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Il colpo di Stato in Zimbabwe per opera dei militari è ancora in divenire. La situazione, come in ogni colpo di mano che si rispetti, è molto complessa e non si facile né di pronta risoluzione, come già spiegato da Mauro Indelicato sul nostro sito. Attendendo gli ultimi sviluppi, non è un mistero che difficilmente uno Stato subisce un golpe senza che i partner internazionali non ne siano a conoscenza. Tanto più se questo Stato è debole e retto da un governo che è scivolato (o sta svicolando) nell’orbita di una superpotenza mondiale. In Africa, i Paesi dove le ex potenze coloniali non hanno più forza politica in grado di orientare le scelte di un governo, si assiste da anni all’ascesa della potenza della Cina. E anche in Zimbabwe i legami con Pechino non sono minimi. Proprio per questo, non va sottovalutato il fatto che la scorsa settimana il generale dell’esercito dello Zimbabwe, Costantine Guyeva Chiwenga, abbia incontrato il ministro della Difesa cinese, Chang Wanquan, a Pechino. Secondo il governo cinese, che ha dovuto immediatamente minimizzare il viaggio del generale protagonista del golpe, la visita di Chiwenga era da ascrivere a un “normale scambio militare” tra Cina e Zimbabwe. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha perciò negato, subito, la possibilità che il generale abbia informato Pechino della volontà di rovesciare Mugabe e prendere il potere. “Come Paese che è amico dello Zimbabwe, prestiamo molta attenzione agli sviluppi della situazione”, ha dichiarato il portavoce degli Esteri di Pechino, Geng.

Cina e Zimbabwe hanno stretto relazioni diplomatiche, economiche e militari già dagli anni Settanta del secolo scorso. E questi legami sono diventati, nel corso degli ultimi anni, sempre più forti, anche grazie all’ascesa della potenza economica cinese in Africa. Nonostante l’assedio internazionale nei confronti del controverso leader del Paese africano, Pechino è stata dalla parte del governo di Mugabe nel momento in cui la comunità internazionale, in particolare degli Stati dell’Occidente, ha proposto l’inasprimento delle sanzioni economiche. Un atteggiamento tipico della Cina che ha sempre cercato di proporsi come potenza contraria alle sanzioni economiche, ritenendole dannose per gli Stati e per il mercato piuttosto che utili per piegare i governi avversari – vedasi con la Corea del Nord, nonostante l’applicazione delle sanzioni Onu. Soltanto ad agosto di quest’anno, a conferma dei legami economici fra Cina e Zimbabwe, il governo di Mugabe aveva annunciato il programma di due miliardi di dollari di un’azienda cinese per riavviare i lavori della Zimbabwe Iron and Steel Company (Zisco), che dal 2008 ha dovuto interrompere la maggior parte dell’attività a causa del crollo dell’economia dello Stato cui appartiene. L’investimento cinese avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno non indifferente per un Paese non più sull’orlo del baratro ma già sprofondato, e per la Cina sarebbe stato il simbolo di un rapporto sempre più stretto con l’Africa, continente che vede sempre più presenta il gigante asiatico in tutti i settori economici, in particolare in quello estrattivo e delle infrastrutture.

La visita del generale Chiwenga a Pechino, soltanto una settimana prima del golpe, è stata definita dal governo cinese una visita che era già in agenda da tempo e in cui i funzionari cinesi non sarebbero stati avvertiti del possibile colpo di Stato dei militari contro il governo di Mugabe. Ma sembra difficile credere che un Paese africano legato a doppio filo con la Cina non abbia informato uno dei maggiori partner internazionali di quello che stava avvenendo. Appurata la difficoltà di credere alla versione cinese, le alternative sono due, non del tutto confliggenti. La prima è che Chiwenga abbia voluto informare Pechino di quanto stava per avvenire chiedendo eventualmente il placet a un governo potente e che aveva intessuto con l’esecutivo di Mugabe rapporti d’interesse. La seconda possibilità è che l’esercito dello Zimbabwe abbia dovuto offrire garanzie alla Cina sul futuro delle relazioni diplomatiche, militari ed economiche. Infine, è possibile anche che i militari dello Zimbabwe abbiano chiesto informazioni su Mugabe e abbiano avuto colloqui con Pechino anche sul futuro del presidente, dal momento che il leader africano ha degli interessi ad Hong Kong e la sua famiglia è stata spesso in Cina. Resta il fatto che un colpo di Stato, specialmente in Africa, difficilmente può essere fatto senza l’avallo della potenza mondiale che ne controlla la sopravvivenza economica.

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