Il Novichok, la micidiale sostanza chimica di fabbricazione sovietica utilizzata per avvelenare l’ex spia russa Sergej Skripal, è stata prodotta anche in alcuni Paesi Nato negli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino. Lo rivela un’inchiesta giornalistica tedesca condotta congiuntamente dal settimanale Die Zeit e dal quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung.

Secondo le rivelazioni, il Novichok arrivò in Germania agli inizi degli anni ’90 grazie ad un’operazione segreta del Bnd, il Servizio d’Intelligence tedesco.

Uno degli scienziati russi che aveva partecipato alla creazione della formula, la cedette insieme ad alcuni campioni del veleno agli 007 di Berlino in cambio di una fuga in Occidente e di una protezione per lui e la sua famiglia.

Erano gli anni dell’implosione dell’Unione Sovietica, ma anche quelli in cui sembrava che la Guerra fredda fosse realmente finita; proprio per questo la Germania era stata tra i paesi più attivi nella messa a bando delle armi chimiche tanto da imporre agli americani di portare fuori dal Paese quelle in dotazione alla Nato. Per questo motivo il campione di Novichock non fu testato in Germania ma in Svezia.

L’operazione fu autorizzata direttamente dall’allora Cancelliere Helmut Kohl il quale decise poi di condividere le informazioni prese con i governi di Usa e Gran Bretagna.

Successivamente 5 paesi Nato iniziarono a produrre, seppure in piccola quantità, il Novichok, ufficiosamente per testare gli strumenti di difesa al veleno in caso di attacco.

Novichok e smoking gun

La rivelazione è importante perché potrebbe rimettere in discussione la ricostruzione fatta dalla Gran Bretagna sul tentato avvelenamento di Sergej Skripal, l’ex spia russa passata agli inglesi e già graziata dal Cremlino anni fa; ricostruzione secondo cui, l’uso del Novichock sarebbe la “pistola fumante” del coinvolgimento di Mosca nell’avvelenamento (su questo strano attentato e sulle anomalie che esso presenta, abbiamo già scritto qui).  

Il caso Skripal ha portato ad una crisi diplomatica gravissima tra Londra e Mosca dopo che il Primo Ministro britannico Theresa May, ha dichiarato “altamente probabile” che ci fosse proprio il Cremlino dietro il tentativo di omicidio; cosa che ha aperto la strada all’accusa di Terrorismo di Stato contro Mosca e ad una crisi diplomatica senza precedenti tra Occidente e Russia.

L’accusa si è basata proprio sul fatto che il Novichok era “un agente nervino di tipo militare prodotto in Russia”, come ha ricordato l’agguerrito ministro degli Esteri britannico Boris Johnson. Accusa peraltro smentita dagli stessi scienziati inglesi che hanno specificato di non poter accertare l’origine di provenienza del veleno usato costringendo il Ministro ad un clamoroso dietrofront.

Ora la notizia che il Novichock è stato prodotto anche in alcuni paesi della Nato (oltre che in altri dell’allora Patto di Varsavia e oggi membri di Nato e Ue, come la Repubblica Ceca) e che potrebbe essere in possesso dei loro Servizi d’Intelligence, rende più intricata la spy story.

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Articolo di Giampaolo Rossi