Da metà novembre in Iran la popolazione è scesa in piazza per protestare contro la decisione del governo di alzare il prezzo della benzina e, più in generale, contro la situazione politica ed economica del Paese. Il regime ha reagito con il pugno duro contro le manifestazioni, ma a causa della censura e della chiusura momentanea di internet, non è possibile sapere con precisione quante persone fino ad oggi abbiano perso la vita. Secondo la ong Amnesty International, almeno 200 manifestanti sarebbero stati uccisi, ma il dato non è stato ancora confermato e dal governo non trapelano notizie in merito. Nonostante la repressione, le proteste non si sono ancora fermate e l’8 dicembre il presidente Hassan Rouhani ha lanciato il “budget della resistenza” per far fronte alla crisi economica iraniana e alle sanzioni americane, con l’obiettivo ultimo di placare la popolazione e mettere fine alle manifestazioni.
Cos’è il “budget della resistenza”
Secondo le prime informazioni rilasciate dal premier iraniano, il piano prevede lo stanziamento di 39 miliardi di dollari per aiutare il popolo a far fronte alla recessione economica e all’aumento dei prezzi dei beni importati nella Repubblica islamica. A causa delle sanzioni americane infatti il costo della vita è aumentato, mentre il rial (la moneta locale) ha continuato a perdere di valore fino ad arrivare a un’inflazione pari al 40%. Il settore maggiormente interessato dalle sanzioni però è stato quello petrolifero e non a caso il nuovo budget presentato da Rouhani dovrebbe servire a compensare il calo del 40% delle entrate petrolifere del Paese. Il piano di “resistenza e perseveranza contro le sanzioni”, però, ha anche uno sponsor di non poco conto: la Russia infatti si è impegnata a stanziare cinque miliardi di dollari per aiutare l’Iran a superare la crisi economica, segno del tentativo del presidente russo Vladimir Putin di voler approfittare dalle tensioni tra Trump e ayatollah per espandere la sua influenza in Medio Oriente. I rapporti tra Russia e Iran si sono intensificati negli ultimi anni grazie alla guerra in Siria, che vede i due Stati schierati a sostegno del presidente Bashar al Assad, e la Russia sta da tempo intrattenendo buoni rapporti con la componente sciita nella regione per poter portare avanti i propri interessi a discapito degli Stati Uniti. Proprio gli Usa e la decisione del presidente Trump di stracciare l’Accordo sul nucleare siglato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama hanno danneggiato l’economia iraniana, spingendo ancora di più il Paese nelle braccia della Russia.
Le critiche
Il “budget della resistenza” include anche un aumento del 15% dei salari pubblici, ma per deve prima essere approvato dal Parlamento: in caso di luce verde dovrebbe entrare in vigore a marzo del 2020. Le informazioni sul nuovo piano economico sono ancora poche, ma secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa locali il budget si basa su una vendita che va dai 500 mila a un milione di barili di petrolio al giorno. Le stime effettuate dal Governo però sembrano troppo ottimistiche. Gli analisti stimano infatti che a causa delle sanzionila vendita di greggio iraniano sia crollata a 400 mila barili al giorno, un dato preoccupante se si pensa che in precedenza si attestava intorno ai 2,5 miliardi. A gelare le proiezioni dell’Iran è anche il Fondo monetario internazionale, secondo cui il Paese dovrebbe vendere il petrolio a 196.4 dollari al barile per sostenere il bilancio previsto per il 2020-2021, ma secondo l’Fmi l’Iran è stato molto probabilmente costretto ad abbassare i prezzi per arginare le sanzioni americane.
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