Da presunta spia russa ad attrice di serie tv americane e designer di moda. È l’incredibile storia di Simona Mangiante, che a un certo punto della sua vita si era ritrovata al centro dell’attenzione mediatica internazionale e di un intrigo degno di un’appassionante spy story. Sposata con George Papadopoulos, ex consulente della Campagna di Donald Trump nel 2016, l’avvocato di Caserta, già collaboratrice di Gianni Pittella al Parlamento europeo, era finita, con suo marito, al centro dell’inchiesta riguardante la presunta intromissione di Mosca nelle elezioni che portarono all’elezione del candidato repubblicano. Con l’avvio dell’indagine di Robert Mueller, i media di tutto il mondo si scatenarono, arrivando a definirla una “spia russa” o un agente provocatore al servizio del Cremlino, anche se lei si è sempre definita innocente. I fatti le hanno dato ragione – anche perché non è mai stata accusata di nulla, formalmente – e, da allora, lo scenario è completamente cambiato: quell’indagine sulle interferenze russe si è definitivamente sgonfiata e ora il Procuratore speciale John Durham indaga – da ormai più di due anni – sulle origini del Russiagate e sul presunto complotto ordito ai danni di The Donald, in attesa che Joseph Mifsud, l’uomo chiave di tutta questa vicenda, si faccia vivo e racconti la sua verità. Per quanto riguarda Simona Mangiante e suo marito, George Papadopoulos, la loro vita ora prosegue tra gli Stati uniti e l’Italia, lontana da spie e 007, e più vicina ai set cinematografici. L’abbiamo raggiunta per capire cosa fa ora la “Mata Hari” del Russiagate, anche se lei dice di assomigliare più a Forrest Gump che a Geertruida Zelle.

Simona, è passato un po’ di tempo ormai da quando tu e tuo marito George Papadopoulos siete finiti al centro di una spy story internazionale che ha riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo. Che ricordi hai di quei momenti travagliati?

Guardo a quei momenti con un sorriso ma anche con un certo sconcerto. Sorriso perché rivedo l’ingenuità con la quale mi sono sentita catapultata in una situazione molto più grande di me. Amo sempre rievocare la figura di Forrest Gump nella quale in una certa misura mi identifico, con il senno poi. Spesso scherzo con i miei amici più stretti e la mia famiglia su questo. Frequentavo George e il professor Mifsud, il famoso professore che all’epoca non era conosciuto praticamente da nessuno negli Stati Uniti. Quindi sono diventata una figura centrale che è stata ricoperta negli Stati Uniti di un’aura di mistero al punto tale da essere dipinta come una spia russa, seppur made in Italy. Sono entrata in contatto con gli ambienti politici di alto livello in una investigazione gigantesca che si riferiva al presidente degli Stati Uniti d’America, finendo ovunque, dal Washington Post a Tucker Carlson. Non solo come testimone dell’indagine di Robert Mueller, con la quale io non avevo nulla a che fare, ma caratterizzata anche da quest’aura di mistero in cui il popolo americano vedeva in me una spia russa, tanto da ignorare il mio accento e la mia fisicità tutta italiana.

Per favore, spiegati meglio…

Mi sono ritrovata magicamente al centro di tutto senza c’entrare nulla, a parte frequentare mio marito George, che era consigliere della campagna di Trump, e perché incidentalmente avevo conosciuto Mifsud al Parlamento europeo. Ricordiamo che oltre a essere apparsa su tutti i giornali americani, sono stata anche testimone del Congresso e dell’Fbi. Ricordo quando sono stata intervistata e c’erano Nancy Pelosi, Adam Schiff, e tutti i dem più “agguerriti” nel condurre la bufala del Russiagate, una grossa macchinazione che non è mai esistita. Guardo con un certo sconcerto a quel periodo anche perché ho provato sulla mia pelle la portata delle falsità con la queste informazioni vengono veicolate al pubblico fino a farle sembrare vere. È difficile, a distanza di anni, persuadere certe persone sul fatto che io sia italiana e non russa.

Pensi che la vicenda Russiagate si sia conclusa o il Procuratore John Durham, che indaga sul presunto complotto ai danni di Trump, scoprirà qualcosa di nuovo dopo aver incriminato l’ex avvocato di Hillary Clinton?

Non penso che l’investigazione di Durham si sia conclusa, anzi. Ad oggi non solo non è terminata ma ha prodotto risultati significativi un po’ sottovaluti dalla stampa internazionale perché non si riferiscono a nomi altisonanti come quelli che ci saremmo aspettati, come James Comey (Fbi) e la stessa Hillary Clinton. Si fa però riferimento a una serie di persone affiliate alla campagna elettorale di Clinton. Ricordiamo infatti che tra gli imputati di Durham c’è l’avvocato Michael Sussman, il quale avrebbe mentito ai federali circa il fatto di non rappresentare alcun cliente quando ha fornito la sua testimonianza all’Fbi stessa (l’avvocato avrebbe mentito circa i rapporti con la sua illustre cliente Hillary Clinton all’agente federale James Baker mentre raccontava all’Fbi di presunte prove digitali che avrebbero collegato i computer della Trump Tower alla banca russa Alfa, ndr).

Cioè?

Ci sono affiliati alla Campagna di Clinton come Sussman ma anche Igor Danchenko, che hanno fornito false informazioni all’Fbi sui rapporti fra Trump e la Russia per costruire quest’ipotesi di collusione e indurre i federali a seguire quella pista investigativa. Ora l’investigazione di Durham si sta articolando in due direzioni: la prima è, appunto, quella che individua soggetti affiliati alla campagna di Clinton che si sono attivati per fornire false informazioni all’Fbi in modo tale da creare uno schema di collusione che non è esistito fra Trump e la Russia. La seconda, si dirige direttamente sugli agenti federali e analizza quei documenti che sono stati manipolati per aprire delle investigazioni che altrimenti sarebbero state illegittime. Ricordiamo la lunga serie di Fisa. Sono molto fiduciosa del fatto che Durham porti a termine il suo lavoro, che è meno seguito dall’investigazione di Mueller, che contava su un apparato mediatico incredibile, tanto da indurre il pubblico americano a pensare che l’allora presidente americano fosse stato eletto grazie a una collusione con la Russia. Durham non ha ancora quell’impatto mediatico ma avrà un impatto giuridico molto più rilevante di Mueller. I fatti che già stanno emergendo sono di una portata molto significativa. Molto preoccupante che figure legate alla campagna elettorale della Clinton si fossero attivate già all’epoca per macchinare e falsificare questa bufala.

Sei sempre convinta che il nostro Paese sia stato in qualche modo coinvolto in un possibile complotto contro Donald Trump?

Le mie convinzioni al riguardo sono basate sui fatti e non sulle ipotesi. Il fatto che il personaggio chiave del Russiagate, il professor Joseph Mifsud, sia sparito nel nulla e non se ne trovi traccia se non la sua ultima residenziale italiana, mi fa pensare che ci sia sicuramente un coinvolgimento dell’Italia, quantomeno nella copertura di questo personaggio che aveva legami forti e tangibili con l’apparato d’intelligente italiano e con i politici italiani. Non so quanto l’Italia volesse opporsi a una presidenza Trump o a partecipare a questo movimento globalista che voleva contrastare l’affermazione di movimenti nazionalisti e conservatori in tutto l’Occidente. C’è un dato di fatto che fa pensare però a questo, come dicevo: ad oggi Mifsud non appare in nessun registro, né come persona viva, né come persona deceduta, il che è impossibile alla luce delle nostre leggi.

In questi ultimi anni ti sei dedicata alle tue passioni, al cinema e alla moda. Sei stata anche protagonista di un documentario dedicato all’Ucraina decisamente attuale. Ce lo puoi raccontare?

Come si dice, da ogni crisi nascono delle nuove opportunità. Sono stata fortunatissima perché Igor Lopatonok mi ha offerto di debuttare come intervistatrice in questo documentario intitolato Ukraine: The Everlasting Present e che fa parte della trilogia di documentari sulla storia politica dell’Ucraina preceduta da Revealing Ukraine e Ukraine on fire, in cui l’intervistatore principale è Oliver Stone. Igor Lopatonok è peraltro il produttore del documentario su Snowden, è una mente acuta, con una sensibilità particolare. È stato un grandissimo onore per me partecipare a questo progetto. Ukraine: The Everlasting Present è stato trasmesso da Russia Today e tradotto in sette lingue. Documentario particolarmente attuale perché ripercorriamo la storia degli ultimi 30 anni dell’Ucraina, partendo dalla firma di indipendenza dello stato dall’Unione Sovietica. Lo facciamo intervistando i leader politici dell’Ucraina indipendente. Ho avuto così l’onore di intervistare l’ex presidente Viktor Juščenko, l’economista Suslov ma anche il deputato Andriy Derkach, sanzionato recentemente dagli Usa per aver esposto gli affari di Biden e di suo figlio Hunter nel Paese. Nel documentario ho intervistato anche Rudy Giuliani, che ha collaborato proprio con Derkach. Un documentario molto interessante di come l’Ucraina sia diventato uno stato cliente degli Stati Uniti, conteso per motivi di equilibrio geopolitico.

Hai avuto altre esperienze cinematografiche?

