Chi è Ehud Olmert, l’ex primo ministro israeliano feroce critico di Netanyahu: “Soluzione a due stati unica alternativa”

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“Benjamin Netanyahu è dalla parte sbagliata della storia e non rappresenta neanche gli interessi degli israeliani”. A dirlo, il 21 settembre, sul palco del Festival di Open, a Parma, è stato Ehud Olmert, ex Primo ministro israeliano, il cui profilo politico, negli ultimi anni, ha subito diverse trasformazioni. Ottant’anni compiuti il 30 settembre, Olmert, oltre ad aver ricoperto la carica di premier dal 4 maggio 2006 al 31 marzo 2009, è stato anche vice Primo ministro, ministro delle Finanze e ministro dell’Industria del governo di Ariel Sharon, ma anche più volte deputato della Knesset (il parlamento monocamerale israeliano) e sindaco di Gerusalemme.

Ma, soprattutto, Olmert è stato uno dei più importanti e influenti esponenti del Likud, il partito della destra israeliana, di cui è attualmente presidente proprio Netanyahu, prima di lasciarlo per aderire, nel 2006, a Kadima (partito di centro fondato da Sharon nel 2005 e sciolto dieci anni dopo). Da tempo contrasta pubblicamente la politica del premier in carica e, circa un anno fa, insieme a Nasser al Qidwa, ex ministro degli Affari esteri dell’Autorità nazionale palestinese e nipote di Yasser Arafat, in un’intervista rilasciata alla Cnn, ha illustrato un piano di pace per fermare le violenze e la politica offensiva di Netanyahu.

L’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert

Le origini, la famiglia e la carriera politica

Olmert è nato a Binyamina il 30 settembre 1945 ed è figlio Bella Wagman e di Mordechai Olmert, un ex politico di Herut, il principale partito nazionalista conservatore israeliano dal 1948, fino alla sua fusione proprio con il Likud, 40 anni dopo, e membro della Knesset dal 1955 al 1961. I suoi genitori sfuggirono alle persecuzioni in Ucraina e in Russia, trovando rifugio ad Harbin, in Cina, ed emigrarono nella Palestina mandataria nel 1933. Si è formato all’Università ebraica di Gerusalemme, dove si è laureato in psicologia, filosofia e giurisprudenza. È stato eletto, per la prima volta, alla Knesset, nel 1973, a 28 anni (la prima di 8 elezioni). Il 1988 è stato l’anno in cui ha avuto il suo primo ruolo ministeriale, ricoprendo l’incarico di ministro senza portafoglio, durato due anni. Dal 1990 al 1992 è diventato ministro della Salute, mentre nel 1993 è stato eletto sindaco di Gerusalemme. L’incarico di primo cittadino l’ha ricoperto per 10 anni, lasciando quel ruolo per entrare a far parte del governo di Sharon, per cui è stato nominato ministro del Commercio e delle Comunicazioni, e, dal 2005 al 2006, ministro delle Finanze, dopo le dimissioni di Netanyahu (che, all’epoca, ricopriva quella carica).

La malattia di Sharon, la politica nazionale e il calo

A poche settimane dalla fondazione di Kadima, Sharon, colpito prima da un ictus e poi da un’emorragia cerebrale, è costretto ad allontanarsi dalla vita politica attiva, ma, nel 2006, il suo partito è vincitore delle elezioni. Date le sue precarie condizioni di salute, Sharon, rimasto in coma a lungo, è stato ufficialmente destituito dalla carica di premier e al suo posto è subentrato ad interim proprio Olmert. Una volta ricevuto il mandato, il nuovo premier ha formato un nuovo governo, che, oltre ovviamente a Kadima, ha ricevuto l’appoggio anche del Partito Laburista e di altre formazioni, che gli hanno consentito di ottenere la fiducia e di insediarsi. In quella circostanza, Olmert diventa, quindi, Primo ministro e ministro del Welfare. A seguito della guerra con il Libano, nel 2006, conflitto che avviene sul suolo libanese e che dura 34 giorni, la sua popolarità politica crolla e vengono chieste le sue dimissioni. La guerra termina con l’entrata in vigore di un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni unite nell’agosto del 2006, ma la vera fine arriva a settembre, quando Israele revoca il blocco navale. La situazione peggiora, nel 2007, quando il suo indice di gradimento scende anche a causa di una serie di scandali finanziari che gli vengono attribuiti. Nel 2008 ha rassegnato formalmente le sue dimissioni da capo del governo, mantenendo il premierato ad interim fino alla formazione del nuovo esecutivo, nel febbraio del 2009.

