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Cecenia, terra di fondamentalismo religioso e di intolleranza. Secondo quanto denunciano alcune associazioni per i diritti umani e il quotidiano Novaya Gazeta, la Repubblica russa di Cecenia avrebbe lanciato una campagna anti-gay che ha portato all’arresto di decine di uomini sospettati di essere omosessuali.Secondo il quotidiano di opposizione, oltre 100 persone sarebbero state arrestate, tra le quali noti personaggi locali e figure religiose.Alvi Karimov, portavoce del presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha descritto il dossier come «bugie assolute e disinformazione» sostenendo altresì che in «Cecenia non esistono omosessuali». «Non si possono arrestare e perseguire persone che non esistono» – ha dichiarato all’agenzia di stampa Interfax.L’accusaUn portavoce del ministro degli Interni della repubblica ha affermato, rispetto al rapporto pubblicato, che si tratterebbe di un «pesce d’aprile», smentendo nel modo più assoluto il fatto. Ekaterina Sokirianskaia, direttore dell’International Crisis Group, ha dichiarato al Guardian di aver ricevuto informazioni preoccupanti negli ultimi giorni. «Ho sentito dire quello che sta accadendo a Grozny e al di fuori della città» – ha affermato. «E’ quasi impossibile ottenere informazioni dalle vittime e dalle loro famiglie, ma il numero di segnalazioni che sto ricevendo da persone diverse rende difficile non credere alle notizia delle detenzioni e a quello che starebbe accadendo».Durissima l’accusa di Svetlana Zakharova, dalla rete LGBT russa: «Sono state arrestate delle persone perché omosessuali – osserva – stiamo lavorando affinché possano lasciare i campi in cui sono imprigionati. I detenuti sono tenuti tutti in una stanza, anche in 30 o 40. Sono torturati con scosse elettriche e picchiati, a volte fino alla morte».Novaja Gazeta e Human Rights WatchPrima di dar credito alle tesi, plausibili, degli attivisti LGBT, va altresì ricordato che l’accusa viene mossa da Novaja Gazeta, bisettimanale indipendente di opposizione, il cui editore è l’oligarca acerrimo nemico di Putin, Dmitry Muratov. E’ inoltre il giornale su cui scriveva Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa nel suo palazzo il 7 ottobre 2006.A far sentire la propria voce c’è anche Human Rights Watch, l’associazione non governativa finanziata dalla Open Society Foundations dello speculatore George Soros, sostenitore e architetto delle «rivoluzioni colorate» – tra cui quella di Euromaidan in Ucraina del 2014 – in giro per il mondo. Lo stesso Soros ha recentemente dichiarato di essere «particolarmente preoccupato per la sorte della UE, che rischia di finire sotto l’influenza del presidente russo Vladimir Putin, il cui concetto di governo è inconciliabile con quello della società aperta». Considerando che Kadyrov gode dell’appoggio di Putin, non è un fattore secondario nell’esprimere qualsiasi tipo di valutazione, in attesa che le prove inconfutabili delle torture vengano mostrate e rese pubbliche.Regione a rischio jihadQuando si parla di Cecenia, bisogna tenere conto che vi sono 2.500 i islamisti che combattono con i gruppi jihadisti in Siria pronti a tornare alla base. La lotta indipendentista cecena è passata dall’essere laica e nazionalista a islamista e fanatica; una regione da cui provengono la gran parte di terroristi autori di terribili attentati in tutto il mondo. Come Tamerlan e Dzhokar Tsarnaev, i due fratelli ceceni che il 15 aprile 2013 piazzarono due bombe a Boston, durante la maratona, uccidendo tre persone e ferendone quasi 300. Qui, non a caso, i wahabiti dell’Arabia Saudita hanno finanziato la costruzione di moltissime moschee al fine di divulgare il loro verbo. Kadyrov non è un presidente modello, ma la Cecenia vive su un equilibrio delicatissimo. Qualsiasi scossone potrebbe rivelarsi molto pericoloso.