Gli Stati Uniti, il crogiolo di Dio secondo Israel Zangwill, a 250 anni dalla loro fondazione stentano ancora a definire chi sia l’americano-tipo. Al netto delle disquisizioni sociologiche, inquadrare statisticamente gli americani è antica competenza del Census, soprattutto se in gioco ci sono gli esiti elettorali. A una manciata di settimane dalle midterm, l’Ufficio del Censimento americano propone di aggiungere due nuove sezioni al Codice dei Regolamenti Federali che disciplina il censimento decennale.
In primo luogo, propone di aggiungere una sezione che delinei i criteri di residenza utilizzati per identificare la “residenza abituale” di ciascuna persona, come necessario per determinare se e dove includerla nel censimento della popolazione in tutti gli Stati Uniti. In secondo luogo, l’Ufficio del Censimento propone di aggiungere una sezione che stabilisca standard e restrizioni per l’inclusione di determinate domande demografiche nel questionario.
Il primo aspetto riguarda chi viene conteggiato ai fini dell’apportionment, cioè della distribuzione dei seggi alla Camera dei rappresentanti tra gli Stati. La proposta stabilisce che saranno conteggiati gli stranieri che, al 1° aprile dell’anno censuario, siano cittadini statunitensi oppure lawful permanent residents, cioè titolari della green card. Gli altri cittadini stranieri, invece, non verrebbero conteggiati.
Questo significa che la modifica non riguarderebbe soltanto gli immigrati privi di status legale. Verrebbero esclusi anche, tra gli altri, lavoratori temporanei, studenti internazionali, rifugiati e richiedenti con status temporaneo o umanitario che non siano lawful permanent residents. È una differenza importante rispetto al sistema attuale nel quale tutte le persone con una usual residence negli Stati Uniti vengono incluse, cittadini e non cittadini, indipendentemente dallo status migratorio.
Ma veniamo alla seconda questione. Nel marzo 2024, l’Office of Management and Budget aveva approvato nuovi standard federali per le categorie race ed ethnicity. Il Census Bureau aveva dichiarato che stava preparando l’implementazione di questi nuovi standard proprio nel Census 2030. La revisione prevedeva, tra le altre cose, una domanda combinata race/ethnicity e una nuova categoria minima Middle Eastern or North African (MENA). Ora, il Census Bureau propone di stabilire per regolamento che nel questionario utilizzato per l’enumerazione non compaia alcuna domanda su etnia o orientamento sessuale. La disposizione proposta è molto precisa: queste domande sarebbero escluse da qualsiasi questionario. Il Bureau sostiene che eliminare queste domande ridurrebbe il carico per gli intervistati e i rischi legati alla riservatezza dei dati. La proposta sostiene inoltre che il censimento dovrebbe concentrarsi sulla sua funzione costituzionale fondamentale: contare la popolazione.
Si tratta al momento di una proposta regolamentare, non di una decisione definitiva. Il Federal Register ha aperto una fase di consultazione pubblica e il termine per presentare osservazioni è 13 ottobre 2026. Il documento è stato firmato l’8 settembre dal segretario al Commerce Howard Lutnick ed è stato pubblicato il 10 settembre.
A chi fa comodo?
Un’amministrazione che ha fatto dello smantellamento delle politiche DEI perché potrebbe giovarsi del non porre quesiti sull’etnia? Trump ha a lungo criticato il fatto che gli immigrati che vivono illegalmente negli Stati Uniti siano inclusi nel censimento, che viene utilizzato per determinare quanti seggi spettano a ciascuno stato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e nei distretti legislativi statali. Nel suo primo mandato, Trump cercò di aggiungere una domanda sulla cittadinanza al censimento del 2020, ma fu bloccato dalla Corte Suprema, che stabilì che il governo federale aveva fornito una motivazione “pretestuosa”.
La mossa, infatti, potrebbe cambiare significativamente la rappresentanza politica e i finanziamenti federali che ogni Stato riceve. Questo sforzo potrebbe avere effetti devastanti, lasciando città e Stati con una popolazione immigrata relativamente elevata con aiuti federali e rappresentanza politica insufficienti. Una simulazione del New York Times ha rilevato che, applicando oggi la nuova metodologia, Texas e Florida potrebbero ottenere un seggio in meno rispetto a uno scenario nel quale venissero conteggiati tutti i residenti.
È un dato interessante perché sono entrambi Stati a maggioranza politica repubblicana. Il Texas, in particolare, ha circa 1,7 milioni di immigrati privi di status legale secondo le stime. La California è un altro Stato potenzialmente molto esposto. Una precedente analisi del Pew Research Center, realizzata nel 2020 sulla base delle stime allora disponibili, indicava che l’esclusione degli immigrati irregolari avrebbe fatto perdere alla California un seggio aggiuntivo rispetto alla perdita già prevista nello scenario ordinario. Florida e Texas avrebbero anch’essi perso un seggio rispetto allo scenario di conteggio completo.
Le simulazioni più recenti indicano, tra gli Stati che potrebbero beneficiare del cambiamento, Minnesota e Oregon. In una simulazione basata sulle stime FWD.us, entrambi potrebbero ottenere un seggio che altrimenti non avrebbero. Un’altra simulazione, utilizzando stime Pew, produce invece un risultato parzialmente diverso, con Minnesota e Ohio tra gli Stati che potrebbero beneficiare.
Tutto questo, al momento, non rischia alcun impatto sulle imminenti midterm. La proposta del Census Bureau, infatti, non cambierà il numero di deputati che gli Stati eleggeranno il 3 novembre 2026. L’apportionment sulla base del censimento 2030 avverrà dopo la pubblicazione dei nuovi dati, prevista entro il 2031. Il programma ufficiale del Census Bureau prevede infatti la consegna dei dati per il redistricting entro il 1° aprile 2031.
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