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Stabilità e sicurezza da raggiungere attraverso la salvaguardia della pace nella regione. Stop al rafforzamento militare e porte del dialogo apertissime con la Cina. Sono questi i punti chiave dell’agenda di Cheng Li Wun, 55 anni e nuova leader del Kuomintang (Kmt), il partito nazionalista di Taiwan all’opposizione.

La signora ha ottenuto 65.122 voti da parte dei membri del Kmt (50,15%) e ha avuto la meglio sul suo principale sfidante, l’ex sindaco di Taipei, Hau Laung Bin (35,85%), e su altri candidati secondari tra i quali Lo Chih Chiang (10,4%), Chang Ya Chung (1,91%), Cho Po Yuan (1,5%) e Tsai Chih Hung (0,2%).

La vittoria di Cheng, che assumerà le redini del partito a novembre, è importante per almeno tre motivi. Primo: è la seconda leader donna eletta nella storia del Kmt. Secondo: rappresenta una ventata d’aria fresca perché è considerata estranea all’élite tradizionale del Kmt. Terzo: il Kuomintang, pur come detto facendo parte dell’opposizione, creerà ancora più problemi al governo progressista di William Lai.

https://twitter.com/KarenFactsLover/status/1979669614968664217

Chi è Cheng Li Wun

Sulla carta Cheng non era favorita per la vittoria finale. Ha però superato avversari molto più quotati combinando un eccellente uso dei social media al suo carisma per raggiungere la vetta dei sondaggi. A proposito di web, alcuni dei suoi rivali l’hanno accusata di aver ricevuto aiuti online da “forze esterne”, ricostruzione che il team della signora ha smentito e rispedito ai mittenti.

La storia di Cheng è curiosa: ha studiato Giurisprudenza a Taiwan e alla Temple University negli Stati Uniti, per poi conseguire un Master in Relazioni internazionali presso l’Università di Cambridge in Gran Bretagna. In passato faceva parte del Partito Democratico Progressista (Dpp) – lo stesso di Lai oggi al governo – e condannava il “regime spietato e assolutamente crudele” mantenuto dal Kmt sull’isola fino al 1987.

Cambiò tuttavia idea, soprattutto per quanto riguarda le relazioni tra Taiwan e Cina, e si unì ai nazionalisti nel 2005, ricoprendo per due mandati la carica di parlamentare, portavoce del governo e vicesegretario generale del partito. Oggi è una convinta sostenitrice dell’ideologia che anima il Kuomintang: Taiwan appartiene a un sistema politico cinese più ampio.

“Costruire la pace”

In campagna elettorale Cheng ha avvertito che se Taiwan dovesse continuare ad affidarsi agli Stati Uniti, l’isola rischia di essere coinvolta in qualche grande accordo che l’amministrazione repubblicana potrebbe stringere con la Cina senza interpellare prima Taipei. “Non dobbiamo diventare un sacrificio o la merce di scambio di Trump”, e Taiwan “non deve diventare un’altra Ucraina“, ha più volte ripetuto la signora.

Alle domande relative all’aumento della spesa militare, Cheng ha detto di non sostenere i piani di Lai “perché un simile budget per la difesa è troppo alto e irragionevole per Taiwan” e giurato di non trasformare l’isola in “un bancomat per gli Stati Uniti”.

“Esorto il Dpp a non seminare odio o divisione e a smettere di giocare le carte dell’anti Cina e dell’anticomunismo solo per manipolare le elezioni e scatenare battaglie politiche interne”, ha dichiarato Cheng nel suo discorso di vittoria presso la sede centrale del Kmt. E ancora: “Dovremmo dimostrare insieme la massima sincerità e buona volontà per attenuare gli scontri e le divergenze tra le due sponde dello Stretto e garantire che non ci siano più guerre nella regione”.

Il Kmt non controlla la presidenza dell’isola ma insieme al suo alleato, il Partito Popolare di Taiwan, detiene un numero di seggi sufficiente per formare un blocco di maggioranza nella legislatura, un’insidia non da poco per il Dpp di Lai.

William Lai
Il presidente taiwanese William Lai in visita a una base militare.

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