Ex capo di Stato maggiore dell’esercito, atletico quanto silenzioso, sempre preceduto dalla fama d’essere uomo di grande integrità morale, pronto a prendere decisioni risolute se necessario, Benny Gantz si trova a essere per la seconda volta in un anno l’antagonista di Bibi Netanyahu alle elezioni in Israele. Elezioni che devono cercare un governo in grado di trovare una maggioranza alla Knesset che garantisca la stabilità. Secondo parte dell’opinione pubblica, Gantz incarna la quintessenza del soldato israeliano ideale: una qualità che piace anche a quella parte di elettorato che propende per la destra e desidera un uomo forte alla guida del governo. Ma il suo vero asso nella manica in questo secondo round elettorale è sempre lo stesso: le accuse di corruzione e gli scandali che pesano sull’ex premier Netanyahu. Rieletto per la quarta volta primo ministro, e divenuto il più longevo politico alla guida d’Israele.

Sposato e padre di quattro figli, originario di Kfar Ahim, un villaggio di agricoltori della parte centrale del paese, Gantz discende da una coppia di sopravvissuti dell’Olocausto provenienti da Ungheria e Romania. Arruolatosi nelle Forze di difesa israeliane nel 1977 come volontario, entra a far parte delle brigate paracadutiste e nel 1979 viene portato al grado di ufficiale, prima al comando dell’unità Shaldag dell’aviazione israeliana, poi al comando della divisione della riserva, e infine quella della brigata paracadutisti 1997. Nei 30 anni di servizio attivo, il “soldato d’Israele” ha preso parte a tutti i conflitti e le crisi che lo Stato ebraico ha affrontato, guidando operazioni per il ripristino della sicurezza in aree a rischio, e ricoprendo ruoli di comando sul campo durante la seconda intifada. Arrivato ai vertici dell’esercito, è stato anche attaché militare a Washington e capo di Stato Maggiore tra il 2011 e il 2015 – periodo durante il quale l’esercito israeliano ha condusse due importantissime operazioni militari nella Striscia di Gaza. Dal 2019 ha preso la guida del cosiddetto “partito dei generali“, una formazione politica centrista nata dalla fusione di Yesh Atid e Yair Lapid.

Come leader dell’alleanza “Bianco e Blu” – formazione che prende il nome dai colori della bandiera israeliana – Gantz è stato investito del compito di rappresentare la figura del “anti Bibi” alle elezioni; ma nella sua corsa politica è affiancato dall’ex ministro delle Finanze, Yair Lapid, in passato giornalista dalle posizioni laiche. Nel caso di una vittoria bianco e blu infatti, il patto stretto fra i due prevede che Gantz, una volta diventato primo ministro, lasci il posto dopo due anni di mandato a Lapid, per onorare una giusta alternanza. La formazione centrista che corre contro Likud, il partito di Netanyahu, conta molti ex militari, fra cui due altri ex capi di stato maggiore: Moshe Yaalon e Gabi Ashkenazi.

Quale antagonista del Primo ministro Netanyahu, l’ex ramatkal d’Israele (capo di stato maggiore generale, ndr) ha incentrato la sua campagna elettorale su un programma che promette di sfidare gli ambienti ultra-ortodossi della società israeliana sulle questioni relative al rapporto stato/religione, e che si definisce più moderato riguardo questioni politico-militari, senza contemplare però alcun tipo di disimpegno dalle aree strategiche. Nelle sue uscite pubbliche Gantz ha sempre dipinto Netanyahu come un pericolo per la democrazia, additandolo come corrotto che applica una politica autoritaria e spregiudicata. La sua acredine nei confronti del premier uscente lo ha addirittura portato a considerare, dati i pronostici di una nuova, possibile, instabilità post-elettorale, l’opzione di un governo di unità nazionale guidato dalla colazioni Bianco-blu che comprenda Likud nell’esecutivo, ma rigorosamente senza Netanyahu.

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