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Sono circa 13mila i militari italiani impegnati in missione. Di questi, 7.250 militari sono impegnati in Italia nell’operazione Strade Sicure e in quella Mare Sicuro, altri 5.750 militari di esercito, marina, aeronautica e carabinieri sono impegnati all’estero nell’ambito di missioni sotto egida Onu, Ue e Nato o in operazioni di assistenza alle forze armate locali per la stabilizzazione delle aree di crisi.

In totale, nel 2019, sono 41 le missioni in 24 Paesi, tra i quali Afghanistan, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Iraq, Kosovo, Kuwait, Lettonia, Libia, Libano, Niger, Romania, Somalia, Turchia. A queste vanno aggiunte le missioni nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano indiano.

Il dettaglio dei finanziamenti

Il finanziamento, approvato dal Parlamento, per sostenere l’impegno dei nostri militari all’estero è pari a euro 1.428.554.211 di cui 1.426.481.331 per la proroga delle missioni internazionali e per gli interventi di cooperazione nell’anno 2019 e euro 2.072.880 riferiti alla nuova missione bilaterale di cooperazione in Tunisia. Per quanto riguarda la contabilizzazione in bilancio delle risorse, secondo quanto previsto dall’articolo 34 della legge n.196 del 2009 avverrà in funzione della scadenza prevista per il pagamento dell’obbligazione “per cui il predetto onere comporterà, per l’anno 2019, un fabbisogno finanziario per obbligazioni esigibili pari ad euro 1.020.554.211 e per l’anno 2020 un fabbisogno finanziario per obbligazioni esigibili per euro 408.000.000“.

Le disposizioni normativa per ottenere le risorse per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali fanno riferimento agli articoli tre e quattro della legge quadro missioni internazionali, allocate su un apposito fondo missioni presso il Mef (Ministero economia e finanze). Anche le anticipazioni di tesoreria di cui al comma 4 dell’art. 4 e le anticipazioni di cui al comma 4-bis sono disposte a valere sulla dotazione del fondo missioni presso il Mef.

Più in dettaglio per soddisfare i bisogni dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi, la cui consistenza massima annuale è pari 7.343 unità, con una riduzione rispetto al precedente periodo (7.967 unità) di 624 unità sono stati stanziati 1.130.481.331 di euro, di cui:

  • Ministero della difesa – forze armate: euro 1.100.835.456;
  • Ministero dell’interno – forze di polizia: euro 7.722.305;
  • Ministero dell’economia e delle finanze – Guardia di finanza: euro 6.923.570;
  • Presidenza del Consiglio dei ministri – Aise: euro 15.000.000;

Un problema di contabilizzazione

Come anticipato gli oneri per l’anno in corso richiedono un finanziamento di 1,020 miliardi di euro e per l’anno 2020 408 milioni, e qui cominciano i problemi. L’Istat è stata chiamata a riferire, in commissione parlamentare bilancio, in merito proprio a quei 408 milioni previsti dalla normativa sulle missioni all’estero che sono stati contabilizzati non per l’anno in corso ma per il 2020, generando un problema di “competenza economica”, ovvero quando effettivamente viene sostenuta la spesa a prescindere dal pagamento.

In particolare se queste spese, pari a 408 milioni, sono state contabilizzate nel 2020 solo perché il pagamento sarà effettuato nel 2020 ma la spesa è stata effettivamente sostenuta nel 2019, tale esborso sarebbe stato ricondotto al bilancio del 2019. In realtà non è avvenuto così e queste spese sono effettivamente sostenute nel 2020 perché si tratta di spese effettuate “per il ricondizionamento di uomini e mezzi” di missioni già in corso. Quindi tali spese andrebbero contabilizzate non nell’anno in corso ma in quello prossimo. L’Istat riferisce pertanto che tale modalità non va a creare un “buco” nella contabilità, in quanto è prassi affermatasi nel corso degli anni precedenti di effettuare tali spese, messe nel bilancio preventivo dell’anno precedente, nei primi mesi dell’anno successivo. Quindi se il principio valido per la contabilizzazione è quello di guardare a quando tali esborsi, pari a 408 milioni, vengono effettivamente effettuati, l’anno di riferimento sarà il 2020. Con questo principio non c’è alcuna differenza pratica nel bilancio complessivo, anche in considerazione del non cambio dell’entità di tali spese che sono rimaste sostanzialmente le stesse nel corso degli anni, ma sussiste un problema di attribuzione, che potremmo definire “temporale”, per la contabilità.

