È di nuovo tensione in Kosovo dopo quanto accaduto nella giornata di lunedì nella città di Mitrovica, appartenente al territorio della piccola Repubblica nata nel 2008 dopo una dichiarazione unilaterale, ma dove nella sua parte settentrionale vive la più importante comunità serba presente nel paese, tanto da essere punto di riferimento per Belgrado per tutti i serbi residenti in Kosovo. Soprattutto dall’indipendenza, Mitrovica si è spesso trovata al centro delle tensioni tra albanesi e serbi e lunedì è arrivato uno degli episodi in tal senso più significativi degli ultimi mesi: durante una conferenza organizzata nella zona serba della città, la Polizia ha fatto irruzione usando gas lacrimogeni e granate stordenti ed ha arrestato Marko Djuric, il responsabile del governo di Belgrado per ciò che concerne la situazione in Kosovo. Non dunque un esponente di un singolo gruppo, bensì un rappresentante dell’esecutivo, ecco il motivo per il quale subito dopo l’episodio di Mitrovica sono nuovamente esplose tensioni in tutto il paese.

Il blitz di Mitrovica e l’arresto di Djuric

Secondo quanto riferisce AgenziaNova, il convegno organizzato dai serbi di Mitrovica era regolarmente autorizzato ma prevedeva per l’appunto la presenza di Marko Djuric, persona non gradita dal governo di Pristina e per la quale infatti non era stato dato il via libera per il suo ingresso in territorio kosovaro; per impedire l’arrivo del rappresentante del governo serbo a Mitrovica, proprio lunedì sarebbero stati schierati almeno quaranta agenti di Polizia alla frontiera con la Serbia, pur tuttavia Djuric già in mattinata è stato rintracciato nella zona nord della città kosovara. Durante l’incontro con la comunità serba, si è avuto il blitz che ha scatenato nuove tensioni e violenze: le immagini dell’irruzione dei poliziotti e dell’arresto di Djuric sono state trasmesse anche dalla tv serba, mentre poco dopo la diffusione della notizia del fermo diversi gruppi serbi hanno iniziato a creare barricate ed a scendere in piazza sia a Mitrovica che dall’altra parte del confine serbo.

Marko Djuric è stato portato prima a Pristina, in nottata invece si è avuta notizia del suo rilascio avvenuto presso una città di confine tra i due paesi; adesso il rappresentante del governo serbo si troverebbe nuovamente nel suo ufficio di Belgrado, mentre non si sa al momento nulla dell’altra importante personalità del governo serbo presente con lui a Mitrovica, ossia il segretario del presidente Vucic, Nikola Selakovic.

Scontri in piazza e tensioni politiche dopo i fatti di Mitrovica

Il primo ed immediato effetto di quanto accaduto nell’enclave a maggioranza serba nel nord del Kosovo, ha natura politica: la Lista Serba infatti, ossia il partito che rappresenta i serbi nel paese, potrebbe lasciare il governo guidato da Ramush Haradinaj, aprendo di fatto una crisi interna alla maggioranza e lasciando senza rappresentanza della minoranza serba l’esecutivo di Pristina. Ad annunciare questa intenzione a seguito dei fatti di Mitrovica, è stato il leader della Lista Serba, ossia Goran Rakic: “L’atteggiamento tenuto dalla Polizia è stato brutale – ha dichiarato il numero uno dei serbi in Kosovo – Non possiamo rimanere in un governo che ha voluto mostrare l’uso della forza”.

Ma, come detto in precedenza, le tensioni sono state anche in piazza: a Mitrovica, così come in altre località del nord del Kosovo ed anche nelle comunità serbe vicine al confine, molta gente è scesa in piazza e non sono mancati scontri; diversi gruppi serbi hanno voluto protestare contro il blitz che ha portato all’arresto di Djuric, con slogan rivolti verso l’Ue e l’Onu, colpevoli secondo molti manifestanti di aver taciuto di fronte a un’irruzione giudicata violenta ed anti democratica. Da parte albanese, alcuni gruppi sono scesi in piazza per il motivo opposto e cioè lanciare un plauso alle forze dell’ordine ed accusare i serbi di aver violato la sovranità kosovara per aver invitato Djuric a Mitrovica.

A livello prettamente diplomatico, è calato il gelo tra Belgrado e Pristina; la situazione viene seguita con attenzione in diverse cancellerie occidentali, a partire da Bruxelles: dopo il generico invito giunto lunedì sera ai rispettivi governi, volto a lavorare per riportare la calma nella regione, in questo martedì è atterrata a Belgrado l’alto rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini, la quale ha deciso di effettuare uno scalo nella capitale serba prima di volare a  Tashkent per la conferenza sull’Afghanistan; Mogherini, si legge su AskaNews, ha tenuto un colloquio con i massimi rappresentanti del governo serbo per spingere verso il superamento della crisi. Da Mosca invece, secondo quanto affermato in un articolo del quotidiano serbo Vecernje Novosti, il presidente Putin avrebbe chiamato l’omologo serbo Vidic proprio per discutere dei fatti di Mitrovica.

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