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FALLO CON NOI

Dalla Corea del Nord, dove è in corso l’ottavo Congresso del Partito dei lavoratori, arrivano tre sorprese inaspettate. Prima di tutto il mea culpa di Kim Jong Un sul fallimento dei piani di sviluppo economico stabiliti cinque anni fa. Il presidentissimo nordcoreano ha dichiarato espressamente che gli obiettivi strategici prefissati “non sono raggiunti, in gran parte, in quasi tutte le aree”. Un’ammissione che lascia quasi perplessi, considerando che parole del genere sono uscite dalla bocca della massima autorità del Paese, da tutti considerato alla stregua di un semidio. Alto particolare: nessuno dei tre presidenti, in Corea del Nord, aveva mai ammesso il fallimento di un piano quinquennale.

Dopo di che abbiamo assistito all’elezione dello stesso Kim a segretario generale del partito. Una carica, questa, sostanzialmente formale (precedentemente appartenuta al nonno fondatore della nazione, Kim Il Sung, e al padre, Kim Jong Il) ma che, di fatto, rafforza l’autorità del presidente nordcoreano agli occhi del popolo, in vista delle sfide economiche che dovrà affrontare il Paese da qui ai prossimi mesi. La ciliegina sulla torta, terza sorpresa, è data dalla mancata “promozione” di Kim Yo Jong, sorella di Kim, tra i massimi quadri del partito. Erano in molti ad attendersi il suo definitivo inserimento nel Politburo, visto e considerando che Miss Kim, responsabile delle relazioni con la Corea del Sud, era già diventata membro supplente del potente organo politico nordcoreano. Ma così non è stato.

Il mistero di Kim Yo Jong

I riflettori si sono quindi improvvisamente spostati su Miss Kim. Alla luce di quanto deciso nel Congresso, c’è chi ha parlato di una vera e propria retrocessione della sorella di Kim Jong Un, di una sua uscita dai circoli del potere che contano. In effetti, il nome della misteriosa donna nordcoreana non è stato inserito nell’elenco che include i membri supplenti del Politburo. Detto altrimenti, il suo profilo non è stato riconfermato per il ruolo di membro a rotazione dell’organo. Impossibile spiegare con certezza il perché di una decisione simile. Di sicuro, da qui a parlare di una “discesa” politica di Kim Yo Jong, c’è un abisso. E questo per un motivo molto semplice: la sorella di Kim, da maggio a oggi, ha collezionato un’ascesa che, oltre il 38esimo parallelo, non ha eguali nella storia. Anzi: nelle settimane in cui Kim era sparito dai radar, in molti hanno ipotizzato che le redini della Corea del Nord fossero nelle sue mani.

Al di là delle mere speculazioni di sorta – dall’ipotesi secondo la quale Miss Kim non sarebbe mai stata l’ombra di Kim a quella di un presunto fallimento del suo modus operandi – bisogna sottolineare che, in Corea del Nord, le cariche istituzionali hanno un significato enorme. La simbologia, con cariche e titoli annessi, è infatti fondamentale per offrire una narrazione ai nordcoreani. Attenzione però, perché questo vale per tutti ma non per i membri della famiglia Kim, che possono già godere di una specie di sorta di aura salvifica soltanto per il fatto di appartenere alla famiglia fondatrice del Paese. In altre parole, il fatto che Kim Yo Jong non sia entrata nel Politburo non significa affatto che sia caduta in disgrazia.

Leadership e cambiamenti politici

Il fatto che Kim abbia parlato a lungo durante il Congresso – i media parlano di nove ore – e che abbia assunto una nuova carica, può invece indicare la volontà del leader di assumere una posizione ancor più centrale di quella fin lì ricoperta. In un momento particolarmente complesso – tra il peso delle immancabili sanzioni economiche, la riduzione del commercio con la Cina dovuta alla pandemia di Covid-19, i disastri naturali che hanno devastato i raccolti (fondamentale fonte di sostentamento del Paese) e il rebus derivante dalla nuova presidenza americana – Kim aveva probabilmente bisogno di consolidare ulteriormente la propria leadership. Dunque, i riflettori non potevano contemporaneamente illuminare il suo profilo e quello della sorella. Che pure continuerà a ricoprire un ruolo di tutto rispetto, seppur dalle retrovie (come d’altronde aveva sempre fatto prima della scorsa primavera).

Tra le teorie più probabili, utili a spiegare quanto accaduto al Congresso con Miss Kim, troviamo quella di Yang Moo Jin, professore presso l’Università degli studi nordcoreani di Seul. A detta del professor Yang, la Corea del Nord potrebbe gradualmente allontanarsi dalla “politica Songun” – che, ricordiamolo brevemente, consiste nel dare la priorità agli affari militari rispetto agli affari di stato – per convergere verso un “sistema socialista centrato sul partito“, in cui “il partito si fa carico dell’attuazione di tutti politiche”.

Kim potrebbe anche aver scelto di proteggere sua sorella dall’eccessiva attenzione dei media stranieri, così da consentirle di mantenere un basso profilo in vista di ruoli chiave da assumere in un futuro non troppo lontano. In ogni caso, ha aggiunto Yang, Miss Kim “continuerà a esercitare il potere sul partito come una sorta di ministro generale“. Non dimentichiamoci, infine, che Kim Yo Jong rimane ancora un membro del comitato generale e che potrà comunque essere nominata come membro supplmente (o del Politburo) non appena Kim deciderà di farlo.