Questa traslazione di parte delle spese sembra infatti non avere un principio, un inizio, in un gioco di attribuzione del “buco” che va a ritroso nel tempo. Non si capisce però, perché, se si tratta di spese che effettivamente vengono elargite nel 2020, queste, che riguardano l’attività ordinaria, non vengano imputate al 2020, ed in questo l’Istat non ha saputo fornire una risposta esauriente: sebbene le missioni non seguano l’anno solare nella maggior parte dei casi, è ipotizzabile che il finanziamento venga elargito in sede di legge di bilancio in modo complessivo (cioè non solo per l’anno in corso), ma tale legge potrebbe comunque limitarsi all’anno solare riservando al successivo l’attribuzione delle spese effettivamente sostenute (non soltanto pagate). La soluzione, per l’Istat, sarebbe che le spese per le missioni internazionali dei nostri soldati dovrebbero essere considerate spesa corrente e non imputate al 2019.

Questo “buco”, che come detto si trascina per consuetudine da anni, resta, ed è stato corretto, per evitare il falso in bilancio, in sede parlamentare del governo giallorosso tramite una modifica alla legge 104, quella che istituisce il fondo per le missioni, in modo che si potrà contabilizzare a gennaio i 408 milioni e metterli in pagamento con la manovra 2021.

Una panoramica delle missioni

Fornire in dettaglio le spese e gli uomini e mezzi impiegati nelle 41 missioni richiederebbe una lunga trattazione a parte, ma possiamo dare un rapido sguardo a quelle principali per capire il livello di impegno dei nostri militari e del nostro Paese al mantenimento della sicurezza internazionale, che ha il suo fulcro, come si evince, nell’addestramento e formazioni delle forze di sicurezza dei Paesi esteri.

Di particolare rilievo per la sicurezza del sistema Paese e di quello che viene definito “Mediterraneo allargato” è la missione Ue antipirateria denominata Eunavofr Atalanta al largo della Somalia. È autorizzata la partecipazione massima di 407 unità di personale militare (presenza media 155 unità in funzione dell’impiego). È previsto inoltre l’impiego di due mezzi navali e due mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione è stimato in euro 26.835.950 (di cui euro 7 milioni per obbligazioni esigibili nel 2020).

L’Italia partecipa anche alla missione Eutm sempre in Somalia con 123 unità di personale militare. In questo caso sono impiegati anche 20 mezzi terrestri. Il fabbisogno finanziario della missione riferito al 2019 è pari a euro 12.285.743 (di cui 3 milioni per obbligazioni esigibili al 2020).

Il dispositivo aeronavale nazionale di sorveglianza e di sicurezza nel Mediterraneo centrale, (cosiddetta “Operazione Mare Sicuro”), comprensivo del supporto alla Guardia Costiera libica richiesto dal Consiglio presidenziale – Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Tripoli richiede la partecipazione di 754 unità di personale militare (consistenza media annuale pari a 650), con l’impiego di 6 mezzi navali di cui uno dedicato all’assistenza tecnica della Marina/Guardia Costiera libica e di 5 mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione per il 2019 è stimato in euro 85.191.012 (di cui 25 milioni per obbligazioni esigibili nell’anno 2020).

Per quanto riguarda la partecipazione di personale militare al potenziamento del dispositivo Nato Support to Turkey – Active Fence, a difesa dei confini sud-orientali dell’Alleanza, l’Italia partecipa con 130 unità di personale militare e 25 mezzi terrestri (inclusa batteria Samp/T), nella base militare “Gazi Kislaşi” di Kahramanmaraş, in territorio turco. Il fabbisogno finanziario della missione, è pari ad euro 12.756.907.

Sempre in seno alla Nato il contributo nazionale, inserito nell’ambito del Battlegroup a framework canadese del dispositivo dell’Alleanza in Lettonia (Enhanced Forward Presence), consta di 166 unità di personale militare e di 50 mezzi terrestri. Il fabbisogno finanziario della missione è stimato in euro 23.121.868, di cui euro 7.000.000 per obbligazioni esigibili nell’anno 2020.

Per quanto riguarda l’Air Policing per la sorveglianza dello spazio aereo europeo dell’Alleanza, partecipiamo alla missione con 130 unità di personale militare, e 12 mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario della missione è di euro 20.042.779, di cui euro 5.000.000 per obbligazioni esigibili nell’anno 2020.

Risulta interessante notare che, tra le spese, una grossa fetta è rappresentata anche da contributi per sostenere le forze di sicurezza e difesa afghane. Per tali esigenze, la quantificazione del fabbisogno finanziario per l’annualità 2019 è pari a 120 milioni euro: lo stesso fabbisogno finanziario era stato previsto per il 2018.