Con la fine del mandato in vista, i sondaggi a picco, la destra in agguato e le elezioni presidenziali a un anno di distanza, è comprensibile che Emmanuel Macron dia segni di nervosismo. E che, in particolare, gli slitti la frizione per il caso di Quentin Deranque, 23 anni, l’agitatore di destra picchiato a morte dai suoi omologhi di sinistra (tra i quali anche Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare di Raphaël Arnault, deputato di La France Insoumise) durante una serie di scontri di piazza a Lione. Per il “caso Deranque” Macron prima ha mandato a stendere Giorgia Meloni (che peraltro gli ha risposto per le rime), colpevole di aver espresso cordoglio per la morte del giovane attivista di destra, e poi, forse ancor più clamorosamente, ha aperto un vero caso diplomatico con gli Stati Uniti.
La distribuzione è nata dopo alcuni commenti dell’ambasciatore Usa Charles Kushner, che ha sostanzialmente detto che gli episodi di violenza “di sinistra” stavano diventando sempre più frequenti. Convocato al ministero degli Esteri per la reprimenda tipica di queste situazione, Kushner ha rifiutato di presentarsi (questo sì poco tipico) ed è per questo stato escluso dai contatti diretti con i membro del Governo francese, fino a quando non si presenterà al ministero per chiarire le proprie affermazioni. Kushner probabilmente paga il fatto di essere recidivo: già a fine agosto si era lasciato andare a dire che in Francia mancava una “azione sufficiente” contro l’antisemitismo e l’inevitabile convocazione aveva mandato un funzionario dell’ambasciata.
Ora volano gli stracci anche a più alto livello. Il ministro degli Esteri francese Barrot ha usato la mano pesante, accusando Kushner di “evidente incapacità di comprendere i requisiti fondamentali della missione di ambasciatore e l’onore di rappresentare il proprio Paese”. Il Dipartimento di Stato Usa non è stato da meno: “La sinistra radicale violenta è in aumento e il suo ruolo nella morte di Quentin Deranque dimostra la minaccia che rappresenta per la sicurezza pubblica. Continueremo a monitorare la situazione e ci aspettiamo di vedere gli autori della violenza consegnati alla giustizia”.
Trump e Macron non si amano, e va bene. Ma in questa faccenda c’è qualcosa di più. L’ambasciatore Charles Kushner è il padre di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, figlia del presidente Usa. Charles Kushner è dunque il consuocero di Trump. E suo figlio Jared, che pure non ha alcuna carica istituzionale, è l’inviato speciale che Trump usa per i contatti e le trattative più delicate, dalla Russia a Israele all’Iran. I francesi, insomma, stanno mettendo un dito nell’occhio del cerchio magico che ruota intorno alla Casa Bianca. E, sullo slancio, di metterlo anche nelle relazioni tra i Kushner (Jared soprattutto) e Israele, un rodassimo rapporto fatto di affari (con l’Affinity Partners, la società di Kushern junior) e valori comuni: Rae Kushner, madre di Charles e nonna di Jared, era un’era polacca che, ancora ragazzina, riuscì a sfuggire all’occupazione nazista della Polonia e, dopo incredibili avventure, raggiungere gli Stati Uniti. Jared Kushner, prima di studiare a Harvard, si è diplomato alla Frisch School, una yeshiva ortodossa moderna.
In tutto questo rischia di passare sotto traccia la figura di Charles Kushner, l’ambasciatore pietra del scandalo. Scandalo diplomatico, perché lui, Sua Eccellenza, è abituato a ben altri scandali. Battezzato Chanan, dal nome di uno zio morto in campo di concentramento durante l’Olocausto, Charles Kushner ha cominciato a metà degli anni Ottanta come amministratore del patrimonio di oltre 4 mila appartamenti messo insieme dal padre. Laurea in Legge, iscrizione all’albo e tutto bene fino a metà degli anni Duemila. Nel 2004 si becca una multa di quasi 600 mila dollari per aver versato contributi elettorali al candidato presidenziale democratico John Kerry a nome dei suoi soci, che si era però scordato di avvertire. L’anno dopo va anche peggio: viene indagato e poi condannato per 18 capi d’accusa tra cui i soliti contributi elettorali illegali, l’evasione fiscale e la circonvenzione di testimoni. Il testimone oggetto delle sue losche manovre è il cognato William, al quale spedisce una prostituta incaricata di sedurlo e poi registrare l’incontro, per far arrivare il nastro alla moglie dell’eventuale fedifrago, ovvero la sorella dello stesso Charles Kushner. Quelle finesse, monsieur l’Ambassador!
Il futuro “sua eccellenza l’ambasciatore” si becca due anni di prigione, viene radiato dall’ordine degli avvocati e deve aspettare il 2020 quando il suocero Donald Trump, presidente, gli concede un perdono totale e incondizionato, motivandolo con le iniziative di beneficenza da Kushner sostenute. Per nominarlo, cinque anni dopo, appunto ambasciatore in Francia. Con i risultati che vediamo.
