Se il Mar Cinese Meridionale è attraversato da un ingente numero di navi da guerra, i cieli azzurri che si stagliano sopra quest’area marittima, sempre più al centro delle vicende geopolitiche globali, sono altrettanto affollati. Soltanto nell’ultimo mese, a maggio, gli Stati Uniti avrebbero effettuato ben 72 voli di ricognizione per mantenere – o dimostrare di mantenere – una presenza costante sopra le acque contese. Ad aprile erano stati registrati 65 voli, e il conseguente aumento, seppur lieve, non farebbe altro che indicare la crescente preoccupazione di Washington.

La vicenda è stata fotografata da un think tank con sede a Pechino, il South China Sea Strategic Situation. Probing Initiative, citato dal South China Morning Post, che non ha mancato di sottolineare come, appena un anno fa, le incursioni statunitensi nelle vicinanze delle coste cinesi fossero appena 35. Scendendo nel dettaglio, e considerando soltanto quanto avvenuto nel mese di maggio, 57 delle 72 sortite sarebbero state operate dalla US Navy, mentre l’US Air Force si sarebbe occupato delle restanti.

Appare insomma evidente come i voli di ricognizione degli Stati Uniti sul Mar Cinese Meridionale stiano diventando via via sempre più una consuetudine. La spiegazione più semplice e intuitiva a una simile tendenza potrebbe essere la seguente: poiché le capacità militari dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese sono in costante miglioramento, e la controparte americana preoccupata, Washington non avrebbe alcuna intenzione di farsi cogliere alla sprovvista di fronte alle possibili innovazioni belliche del Dragone.

Gli Usa nel Mar Cinese

A detta di alcuni analisti, in silenzio, ma facendosi tuttavia vedere, gli Stati Uniti si starebbero preparando a un ipotetico combattimento. È per questo, dunque, che Washington deve necessariamente incrementare la ricognizione nel Mar Cinese Meridionale contro l’esercito cinese. Gli esempi a dimostrazione dell’attività americana nella regione non mancano.

Quando, un mese fa, il cacciatorpediniere missilistico di classe Arleigh Burke USS Curtis Wilbur stava passando attraverso il caldissimo stretto di Taiwan, il collo marittimo che separa la Cina dalla provincia ribelle, i cieli del Mar Cinese Meridionale erano attraversati da aerei di ricognizione e pattugliamento antisommergibile Usa, oltre che da un aereo spia. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe fornito un supporto di intelligence alla nave da guerra, ha affermato lo stesso think tank cinese che monitora la situazione nell’area.

In generale possiamo affermare che gli Stati Uniti, da quando Joe Biden ha assunto la presidenza del Paese, hanno intensificato la loro attività di ricognizione vicino alla costa cinese. Secondo il Ministero della Difesa cinese, rispetto ai tempi di Donald Trump, ovvero un anno fa, queste operazioni sarebbero aumentate di oltre il 20% per le navi da guerra Usa e del 40% per gli aerei.

Perché il Mar Cinese Meridionale è un’area strategica

Appurata la crescente presenza americana nel Mar Cinese Meridionale, vale la pena chiedersi cosa spinga gli Stati Uniti a presidiare la regione. Al netto dell’aspetto bellico, del sostegno a Taiwan e agli alleati locali, ci sono almeno altre tre considerazioni da fare.

La prima: storicamente l’America è sempre stata una potenza marittima, e dunque il controllo dei mari è sempre stata una conditio sine qua non espandere la propria influenza nel mondo. Il fatto è che, in seguito all’ascesa della Cina, le acque asiatiche non possono più essere considerate in totale controllo di Washington. Le rivendicazioni, più o meno legittime, della Cina hanno così frantumato il precedente ordine creato dagli Usa.

La seconda: occupare una posizione strategica – strategica per quanto riguarda il controllo delle rotte commerciali e non solo – impedisce all’avversario di avere quella stessa posizione. In una logica del genere, fin tanto che gli Stati Uniti presiederanno il Mar Cinese Meridionale, la Cina non potrà avere via libera.

Terza considerazione: parlavamo del commercio. Dando un’occhiata a una qualsiasi cartina geografica notiamo come praticamente l’intero traffico marittimo che attraversa il suddetto mare sia costretto a transitare attraverso lo Stretto di Malacca e lo Stretto di Corea. Non solo: i fondali marittimi del Mar Cinese Meridionale offrono enormi e ricchissimi giacimenti di gas naturale e petrolio. Ecco perché controllare questa regione vale molto più di una semplice diatriba militare.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE