Nella giornata del 12 ottobre i ministri degli esteri dei Paesi membri dell’Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per discutere il dossier Bielorussia e il caso Navalny, più nello specifico la soluzione da adottare nei confronti del Cremlino dopo che sull’avvelenamento si è espressa anche l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Il vertice si è concluso con il raggiungimento di una decisione unanime: introduzione di sanzioni.

L’annuncio

La decisione politica che è stata approvata dai ministri degli esteri dei 27 ha l’obiettivo di “introdurre restrizioni contro i responsabili dell’avvelenamento di Navalny”; in altri termini, si tratterà di sanzioni mirate e circoscritte ad una lista precisa di entità e/o individui. Alla luce della difficoltà di risalire ai perpetratori del presunto avvelenamento, intesi sia come mandanti che come esecutori, il vertice si è concluso con l’adozione della decisione politica e con la promessa di iniziare al più presto uno studio per capire chi e cosa sanzionare.

Secondo fonti diplomatiche citate da TASS, l’agenzia di stampa russa, “l’Unione Europea ha carenza di sospetti contro i quali imporre sanzioni” e, perciò, sarebbe al vaglio della diplomazia comunitaria “la creazione di un meccanismo separato che imporrà sanzioni contro alcuni ufficiali russi alla ricerca di un’indagine trasparente sull’accaduto”.

In breve, la rappresaglia di Bruxelles potrebbe colpire degli individui e/o delle organizzazioni che non hanno alcun legame con il presunto avvelenamento, ma la cui messa sotto pressione potrebbe e/o dovrebbe spingere il Cremlino ad adottare un atteggiamento collaborativo sulla questione. Si tratta di un indizio molto importante, per un motivo: non può sussistere una tale aspettativa se l’intenzione è quella di sanzionare ufficiali di basso rango.

I nomi sulla lista

I primi nomi da inserire nell’elenco dei sanzionabili sono stati presentati da Germania e Francia, le quali hanno presentato delle prove a supporto della scelta, ovvero a sostegno dell’ipotesi che possano aver giocato un ruolo nella vicenda. Secondo quanto appreso da Le Monde, la lista presentata dall’asse Berlino-Parigi sarebbe composta da nove nomi, tutti appartenenti alla presidenza Putin e/o comunque all’apparato di sicurezza. Un’indiscrezione simile è stata rilanciata dall’AGI, e poi ripresa da La Stampa, secondo cui l’elenco al vaglio dei tecnici sarebbe composto da otto nomi: sei persone e due organizzazioni.

Sull’identità degli individui e/o delle organizzazioni nel mirino di Bruxelles vige il massimo riserbo, ma fonti russe raggiunte da InsideOver sembrano avere la certezza che le sanzioni “riguarderanno funzionari presumibilmente coinvolti nello sviluppo del Novichok e persone che si ritiene abbiano violato la decisione 1544/2018 del Consiglio dell’Unione Europea e/o abbiano fatto disinformazione e ostacolato le indagini”.

Le sanzioni, prosegue la nostra fonte, “non dovrebbero condizionare le relazioni economiche e il clima degli investimenti”, poiché dovrebbero essere limitate al congelamento dei visti e ai divieti d’ingresso, ragion per cui al Cremlino domina un certo ottimismo. Questo sentimento positivo, ci viene fatto notare, è anche legato ad un fatto: la proposta di affossare il Nord Stream 2 sarebbe naufragata definitivamente, rigettata in sede di Consiglio; le sanzioni, quindi, avranno uno scopo più simbolico, davanti agli occhi di Washington, che pratico.

Il caso, un riepilogo

Navalny si è sentito male la mattina del 20 agosto a bordo di un volo che lo avrebbe portato da Tomsk a Mosca, costringendo l’aereo ad un atterraggio di emergenza poco dopo il decollo. La situazione è parsa grave sin dai primi istanti, perché l’attivista anti-corruzione era stato ricoverato in stato comatoso, ma è stata al tempo stesso caratterizzata da un alone di mistero, perché l’ospedale di Omsk non aveva trovato tracce di avvelenamento nel sangue.

Una volta che le condizioni di Navalnyj si sono stabilizzate, la famiglia ne ha richiesto ed ottenuto il trasferimento all’estero, più precisamente in Germania, dove si trova tutt’oggi ricoverato. Dagli accertamenti effettuati dal personale medico tedesco nel corso della degenza sarebbero emerse prove di un avvelenamento da Novichok, un agente nervino di produzione sovietica che, tuttavia, negli anni è stato prodotto anche in diversi Paesi occidentali.

Da quando, a inizio settembre, i medici tedeschi hanno dato per certo l’avvelenamento da Novichok – e dal 6 ottobre le loro conclusioni sono supportate e rafforzate dall’Opac – tra l’Ue e la Russia è scoppiata una nuova crisi diplomatica, che gli Stati Uniti e la Polonia hanno sfruttato per mettere sotto pressione la Germania, chiedendo come ritorsione punitiva e simbolica l’annullamento del gasdotto della discordia, il Nord Stream 2.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME