Il nome Nexta è balzato sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo il 23 maggio, quando un volo della Ryanair è stato costretto ad atterrare in territorio bielorusso nell’ambito di un’operazione hollywoodiana pianificata dalla presidenza Lukashenko per arrestare Roman Dmitriyevich Protasevich.

Protasevich, noto attivista antigovernativo ed ex co-gestore di Nexta, il 5 novembre dell’anno scorso era entrato ufficialmente nel mirino della giustizia bielorussa. Incriminato per incitamento all’odio sociale, organizzazione di rivolte di massa e azioni che violano l’ordine pubblico – capi d’imputazione condivisi con il socio e fondatore di Nexta, Stepan Putilo –, Protasevich era stato successivamente inserito nell’elenco dei ricercati per terrorismo dai servizi segreti bielorussi (KGB). A partire da quel momento, all’ombra delle sfilate internazionali di Svetlana Tikhanovskaya e dell’apparente ritorno alla normalità a Minsk, l’apparato di sicurezza bielorusso avrebbe cominciato a pedinare Protasevich con l’obiettivo di catturarlo e portarlo dinanzi ai tribunali patri.

Un’operazione spettacolare, quella del 23 maggio, consumata in spregio al diritto internazionale e con il probabile benestare del Cremlino, ergo da contestualizzare nel quadro dell’attuale guerra fredda 2.0 e, più nello specifico, nell’ambito dei preparativi dell’incontro Putin-Biden – una prova di forza concepita con il fine precipuo di giungere al tavolo negoziale da una posizione sopraelevata – e che dovrebbe suscitare delle domande: che cos’è Nexta? Rappresenta realmente un pericolo per la sicurezza nazionale della Bielorussia? E, soprattutto, chi si cela dietro al canale Telegram più politicamente influente degli anni recenti?

Alle origini del fenomeno Nexta

Nexta (let. “qualcuno”) è il termine con il quale si fa riferimento ad una realtà informativa basata su Telegram, dove è presente con tre canali (Nexta, Nexta Live e Luxta), fondata nel 2018 da Stepan Putilo, un attivista antigovernativo classe 1998. Putilo, figlio d’arte – il padre è un giornalista di Belsat, un canale televisivo polacco in lingua bielorussa – apre il canale Nexta poco dopo essersi trasferito in Polonia, dove risiede tutt’ora, dedicandosi inizialmente alla produzione di contenuti anticorruzione e satira contro Aleksandr Lukashenko.

Il canale cessa di essere una realtà simil-studentesca e di nicchia a soltanto un anno dall’istituzione, quando Putilo produce e diffonde un documentario capace di fare breccia nelle stanze dei bottoni del palazzo presidenziale di Minsk, “Lukashenka: Criminal Materials“. Caricato anche su YouTube, dove registra oltre tre milioni di visualizzazioni, il documento attrarrà l’attenzione e l’interesse di Roman Protasevich, un giornalista classe 1995 reduce da Euromaidan – ex membro dell’ufficio stampa del Battaglione Azov – e forte di un bagaglio di conoscenze e competenze acquisite lavorando per Radio Free Europe.

L’entrata di Protasevich nel progetto Nexta si rivela fondamentale al fine del suo salto di qualità, ovvero della trasformazione da uno dei tanti canali di sfogo antigovernativo ad il canale anti-Lukashenko per antonomasia. Gli iscritti aumentano con lo scorrere del tempo, di pari passo con la frequenza delle pubblicazioni, permettendo ai due giovani attivisti di condurre una campagna elettorale parallela per Svetlana Tikhanovskaya e di denunciare il clima di paura e repressione aleggiante nel Paese. Ma sarà soltanto nella tarda serata del 9 agosto, con la pubblicazione dei risultati delle presidenziali, che il duo riuscirà a dispiegare totalmente le potenzialità politiche del canale.

Roman Protasevich

La telegrammizzazione del malessere

Le strade della Bielorussia vengono invase dalla rabbia nell’immediato post-pubblicazione dei risultati elettorali – Lukashenko riconfermato con l’80% dei voti –, la cui genuinità viene contestata a gran voce dai partiti di opposizione, dall’Unione europea e da una parte dell’opinione pubblica. I capi dell’opposizione cominciano a fuggire all’estero, perché spaventati dalla concreta possibilità di un arresto arbitrario, ma Nexta non demorde e, nonostante i tentativi di eliminazione dalla rete, riesce a capitalizzare il malcontento, convertendosi nell’inusuale ed immateriale voce delle piazze in subbuglio. Piazze che Putilo e Protasevich supporteranno in una varietà di modi, sfruttando sapientemente il potere della messaggistica istantanea per spezzare la barriera della distanza.

Il canale Nexta sarebbe diventato, a partire dalla notte del 9 agosto, il nemico numero uno dell’ordine lukashenkiano. Un nemico intoccabile, perché gestito da persone residenti all’estero e protetto dal manto impermeabile di Telegram, quindi ritenuto ragionevolmente micidiale dall’apparato di sicurezza bielorusso. Il rischio di una EuroMinsk è concreto: il canale incita i dimostranti a proseguire le proteste, spiegando loro dove e quando riunirsi, quali punti attaccare e, soprattutto, diffondendo materiale su come affrontare un reparto antisommossa e su come portare avanti una guerra irregolare nei contesti urbani. Cosa più grave, gli hacker al servizio di Nexta trafugano e pubblicano i dati sensibili di personale impiegato presso il ministero degli Interni – nomi e indirizzi di mille persone vengono dati in pasto agli iscritti – e i gestori della pagina cominciano ad usufruire della possibilità della monetizzazione fornita dall’applicazione – fino a 6mila euro ad annuncio –, mettendo in allerta i servizi segreti sulle reali finalità dell’intero progetto (autofinanziamento in vista di una rivoluzione?).

Il fenomeno Nexta si ingigantisce con il passare dei giorni, ad una media di centomila nuove sottoscrizioni giornaliere, attraendo un pubblico di quasi due milioni di persone all’acme delle proteste. Ma l’appello alla mobilitazione funziona fino ad un certo punto, perché l’apparato di sicurezza bielorusso non si rivela vulnerabile quanto quello ucraino, e la crisi rientra entro fine agosto. A conti fatti, il sistema di potere esce rafforzato dal mese di insurrezione: Lukashenko è salvo, il rapporto con la Russia viene ripristinato, le piazze sono domate e l’opposizione è fuggita all’estero. L’epopea di Nexta, però, è ben lungi dal terminare.

Nexta oggi e domani

Putilo e Protasevich vengono incriminati il 5 novembre 2020, a tre mesi dallo scoppio delle proteste di agosto. Accusati dalla giustizia bielorussa di incitamento all’odio sociale, organizzazione di rivolte di massa e azioni che violano l’ordine pubblico, i due entreranno nel mirino dei servizi segreti pochi giorni più tardi, in quanto inseriti nell’elenco dei ricercati per terrorismo. Nexta, invece, era stato dichiarato fuorilegge il mese precedente, nella giornata del 20 ottobre, perché categorizzato come “estremista”.

La pressione persuade Protasevich a fare un passo indietro, fuoriuscendo da Nexta, ma senza che ciò comporti la morte del canale, che continua a pubblicare contenuti a cadenza regolare, aggiornando gli iscritti sull’evoluzione del malcontento in Bielorussia ed anche su quanto accade nella contigua Russia, dove nel frattempo esplodono il caso Navalny e alcune proteste antigovernative verso l’inizio del 2021.

L’attenzione di Nexta per gli accadimenti che scuotono Mosca non è casuale – Aleksei Navalny è il modello di riferimento di Putilo – e neanche innocua – non è da escludere che un eventuale riorientamento dei contenuti sediziosi da Minsk al Cremlino, in ragione del numero degli iscritti e del fattore linguistico, possa contribuire alla causa dell’opposizione extraparlamentare russa.

Vladimir Putin è avvisato: se non sarà il matrimonio fra Navalny e Nexta ad agitare le piazze della Federazione russa, allora sarà un altro canale Telegram. Perché Nexta ha determinato l’entrata delle guerre ibride e senza limiti in una nuova era, più micidiale delle precedenti perché ulteriormente immateriale,  intangibile e onnipervasiva, e gli artisti della destabilizzazione hanno preso appunti. Lukashenko si è salvato – e, del resto, la storia delle guerre coperte insegna che le dittature sono più golpe-resistenti dei regimi democratici o semi-democratici – ma altri capi di Stato potrebbero non essere così fortunati: la telegrammizzazione del malessere promette tanti miracoli (e cambi di regime).

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