E se il vero “Russiagate” coinvolgesse Hillary Clinton? Ora che l’esito delle indagini del procuratore speciale Mueller ha stabilito che fra la campagna di Donald Trump e la Russia non c’è alcuna “collusione” riemergono le ombre sulle operazioni passate dei democratici. Su tutte, lo scandalo “Uranium One”.

Come rileva Breitbart, un certo numero di domande senza risposta riguardano il ruolo che assunse l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton nel consegnare il 20% delle forniture di uranio americano alla società di proprietà del governo russo. Ad oggi, nessuna seria indagine è stata avviata per fare luce su quella decisione controversa.

Torna alla ribalta il “Russiagate” di Hillary Clinton
Come riporta Forbes, del caso se n’è occupato di recente il senatore dell’Iowa Chuck Grassley, presidente della commissione giudiziaria del Senato, che ha chiesto informazioni al bureau rispetto a una perquisizione fatta dall’Fbi nella residenza di un informatore che sarebbe stato in possesso di informazioni importanti inerenti la Fondazione Clinton e l’operazione Uranium One.

“Il 19 novembre 2018 – scrive Grassley – l’Fbi ha fatto irruzione nella casa di un suo informatore, il signor Dennis Nathan Cain, che sarebbe in possesso di documenti relativi alla Fondazione Clinton e all’operazione Uranium One”. Il senatore chiede “su quali basi l’Fbi ha deciso di effettuare il suddetto raid il 19 novembre 2018” con la richiesta di “fornire una copia del mandato e di tutte le dichiarazioni sostitutive”. Inoltre, Grassley chiede informazioni a Christopher Wray, direttore del bureau, “rispetto al materiale sequestrato” e se questo “contiene informazioni riservate”. Domande che, ad oggi, non hanno ricevuto risposta o che non sono state rese pubbliche.

L’affare Uranium One

Come vi abbiamo raccontato su Gli Occhi della Guerra,  secondo i critici, quando era Segretario di Stato, Hillary Clinton usò la sua carica per aiutare la Russia ad acquisire il controllo di un quinto delle riserve americane di uranio in cambio di milioni di dollari versati alla Clinton Foundation, la fondazione di famiglia.

Come spiega Federico Punzi su Formiche, nel 2013, “il colosso statale russo per l’energia atomica, la Rosatom, acquisisce il controllo della compagnia canadese Uranium One e, tramite essa, di un quinto delle riserve minerarie di uranio negli Stati Uniti per un valore di decine di miliardi di dollari. Ovviamente, essendo l’uranio un bene strategico, con evidenti implicazioni per la sicurezza nazionale, l’acquisizione ha avuto bisogno del via libera di una commissione governativa”.

Mentre i russi presero gradualmente il controllo di Uranium One in tre transazioni distinte dal 2009 al 2013, secondo il New York Times  il presidente canadese della compagnia con sede a Toronto, Ian Telfer, fece quattro donazioni diverse alla Clinton Foundation attraverso la fondazione di famiglia, per un totale di 2,35 milioni di dollari. Nel 2010, spiega Punzi, “dopo che la Rosatom annunciò l’intenzione di acquisire la quota di maggioranza della Uranium One e poco prima che venisse concessa l’autorizzazione governativa, l’ex presidente Bill Clinton incassò mezzo milione di dollari dalla banca d’affari russa Renaissance Capital per un discorso pronunciato a Mosca”.

L’inchiesta di The Hill

A riaccendere i riflettori su un’indagine che sembrava essere finita su un binario morto fu l’inchiesta pubblicata da The Hill nell’ottobre 2017, secondo la quale prima che l’amministrazione Obama approvasse l’accordo nel 2010, l’Fbi entrò in possesso di alcune prove in merito ad alcuni episodi di corruzione, bustarelle, estorsioni e riciclaggio di denaro che vedevano coinvolti i funzionari russi.

Inoltre, secondo un testimone oculare, gli uomini della Rosatom in quel periodo avrebbero speso milioni di dollari negli Usa a beneficio di fondazioni come quella dell’ex presidente Clinton, proprio nel periodo in cui il Segretario di Stato era Hillary Clinton.

La verità su Uranium One, il Russiagate dei Clinton
Ciò che è acclarato è che la Clinton Foundation ha nascosto una donazione straniera di 2,35 milioni di dollari da parte del capo della società russa che aveva fatto affari con il Dipartimento di Stato.

Lo stesso New York Times ha confermato che Hillary Clinton ha violato il Memorandum of Understanding che lei stessa ha firmato con l’amministrazione Obama promettendo di rivelare tutte le donazioni straniere ricevute durante il suo mandato come Segretario di Stato.

Perché non tenne fede agli accordi presi? Cosa nascondeva? Inoltre, come conferma il New Yorker, Bill Clinton ha guadagnato 500.000 dollari per un discorso tenuto Mosca che fu pagato da “una banca d’investimento russa che aveva legami con il Cremlino” al momento dell’operazione Uranium One. Il dubbio rimane: perché non si è fatta luce su questa vicenda? D’altro canto Trump è stato messo sotto inchiesta per molto meno. Per non dire nulla.

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