Le elezioni legislative in Portogallo si sono concluse con la netta affermazione del Partito Socialista del premier uscente Antonio Costa, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi dell’Assemblea della Repubblica. La vittoria dei progressisti ha oscurato un altro dato importante emerso dalle urne e relativo allo schieramento conservatore. L’estrema destra nazionalista del partito Chega (Basta!) ha ottenuto il 7.2% dei voti e 12 scranni in Parlamento affermandosi sullo scenario politico lusitano. Il risultato di Chega potrebbe sembrare poco entusiasmante ma la situazione deve essere analizzata in prospettiva. Il movimento ha ottenuto un seggio, per la prima volta nella sua storia, alle consultazioni del 2019 mentre le cose sono andate decisamente meglio alle elezioni presidenziali del 2011 quando il leader André Ventura si è piazzato terzo con l’11% dei consensi. Il Portogallo è stato, per molti anni, tra i pochi Paesi europei privi di una formazione di destra radicale rappresentata in Parlamento ma le cose ora sono cambiate.

Le caratteristiche di Chega

Chega è stato fondato nel 2019 da Andre Ventura, noto telecronista di calcio ed ex-membro del Partito Socialdemocratico che, al contrario di quanto sembra suggerire il nome, è il principale esponente del centrodestra portoghese. Chega è una formazione politica di destra populista, e afferma di rappresentare “la voce del popolo”, di essere contro il conformismo manifestato dagli altri partiti e fa uso di una retorica del tipo “noi contro loro” per distinguersi dall’elitè politica. Il partito ha posizioni dure in materia di sicurezza e lotta al crimine, è in favore di una visione tradizionalista della società ed ha mostrato ostilità nei confronti della comunità Rom, composta da 50mila persone, residente da tempi immemori in Portogallo. Ventura, come ricordato da World Politics Review, ha accusato i Rom di essere “una minaccia alla salute pubblica” per il presunto ruolo giocato nella diffusione del Covid ed ha chiesto un piano di sorveglianza nazionale nei loro confronti. Nei confronti degli immigrati, invece, le posizioni critiche sono meno accentuate perchè in Portogallo il dibattito politico tende ad orientarsi su temi socioeconomici, come l’assistenza sanitaria e la disoccupazione, piuttosto che su tematiche culturali che hanno poca rilevanza agli occhi degli elettori. Chega è l’unico partito schierato in favore di una privatizzazione del sistema sanitario e di un taglio alle spese sociali ed in questo modo ha cercato di conquistare i voti di quegli elettori delusi che, tradizionalmente, si astengono.

Le ragioni della crescita

Marina Costa, ricercatrice all’Istituto di Scienze Sociali dell’Università di Lisbona, e sentita da Al Jazeera, ha dichiarato che le ragioni che possono spiegare la crescita fatta registrare da Chega sono essenzialmente tre. “L’acquisizione della rappresentanza parlamentare ha legittimato la retorica del leader di partito André Ventura”, i media hanno dato molta rilevanza al partito “per il sensazionalismo e l’attitudine aggressiva dimostrata nelle sue dichiarazioni” ed infine “Rui Rio, presidente del Partito Socialdemocratico, non ha escluso di fare affidamento su Chega per formare un governo di minoranza ed in questo modo l’elettorato di destra non è stato costretto a votare strategicamente, facendo aumentare gli elettori di Chega”.

Un partito destinato a non avere vita facile

Chega è stato il primo partito ultra-conservatore ad ottenere un seggio parlamentare dal 1974, l’anno che ha segnato la caduta del regime autoritario dell’Estado Novo. Il Portogallo e la Spagna sono state le uniche due nazioni dell’Europa occidentale ad essere governate da esecutivi non democratici anche dopo la  Seconda Guerra Mondiale e questi eventi hanno lasciato un segno nella mentalità collettiva. La dittatura portoghese, molto duratura, è stata retta da Antonio Oliveira Salazar nel periodo compreso tra il 1932 ed il 1968 ed in seguito da Marcelo Caetano. L’ideologia Salazarista era basata sul nazionalismo, sul colonialismo, sull’attuazione di politiche economiche protezioniste e soprattutto sulla presenza, pervasiva ed onnicomprensiva, della polizia di sicurezza pubblica che, ancora oggi, incute un terrore diffuso. La memoria storica della dittatura è vivida e costituisce un baluardo insuperabile nei confronti di Chega, accusato a più riprese di razzismo e di propagandare il fascismo.

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