mc Mahon, insomma, è consolidato da decenni e quando l’attuale presidente ha dovuto pescare tra le forze repubblicane, ha optato anche per l’ex amministratore delegato della WWE. Molto riduttivo, allora, parlare  di un ex wrestler divenuto ministro come hanno fatto molte testate, Linda McMahon è stata a capo di un gigante dell’economia americana, proviene da una famiglia storicamente repubblicana e lei stessa orbita attorno al Gop da decenni.

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