Più di 50 associazioni che hanno organizzato e aderito alla Women’s March svoltasi a Washington D.C e in molte città del mondo contro il presidente eletto Donald Trump, sono finanziate dalla Open Society Foundations di George Soros. A sostenerlo non è una testata conservatrice statunitense o qualche tesi “complottista”, bensì la giornalista Asra Q. Nomani sul New York Times, musulmana, femminista e nota attivista dei movimenti liberali nell’Islam. La saggista di origine indiana non crede affatto alla “spontaneità” della manifestazione: “Non è una marcia delle donne – osserva – è una marcia delle donne contro Trump. Essendo un’elettrice del presidente, ho passato notti insonni al fine di analizzare i finanziatori e i sostenitori di alcuni dei 403 partner della marcia. Davvero si tratta di una manifestazione apolitica?”.Focus sugli organizzatoriLa politica invece c’entra, eccome: “Roy Speckhardt, direttore esecutivo dell’American Humanist Association, uno dei partner della marcia, mi ha confermato che la sua organizzazione è ‘apolitica’ ma nutre molte preoccupazioni riguardo l’amministrazione Trump, incluso quella di un approccio misogino verso le donne. Nick Fish, presidente degli American Atheists, anch’essi coinvolti nella manifestazione, mi ha ribadito che si tratta di un evento ‘apolitico’. Dennis Wiley, pastore della Covenant Baptist United Church of Christ, ha insistito nel dirmi che la politica non c’entra nulla. Davvero è così? UnitedWomen.org ha caricato molti video con gli hashtag #ImWithHer, #DemsInPhily e #ThanksObama. Seguendo il flusso del denaro – scrive Asra Q. Nomani – mi sono documentata sul miliardario George Soros e l’attività filantropica della sua Open Society Foundations, dunque mi sono chiesta: quali sono i collegamenti tra uno dei maggiori finanziatori di Hillary Clinton e la marcia delle donne? Ho scoperto che sono moltissimi”.La regia di George Soros dietro la marciaLe ricerche della giornalista, già corrispondente del Wall Street Journal, del Washington Post e del Time, dimostrano la regia occulta dello speculatore dietro la Women’s March: “Attraverso le mie indagini, che ho pubblicato in un file su GoogleDocs, ho scoperto che Soros ha finanziato, o ha sostenuto in passato, almeno 56 associazioni partner della marcia, incluse quelle principali come Planned Parenthood, che si oppone alle politiche anti-abortiste di Trump, e il National Resource Defense Council, che si occupa invece di ambiente. Altri collegamenti tra Soros e le organizzazioni che hanno aderito all’iniziativa, includono associazioni politiche come MoveOn.org e il National Action Network . Altri beneficiari di Soros presenti alla manifestazione sono: American Civil Liberties Union, Center for Constitutional Rights, Amnesty International e Human Rights Watch. Le organizzazioni finora citate non sono intervenute per smentire il fatto”.E non è finita: “Un altro beneficiario del magnate e partner della manifestazione è l’Arab-American Association di New York, il cui direttore esecutivo, Linda Sarsour, è una delle promotrici della marcia. Inoltre, almeno 33 delle 100 Women of color che inizialmente hanno protestato contro l’elezione di Trump, hanno lavorato per organizzazioni sponsorizzate da Soros”.L’Open Society smentisce, ma la realtà è un’altraUn portavoce della Open Society Foundations, in un comunicato citato da Asra Q. Nomani, smentisce i rapporti con le associazioni organizzatrici della marcia delle donne e nega il coinvolgimento diretto dell’organizzazione filantropica, supportando altresì “il diritto di protestare pacificamente contro il governo”. Tuttavia, la conclusione a cui giunge Nomani, è ben diversa: “Così come molte proteste post-elezioni non erano spontanee, anche la Women’s March fa parte di quella strategia che ha distrutto e diviso l’America, dai campus alle università. Che sia di destra o di sinistra ciò è sbagliato”.L’Open Society Foundations di George Soros è stata accusata anche di aver fomentato e sponsorizzato le associazioni – come MoveOn.org – scese nelle strade a protestare contro il presidente eletto. Lo stesso speculatore, recentemente, era tornato ad attaccare a viso aperto Donald Trump durante il World Economic Forum: “Un impostore, un imbroglione e un potenziale dittatore. Il Congresso Usa deve fare fronte comune e l’Europa reagire” – aveva dichiarato. Ed è solo l’ultima delle prese di posizione critiche espresse dal magnate nei confronti del presidente repubblicano. Tra George Soros e Donald Trump è guerra aperta.