Sì. Non avrei immaginato ai tempi del mio lavoro all’Unione europea di avere un ruolo nella serie televisiva americana Paper Empire, nell’episodio numero sette, in cui interpreto un agente dell’Fbi con un cast eccezionale. Mi sono ritrovata a recitare con Denise Richards a Miami, che per me era un’assoluta icona negli anni ’90, molto popolare nei film americani, una donna inarrivabile e bellissima. Interpreto poi il ruolo della Dea Afrodite in un film di fantasia americano intitolato Karma 2 che sarà nelle sale cinematografiche a novembre; il ruolo di una executive director in una serie Netflix parodia di Tiger King, interpretata fra gli altri da Andy Dick, e sarò anche in una serie tv ispirata al Russiagate chiamata Papa, che uscirà dopo le elezioni di midterm. Ho avuto anche l’opportunità di recitare in Italia in un piccolo progetto ma che per me ha un significato importante, intitolato T’ho aspettato da una vita diretto da James La Motta in cui affrontiamo la piaga sociale della malattia mentale che colpisce moltissime giovani donne frustrate dall’incapacità di diventare madri. Un messaggio bellissimo quello che il cortometraggio trasmette, cioè che sono amate a prescindere e che quest’amore si può veicolare in vari modi.

Da presunta spia russa a designer di moda…

Sì, ho lanciato una mia linea di moda, una collezione di vestiti che si chiama Agape By Simona. Agape dal greco antico significa forma di amore universale. Ho sempre avuto una passione per la moda e per il design, sin da bambina disegnavo modelli e vestiti, mi è sempre piaciuto interpretare la moda in modo molto personale. Durante il covid ero annoiata dal far nulla, perché tutto era bloccato negli Stati Uniti per via del lockdown, cosìmi è venuta in mente quest’idea imprenditoriale e ho creato una collezione. Così ho inviato i miei disegni alla settimana della moda di New York, a questa società che selezione talenti emergenti che mi ha dato l’opportunità di far sfilare i miei modelli in passerella. Da lì è nata Agape By Simona, la mia interpretazione creativa della femminilità che ha avuto un riscontro positivo, tant’è che sono tornata in passerella a luglio, a Miami, dove ho presentato una collezione di copricostumi. Ora sto lavorando a una nuova collezione per il 2022. Produco negli Stati Uniti, a Los Angeles.

È vero però che negli ultimi tempi ti sei avvicinata alla politica? Negli Stati Uniti o in Italia?

Sì, è vero. Sono un’attivista politica nell’ambito del Partito repubblicano in America, relatrice a diverse conferenze, come l’American Priority Conference a Miami. Ho partecipato a diversi rally a Washington, l’ultimo in occasione dell’elezione di Amy Barrett alla Corte Suprema. Non sono ancora cittadina degli Stati Uniti, sono permanent resident, per cui non posso essere parte attiva come candidata alle elezioni; ipotesi che però non escludo in futuro, nel momento in cui avrò maturato la cittadinanza. Sono sicuramente interessata anche alla vita politica italiana, il mio Paese, e avrei l’ambizione di dare un contributo, ma il fatto che ora risieda negli Stati Uniti non ha aiutato una mia presenza attiva sul territorio italiano. Ideologicamente sono vicina alla Lega e a Fratelli d’Italia.

C’è un leader politico italiano che ti ispira fiducia e a cui ti senti più vicina?

Sì, il leader politico che m’ispira più fiducia è Giorgia Meloni, credo sia una grandissima leader. Prima ancora che apprezzarla come donna, stimo la sua grinta e la sua naturale inclinazione a essere leader. Ha tutte le carte in regola per diventare Primo ministro nel nostro Paese, a mio modo di vedere. Sta facendo rinascere il patriottismo italiano, e penso che l’Italia sia un Paese di cui dovremmo essere maggiormente fieri.

Che cosa fa ora tuo marito, George?

Ora fa il commentatore politico per Newsmax, una rete televisiva nazionale seconda solo a Fox News. È relatore a diverse conferenze del partito repubblicano ed è sempre impegnato in politica e in un’imminente candidatura. Attendiamo le elezioni di medio termine per maggiori dettagli.

Un tuo giudizio sull’amministrazione Biden? Chi vincerà le elezioni di midterm?

Biden è stato un flop completo per l’America. Non solo ha portato avanti delle politiche identitarie che hanno esasperato le divisioni all’interno del Paese, ma ha addirittura nominato persone in posti amministrativi importanti sulla base del genere e della razza, senza tener conto dei meriti. Sappiamo inoltre che ha adottato una politica di apertura delle frontiere che sta portando a un aumento dei crimini e del traffico di droga negli Stati Uniti, per non parlare del suo catastrofico ritiro delle truppe dall’Afghanistan, che non ha bisogno di commenti. Sta creando un’America a immagine socialista però importando gli aspetti più deteriori del socialismo nella società. Sta creando un mostro. La maggior parte degli americani infatti non si riconosce nella sua America, e sta creando i presupposti per una rimonta repubblicana alle elezioni di medio termine.