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FALLO CON NOI

Matteo Salvini è negli Stati Uniti anche per rafforzare l’asse con l’universo politico trumpiano. Tra le tante questioni poste sul tavolo del confronto tra il leader leghista e gli esponenti dell’amministrazione statunitense, ce n’è una che al vertice del Carroccio sta in maniera particolare a cuore: adottare lo choc fiscale, quello che negli States è passato per il tramite di una riforma organica, anche in Italia.

Non sarà semplice per due fattori: in primis l’alleato di governo grillino non sembra voler assecondare questo disegno – il MoVimento 5 Stelle non ha mai fatto della flat tax un suo cavallo di battaglia – in secundis l’Unione europea, specie dopo i risultati dello scorso 26 maggio, pare davvero maldisposta a concedere all’esecutivo italiano uno spazio di manovra significativo sulla situazione dei conti interni. Ma Matteo Salvini avrà comunque modo di comprendere quale strategia adottare. Tutto passa per lo scambio con Grover Norquist, che è una delle menti, se non la mente, dietro la riforma che ha consentito ai fondamentali economici americani di presentarsi come abbiamo raccontato più volte e cioè bene, anzi meglio rispetto a buona parte delle più ottimistiche previsioni.

Norquist ha un avversario, per nulla idealistico, che è sempre stato dichiarato: la longa manus dello Stato nelle tasche dei cittadini. Il liberismo e non la dottrina sociale, che è invece molto tenuta in considerazione dalle forze europee popolar – populiste, costituisce il canovaccio centrale del pensiero dell’uomo che sussurra a The Donald in materia fiscale. La sua concezione è riassumibile mediante un virgolettato che gira sul web e che è associato al presidente dell’Americans for Tax Reforms: in sintesi, con la frase in questione, Grover Norquist sostiene che lo Stato debba essere rimpicciolito a tal punto da poter essere affogato in una vasca bagno. Il ministro dell’Interno italiano, insomma, avrà modo di confrontarsi con l’espressione di un mondo che è tutto fuorché un promotrice di interventi assistenzialisti, quali quello sul reddito di cittadinanza.

L’attivista politico a stelle e strisce – proviamo a prevedere – spiegherà magari quali meccanismi mettere in campo per poter abbassare l’aliquota destinata alle aziende di circa 15 punti percentuali, perché è questo quello che è accaduto con il tanto sbandierato “choc fiscale” voluto da Trump e dai repubblicani. Le forze sovraniste del Vecchio continente guardano al modello di Washington per raggiungere un’autonomia piena e per assicurarsi di avere un alleato di peso oltreoceano: non è un mistero. Ma l’inquilino del Viminale, in questo caso, ha preferito l’apertura di una dialettica con chi, come il segretario di Stato Mike Pompeo del resto, sta predisponendo il futuro geopolitico dell’Occidente e del mondo intero.

Non c’è troppa partitocrazia in questa visita di Matteo Salvini, che è invece densa di appuntamenti con quelli che noi italiani chiameremmo “uomini del fare”. È di sicuro il segno di una svolta, anche in relazione al regime di tassazione, che il segretario della Lega vuole operare e in fretta.