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In Thailandia è iniziata l’era di Anutin Charnvirakul. Dopo la grave crisi politica costata il posto alla prima ministra Paetongtarn Shinawatra, coinvolta nella diffusione pubblica di una delicatissima telefonata privata con l’ex leader cambogiano, Hun Sen, nella quale la signora utilizzava termini non proprio lusinghieri in merito alla disputa territoriale con Phnom Pehn, il Parlamento thailandese ha eletto questo navigato 58enne, capo del partito conservatore Bhumjaithai.

Anutin (in Thailandia i politici vengono citati solitamente con il nome proprio) dovrà teoricamente rispettare un paio di impegni non da poco: i legislatori del Partito del Popolo, la principale forza di opposizione, hanno accettato di sostenere la sua candidatura a condizione che si impegnasse a indire elezioni nel giro dei prossimi quattro mesi e a indire un referendum per riscrivere la Costituzione.

C’è già chi si chiede se il nuovo primo ministro rispetterà gli impegni presi, visto che in passato ha più volte infranto vecchie alleanze. “Lavorerò al massimo, ogni giorno, senza ferie, perché non c’è molto tempo”, ha dichiarato dal canto suo Anutin.

Il momento di Anutin Charnvirakul

Il partito di Anutin è soltanto il terzo più grande in Parlamento, e questo significa che il suo leader non è certo il primo ministro preferito dalla maggior parte dell’elettorato. Tuttavia, il complicato sistema politico thailandese ha offerto questa rara opportunità data l’inadeguatezza di optare per altre figure.

Le sentenze della Corte Costituzionale hanno messo fuori gioco Pita Limjaroenrat, il candidato di spicco del Partito del Popolo, il più grande del Paese, così come i volti più noti del Partito per i Thai di Thaksin Shinawatra, ossia la figlia di Thaksin, Paetongtarn Shinawatra, rimossa dall’incarico la scorsa settimana, e il predecessore Srettha Thavisin, rimosso un anno prima.

“Sappiamo che il Partito del Popolo ha collaborato e fatto sacrifici per trovare una soluzione per la Thailandia durante un periodo di crisi”, ha dichiarato Anutin. Lo stesso Anutin che, negli ultimi anni, ha incrementato la propria influenza nella seconda economia più grande del Sud Est Asiatico per lo più attraverso il partito Bhumjaithai, con radici nelle comunità agricole della regione nordorientale inferiore del Paese.

Un magnate esperto e navigato

Anutin, figlio di un ex ministro, Chavarat Charnvirakul, proviene da una famiglia proprietaria di una delle più grandi imprese edili della Thailandia, la Sino-Thai Engineering and Construction PCL (nota anche come Stecon), responsabile di alcuni mega progetti infrastrutturali di alto livello, tra cui l’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok.

Alla guida del partito Bhumjaithai – alla lettera “orgoglioso di essere thailandese” – Anutin ha utilizzato l’arma del conservatorismo per gestire le lotte di potere che hanno da sempre dominato la politica del Paese. Non a caso, la sua formazione politica non possiede alcuna ideologia forte ad eccezione del massimo sostegno alla monarchia nazionale; un sostegno culminato persino nell’impegno di modificare la legge sulla lesa maestà in base alla quale criticare il re può costare fino a 15 anni di carcere.

Anutin, già vicepremier, ministro degli Interni e della Salute, ha sostenuto la depenalizzazione della cannabis. La modifica legislativa è stata però duramente criticata per essere stata approvata in maniera goffa e frettolosa, nonché per aver dato vita a numerose controversie (molte delle quali ancora da risolvere).

Nella vita privata, che è solito condividere sui social network, il neo primo ministro thailandese colleziona amuleti buddisti, suona il sassofono e ama lo street food. È solito, infine, utilizzare i suoi jet per consegnare organi ai pazienti sottoposti a trapianto.

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