I rapporti tra Israele e Palestina

Nello stesso anno, Olmert ha riavviato i negoziati territoriali con palestinesi e siriani, cambiando radicalmente una narrazione consolidata in Israele fino ad allora, prendendo una posizione netta. Due anni prima, per esempio, nel 2007, durante il suo governo, parlando della Conferenza di pace di Annapolis, negli Stati Uniti, aveva sottolineato la necessità di negoziare con i palestinesi. Il summit, infatti, aveva lo scopo di ripresentare il processo di pace tra Israele e Palestina, attuando una roadmap per la pace.

L’ex primo ministro israeliano, Ehud Olmert, insieme a Mahmoud Abbas.

I negoziati proseguirono dopo la conferenza, ma sia Olmert, sia Mahmud Abbas presentarono proposte incompatibili l’una con l’altra e, alla fine, non si raggiunse un accordo. Eppure, in quella fase, Olmert riuscì a infrangere un tabù sociale e ad Haaretz dichiarò: “Se arriverà il giorno in cui la soluzione dei due stati crollerà e ci troveremo di fronte a una lotta in stile sudafricano per l’uguaglianza dei diritti di voto (anche per i palestinesi nei territori), allora, non appena ciò accadrà, lo Stato di Israele sarà finito”.

La proposta di pace e il contrasto con Netanyahu

Quanto accaduto nella vita di Olmert tra le sue dimissioni e il 7 ottobre 2023 ha incluso, un’assoluzione e un verdetto di secondo carico che lo ha giudicato colpevole di frode e di abuso di fiducia (breach of trust) nell’affare Talansky. Nel maggio 2015 è stato condannato a otto mesi di carcere per corruzione aggravata. Ma ciò che lo ha riportato sulla scena internazionale, nell’ultimo anno in particolare, è stata appunto la proposta per giungere a una pacifica convivenza, che viene illustrata con Al Qidwa, in giro per il mondo. Il piano, diffuso nell’estate del 2024, prevede una reciproca cessione territoriale. A Israele andrebbe il 4,4% della Cisgiordania (dove sono concentrati gli insediamenti dei coloni), in cambio della cessione di una porzione analoga di territorio per la creazione di un corridoio di collegamento tra il West Bank e la Striscia di Gaza. Agli israeliani, poi, andrebbe la parte ovest di Gerusalemme, mentre quella Est diventerebbe la nuova capitale palestinese, con un’amministrazione fiduciaria di cinque Paesi a gestire la città antica e i luoghi sacri. Entrambi ritengono che per la liberazione degli ostaggi in vita e la consegna delle spoglie dei morti sia necessario partire dalle proposte dell’ex presidente americano, Joe Biden.

Non esistono alternative a una soluzione a due Stati

Il piano illustrato da Olmert e da Al Qidwa ha suscitato inevitabilmente interesse, soprattutto per le posizioni di entrambi, anche se al momento, nessuno dei due ricopre un ruolo istituzionale riconosciuto. La bozza d’accordo a cui hanno lavorato i due esponenti tiene conto dei due precedenti (e storici) negoziati di pace, cioè quello del 2000 a Camp David, e quello del 2008, tra Mahmoud Abbas e lo stesso Olmert. “Non esistono alternative a una soluzione a due Stati, Stato israeliano e Stato palestinese, uno di fianco all’altro”, aveva detto, sempre a Parma, l’ex premier, aggiungendo che “dobbiamo fermare la guerra, dobbiamo iniziare a parlare”. Nel giorno della sua visita nella città emiliana, sono state molte le proteste del corteo guidato dalla Comunità palestinese, che ha ricordato il passato di destra di Olmert e le sue posizioni più ambigue. “I miei ricordi rispetto a quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza partono dal 7 ottobre, con il brutale attacco dei terroristi (di Hamas, ndr), che hanno ucciso centinaia di persone, trucidate, macellate, prese prigioniere, ma quello che vediamo oggi è terribile – aveva detto, mentre dalla via vicina alla piazza si levavano cori che lo hanno definito assassino -. L’uccisione di migliaia di innocenti deve smettere subito e doveva smettere tempo fa, prima che io e Nasser al Qidwa, un anno fa, presentassimo la proposta per la cessazione delle ostilità”.